Oggi primo luglio, con il Green Pass che fa il suo debutto ufficiale in tutte le nazioni europee, riparte ufficialmente il turismo in tutta la Ue. Il tanto agognato documento di viaggio, pensato per facilitare gli spostamenti in sicurezza dopo la pandemia da coronavirus, fa il suo debutto ufficiale in tutta Europa. Non tutti gli Stati, però, lo hanno adottato in maniera omogenea. Scopriamo le differenze tra i vari Paesi, per farsi trovare pronti quando si organizza un viaggio.

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​A chi viene rilasciato il Green Pass

Prima di scoprire le varie normative che regolano l’ingresso nei Paesi europei con il Green Pass è bene conoscere quali sono le regole per il rilascio della carta verde del turismo. Esistono tre diverse condizioni per ottenere il lasciapassare: essersi vaccinati contro il Covid-19 con le due dosi; essere guariti dal Covid-19; aver effettuato un tampone molecolare, con esito negativo, da meno di 48 ore. Ci sono alcuni Paesi europei – e l’Italia al momento è tra questi – che rilasciano il Green Pass anche a chi ha effettuato soltanto una dose di vaccino. In questo caso gli altri Paesi saranno liberi di non riconoscerne la validità e di richiedere un test molecolare prima dell’ingresso alla frontiera. Lo Stato che accetta di rilasciare il Green Pass dopo la prima dose di vaccino, però, dovrà accettare la validità della prima dose anche per chi farà ingresso nei suoi confini.

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​Le regole diverse delle nazioni europee

Come spesso accade quando si parla di regole a livello europeo, ogni Stato, recepita la regola generale, mette alcuni “paletti” a livello nazionale che possono alterare anche in maniera significativa quanto stabilito da Bruxelles.
In quasi tutti i Paesi della UE – ma non in Italia come abbiamo visto – la vaccinazione contro il Covid è considerata completa dopo 14 giorni dalla somministrazione della seconda dose di vaccino (o dall’unica dose se si tratta dei sieri monodose come quello di Johnson &Johnson). In Francia, ad esempio, il tempo che deve trascorrere tra la seconda dose e il rilascio del Green Pass raddoppia: non 14 ma 28 giorni.

Altre nazioni, però, seguono l’esempio italiano e rilasciano (e quindi accettano i turisti sul proprio suolo) la certificazione dopo la prima dose. È il caso, ad esempio, della Croazia che apre le frontiere ai turisti vaccinati con Pfizer o Moderna tra i 22 e 42 giorni precedenti (che diventano 22 e 84 giorni per chi è stato protetto con il siero di AstraZeneca). Stessa politica per Austria e Repubblica Ceca, anche se in questo caso non devono passare più di tre mesi dalla prima somministrazione.


Certificati di guarigione e tamponi

Regole diverse, tra nazioni europee, non solo per chi è vaccinato ma anche per chi è guarito dal Covid o vuole viaggiare dopo aver fatto un tampone. La regola generale, per chi ha superato la malattia, è che si può ottenere il Green Pass se sono trascorsi meno di 180 giorni da quando si è risultati positivi per la prima volta al Covid. In Grecia, però, la validità della certificazione è di nove mesi a partire dal 20esimo giorno successivo al primo risultato positivo; in Spagna da 11 a 180 giorni dalla prima positività. E i tamponi? Anche in questo caso ci sono le eccezioni: vale sia molecolare che antigenico effettuato entro le 48 ore dall’arrivo. Ma l’Olanda accetta solo test molecolari.
L’Unione Europea, per permettere ai suoi cittadini di districarsi tra tutte le regole diverse fatte dagli stati membri, ha messo a punto un sito, Re-Open EU, sul quale è possibile trovare le regole che ogni Paese adotta in ambito turistico per gli ingressi dei viaggiatori stranieri. Basta cliccare sulla nazione scelta per avere a disposizione un elenco con le diverse prescrizioni. Sul sito appare anche una mappa aggiornata con i fattori di rischio legati alla diffusione del Covid in ogni stato europeo.