I vecchi del paese, sigaro, pazienza e bastone, scuotono la testa e scrutano lontano, ma non vedono il mare. ‘Fuggito in barca? Macché. Meglio la selva o un’altra tana tra le case’. Altri stirano la faccia e, nel muro di silenzio lasciano in sospeso l’ipotesi di un viaggio in barca verso un rifugio sicuro. Orgosolo rivive giorni lontani, quando esercito, polizia e carabinieri perlustravano case, boschi, caverne, sentieri e strade in cerca di una traccia di Graziano Mesina, dopo l’ennesima evasione. Armi spianate, posti di blocco, interrogatori e...

I vecchi del paese, sigaro, pazienza e bastone, scuotono la testa e scrutano lontano, ma non vedono il mare. ‘Fuggito in barca? Macché. Meglio la selva o un’altra tana tra le case’. Altri stirano la faccia e, nel muro di silenzio lasciano in sospeso l’ipotesi di un viaggio in barca verso un rifugio sicuro. Orgosolo rivive giorni lontani, quando esercito, polizia e carabinieri perlustravano case, boschi, caverne, sentieri e strade in cerca di una traccia di Graziano Mesina, dopo l’ennesima evasione. Armi spianate, posti di blocco, interrogatori e controlli, scariche di trasmittenti e qualche allarme puntualmente falso.

Allora come adesso. E adesso come allora, una mano anonima ha sistemato, sulle pareti di alcuni stabili di periferia, una vecchia foto del super ricercato, con nome, cognome e data di nascita, in un già visto nei wanted di certi film western, ma nel buio misterioso della notte successiva un’altra mano anonima ha rimosso tutto. Nemici e amici della primula rossa, messaggi senza voce per chi vuol capire.

Ma lui, dov’è? Giovedì scorso alle 19, la riga della firma nel registro presenze dei carabinieri è rimasta vuota e da allora l’estate sarda si è vestita di divise e di sospetti a caccia di un fantasma. Le ricerche casa per casa da Orgosolo, il suo paese, dove può avere sponde buone, ma anche ritorni di rabbia, a Bitti, Orune, Ozieri, Oliena, Nuoro, Mamoiada e fino a Cagliari, sede della presunta centrale della droga che ha messo nei guai Grazianeddu hanno costruito solo una pila di fogli bianchi.

E allora ha preso vigore l’ipotesi di un Mesina in versione Henri Charriere, quello di Papillon, in fuga su una barca, onda su onda, poi su un veliero o soltanto su un gommone.

La meta? Forse la Tunisia, meglio la Corsica anche per i rapporti di buon vicinato tra la mala della Sardegna e quella appena oltre le Bocche di Bonifacio. E del resto Matteo Boe, collega di Grazianeddu in sequestri, arresti ed evasioni venne catturato proprio a Porto Vecchio, in Corsica, dopo l’incredibile fuga in gommone, in una notte di calma piatta e di cielo senza stelle, dal super carcere dell’Asinara. Mare e libertà. Anche Toni Negri, nell’83, affidò alle onde il compito di tenerlo a distanza dai guai giudiziari. Lo stesso progetto di un ergastolano e di altri due detenuti fuggiti dalla prigione di Favignana, nel 2017. I carabinieri li individuarono sugli scogli mentre tentavano di liberare una barca dalla morsa di una corda. Mesina resta un fantasma tra le ipotesi. Mare o Supramonte? E’ lontano o è davvero impegnato a trattare la resa in cambio degli arresti domiciliari? Chi lo conosce non ha dubbi: vicino agli 80 anni e con la salute malandata, il vecchio Grazianeddu ha perso lo smalto, lo scatto e la vista di un tempo, ma non il carattere. La caccia continua.