Piero Fachin Dai, non esageriamo. Perché i dati erano quelli che erano anche prima che il Covid fosse. Gli studi di Federculture, ad esempio, raccontano che 7 italiani su dieci nel corso di un anno non vanno mai (mai!) al cinema, non visitano un sito archeologico, non vanno ad ammirare le collezioni custodite nei...

Piero

Fachin

Dai, non esageriamo. Perché i dati erano quelli che erano anche prima che il Covid fosse. Gli studi di Federculture, ad esempio, raccontano che 7 italiani su dieci nel corso di un anno non vanno mai (mai!) al cinema, non visitano un sito archeologico, non vanno ad ammirare le collezioni custodite nei musei. E allora, visto che il Covid adesso c’è, possiamo evitare di stracciarci le vesti se la riapertura dei musei nelle zone gialle è sì consentita, ma soltanto nei giorni feriali, non il sabato e neppure la domenica. Sadismo, dicono. Può essere.

Ma un’apertura ridotta è molto meglio che niente, soprattutto quando tutto attorno a noi appare incerto, precario, perfino pericoloso. Non si registrano lamentele esagerate nemmeno dalle parti degli Uffizi di Firenze, rimasti chiusi – causa pandemia – per 77 giorni di fila, il periodo più lungo dalla fine della seconda guerra mondiale. Direte: ma è proprio il sabato e la domenica che si registra la maggiore affluenza. E avete ragione. Però esattamente per questo il sabato e la domenica è meglio, per ora, fare passo. Non è finita, il Coronavirus uccide ancora, abbiamo il dovere di limitare al minimo gli spostamenti e le attività senza però soffocare l’economia, anche quella generata dalla cultura. L’apertura parziale, insomma, non è la soluzione, è un compromesso, il tentativo di prendere tempo per fiaccare il virus sulla distanza. Il resto, verrà. Quando poi saremo tutti vaccinati e contenti, i musei spalancheranno le porte anche la domenica, scioperi permettendo. Probabilmente non ci andremo, ma sarà bello sapere che potremmo.