Graziano Mesina esce dal carcere  dopo aver ottenuto la grazia da Ciampi
Graziano Mesina esce dal carcere dopo aver ottenuto la grazia da Ciampi

Cagliari, 3 luglio 2020 - Condanna definitiva, a 30 anni di carcere, per Graziano Mesina: la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei difensori. Per l'ex primula rossa del banditismo sardo si riaprono quindi le porte del carcere. Il provvedimento è atteso in queste ore, ma ora Mesina si è nuovamente dato alla fuga.

Quando i Carabinieri ieri notte, dopo il verdetto della Cassazione si sono presentati alla sua abitazione a Orgosolo per condurlo in carcere, Mesina non c'era. Ieri pomeriggio prima della sentenza, per la prima volta dopo un anno, non si è presentato alla stazione dei carabinieri di Orgosolo per la firma

Ricerche in tutta l'isola

Alla veneranda età di 78 anni, e con qualche problema di salute, Grazianeddu si è dunque reso irreperibile alla vigilia del pronunciamento della Cassazione che rende definitiva la condanna a 30 anni di carcere. 
Mesina sarebbe 'sparito' da Orgosolo la notte tra mercoledì e giovedì scorsi. Si ipotizza che si sia rifugiato a casa di qualche amico: appare infatti poco probabile una latitanza in campagna, vista l'età e le condizioni fisiche. Da quanto si apprende nelle ricerche sono mobilitate tutte le forze dell'ordine anche se non è scattato il piano regionale anticrimine.
I controlli, al momento, sono concentrati nel Nuorese, anche se sono stati messi in stato di allarme i comandi dei carabinieri e le questure di tutta l'isola.

La sorella: era da me

"Graziano è venuto ieri mattina a casa, poi non lo ho più visto né sentito, non ho idea di dove possa essere", racconta Antonia Mesina 76 anni, sorella dell'ex primula rossa del Supramonte in fuga. L'anziana non ha molta voglia di parlare: "Sono malata e stanca di essere interpellata per motivi di cronaca che riguardano mio fratello, ho diritto di essere lasciata in pace".

FOCUS / Storia dell'ex primula rossa tra carcere e fughe

Decaduta la grazia

Mesina - che vive a Orgosolo, in Barbagia - dopo la condanna in appello per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti era tornato libero per decorrenza dei termini. Secondo la Dda di Cagliari sarebbe stato a capo di due gruppi criminali attivi in punti geografici della Sardegna per coprire l'approvvigionamento di vari tipi di droga, con base in queste due zone dell'isola. Con il rigetto del ricorso decade in via definitiva la grazia concessa a suo tempo dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.

Le due avvocatesse

"Non abbiamo ricevuto alcun documento da parte della Cassazione, nessun documento ufficiale. Nessun ordine di esecuzione", dice l'avvocato Maria Luisa Vernier. La legale ha spiegato di non aver avuto contatti recenti con Mesina: "Vive a Orgosolo e non ha telefono", ha detto. 

"Ultimamente era molto sereno e fiducioso. Oggi sono molto preoccupata per le sue condizioni di salute in considerazione dell'età", ha detto l'altra avvocatessa, Beatrice Goddi del collegio di difesa di Mesina. "Sono tornata ieri sera da Roma dove ho discusso il ricorso in Cassazione - ha spiegato - e appena sbarcata all'aeroporto di Cagliari sono stata contattata dai carabinieri che mi hanno informata". Secondo quanto appreso dal legale, Mesina ieri era a Orgosolo dove viveva in casa del nipote, figlio della sorella Giuseppa. L'avvocato Goddi non nasconde la delusione per il rigetto del ricorso. "Avevamo presentato un'eccezione di competenza territoriale", ha spiegato: "Il processo si sarebbe dovuto svolgere a Nuoro, dove sarebbero stati compiuti i reati più gravi contestati a Mesina, e non a Cagliari". 

Spari alla videosorveglianza

Una curiosità: a Orgosolo, paese di Mesina di nuovo in fuga a 78 anni, c'è chi non vuole le telecamere della videosorveglianza finanziate dal ministero dell'Interno nei Comuni del Nuorese. Per ben due volte in una settimana qualcuno ha sparato all'impianto: tre telecamere tra piazza Caduti e Corso Repubblica sono state distrutte l'altra notte per la seconda volta a fucilate, dopo il raid che le aveva messe fuori uso il 25 giugno scorso. Rimesse in funzione martedì scorso, sono durate un paio di giorni. 

Castelli e la grazia

"La mia più grande delusione": è la reazione immediata dell'ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, alla notizia della ennesima condanna e fuga di Graziano Mesina. Fu lui a controfirmare la grazia al bandito, firmata dall'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2004.
"Davvero, se ripercorro tutta la mia attività al ministero della Giustizia - racconta Castelli, storico esponente della Lega Nord, guardasigilli dal 2001 al 2006  -  posso affermare che oggi questa notizia è la mia più grande delusione. Sembrava che la sua storia criminale fosse definitivamente chiusa, sembrava che si fosse messo sulla retta via. Ricordo anche che gli parlai direttamente e gli dissi 'mi raccomando, ora non deludermi e non tradire la fiducia del Presidente della Repubblica' e lui mi rispose 'tranquillo!'...".
Castelli ripercorre quei momenti. "Decidemmo di comune accordo, io e il presidente Ciampi, di concedergli la grazia. La sua storia, in Sardegna, era in qualche modo controversa: non voglio dire che fosse benvoluto, ma in qualche modo Graziano Mesina era considerato vittima dell'adesione a un codice, quello barbaricino, certamente arcaico e non condivisibile, che lo spinse anche a vendicare direttamente l'omicidio del fratello, uccidendo chi lo aveva ucciso".