Governo del presidente, dunque. Ma modello Ciampi o Monti? Con ministri, cioè, riconducibili ai partiti – magari quella della maggioranza Ursula, ovvero i giallorossi più Forza Italia – oppure con un profilo più sfumato? Non è un mistero che a chi è pronto a sostenerlo piaccia molto di più la prima formula, ma nulla vieta che possa optare per una via di mezzo tra i due schemi, per arrivare "all’alto profilo" indicato da Mattarella. L’esito del tentativo di Draghi non è scontato, ci sono tante incognite da risolvere. Cruciale...

Governo del presidente, dunque. Ma modello Ciampi o Monti? Con ministri, cioè, riconducibili ai partiti – magari quella della maggioranza Ursula, ovvero i giallorossi più Forza Italia – oppure con un profilo più sfumato? Non è un mistero che a chi è pronto a sostenerlo piaccia molto di più la prima formula, ma nulla vieta che possa optare per una via di mezzo tra i due schemi, per arrivare "all’alto profilo" indicato da Mattarella. L’esito del tentativo di Draghi non è scontato, ci sono tante incognite da risolvere.

Cruciale in ogni caso la casella dell’Economia, tanto che c’è chi ipotizza possa tenere la delega lo stesso presidente incaricato. Vero è che, negli ultimi giorni, Roberto Gualtieri aveva consolidato la sua posizione con l’endorsement di Confindustria: un profilo politico, però, che potrebbe però non andare bene in una nuova situazione. In un quadro diverso, i nomi che si fanno sono quelli di Lucrezia Reichlin, Fabio Panetta (che, però, dovrebbe lasciare un ruolo importante nella Bce) o Carlo Cottarelli. A essere confermata, a prescindere dal tipo di esecutivo, potrebbe essere Luciana Lamorgese, che attualmente guida il dicastero dell’Interno. Se si puntasse su un esecutivo politico e Leu fosse della partita, difficile che non faccia fuoco e fiamme per lasciare Roberto Speranza alla Sanità. E altrettanto farebbe il Pd per mantenere Dario Franceschini alla Cultura.

Non è un mistero che il Nazareno, per convincere i grillini ad appoggiare Draghi, spinge perché Giuseppe Conte entri nell’esecutivo: che sia nel ruolo di vicepremier (come raccontava qualcuno ieri a Montecitorio) o alla Farnesina, come ipotizza Casini, poco importa. Certo sarebbe una bell’acchiappo per il premier incaricato: ove si puntasse su un tecnico, la scelta potrebbe cadere sul segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni.

Secondo i grillini pro-Draghi, quest’ultimo potrebbe anche lasciare Di Maio alla Farnesina e Patuanelli allo Sviluppo economico se M5s cedesse al pressing del Pd. A meno che alla fine Berlusconi non accetti di votare la fiducia: allora Renato Brunetta potrebbe essere il profilo ad hoc. Previa naturalmente la certezza di avere alla giustizia un ministro garantista: Paola Severino potrebbe essere la figura più accreditata. In alternativa Marta Cartabia.

Nomi altrettanto sperimentati in un quadro tecnico potrebbero essere quello di Enrico Giovannini per il Lavoro e di Enzo Moavero Milanese per gli Affari Europei. Casomai invece si optasse per un politico, buone chances ha il ministro uscente, Amendola. Ma la roulette ancora gira.

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