di Antonio Noto* Gli italiani bocciano senza appello lo sciopero generale e le agitazioni promosse da Cgil e Uil. Un giudizio che si accompagna a un importante dissenso verso il più ampio operato dei sindacati. Da un lato delegittimati dall’eccessivo e ingiustificato ricorso allo strumento dello sciopero, dall’altro depotenziati dal positivo andamento dell’economia. Oggi la dura contrapposizione tra parti sociali potrebbe rivelarsi potenzialmente dannosa per la ripartenza, meglio dunque dialogo e senso di responsabilità. Il sentimento di sfiducia verso i sindacati si percepisce però ancor...

di Antonio Noto*

Gli italiani bocciano senza appello lo sciopero generale e le agitazioni promosse da Cgil e Uil. Un giudizio che si accompagna a un importante dissenso verso il più ampio operato dei sindacati. Da un lato delegittimati dall’eccessivo e ingiustificato ricorso allo strumento dello sciopero, dall’altro depotenziati dal positivo andamento dell’economia. Oggi la dura contrapposizione tra parti sociali potrebbe rivelarsi potenzialmente dannosa per la ripartenza, meglio dunque dialogo e senso di responsabilità.

Il sentimento di sfiducia verso i sindacati si percepisce però ancor più chiaramente incrociando i dati sul giudizio in merito all’imminente taglio delle tasse, che è alla base della decisione di Landini e Bombardieri di indire lo sciopero generale. Gli italiani non sono soddisfatti della revisione delle aliquote Irpef e Irap, né del nuovo sistema di detrazioni che si profila in manovra, ma non per questo vedono di buon occhio la ripresa del conflitto sociale.

Addentrandoci nei numeri del sondaggio di questa settimana, vediamo come il 54% sia contrario allo sciopero indetto da Cgil e Uil, solo un terzo lo approva (il 34%). In merito al ricorso a questo strumento di lotta, in particolare in questo periodo dell’anno, il dissenso si fa ancora più netto. Il 61% si dice contrario, mentre solo il 30% lo sostiene. In pratica si può dire che quasi due terzi degli italiani disapprovano le azioni dei sindacati, contro circa un terzo di favorevoli.

È la proporzione che si riflette infatti valutando le motivazioni degli scioperi. Il 65% pensa che i lavoratori incrocino troppo spesso le braccia per ragioni futili, solo il 28% ritiene giustificate le continue interruzioni di servizi. È probabilmente questo che provoca lo scollamento coi sindacati, visto che proprio come loro la maggioranza degli italiani si aspettava di più dalla manovra. Infatti, il 58% non pensa che il taglio delle tasse prospettato sia sufficiente, né che possa contribuire a dare maggiore benessere. Appena il 30% lo approva, ritenendo che possa rilanciare i consumi. Per il 50% ne trarranno vantaggio i ricchi, solo un terzo, il 32%, pensa che avvantaggi il ceto medio, ancora meno quelli che vedono benefici per i poveri, il 10%.

La delusione non giustifica però una ripresa della conflittualità sociale, che fa paura al 55%, perché possibile ostacolo alla ripresa. Solo il 38% non la vede come un rischio per l’economia. Lo sciopero generale del 16 dicembre, anche se depotenziato dall’intervento della Commissione di garanzia, sembra dunque aver già prodotto un effetto reale molto indicativo. Gli italiani privilegiano in questa fase il senso di responsabilità e non pensano che lo scontro tra parti sociali possa aprire la strada al miglioramento delle condizioni economiche.

Un giudizio complessivo che può fornire anche al sindacato l’occasione per riflettere sul senso della sua reale connessione con il tessuto sociale e con le aspirazioni dei lavoratori in epoca Covid.

*Direttore Noto Sondaggi