Il ministro Luigi Di Maio, classe 1986
Il ministro Luigi Di Maio, classe 1986
Dopo 48 ore di panico, si avvia verso un lieto fine l’odissea degli italiani rimasti bloccati nel Regno Unito, un effetto collaterale dello stop ai collegamenti imposto domenica come precauzione contro la variante del Coronavirus individuata Oltremanica. Ora potranno tornare, perlomeno quelli residenti in Italia e quelli in...

Dopo 48 ore di panico, si avvia verso un lieto fine l’odissea degli italiani rimasti bloccati nel Regno Unito, un effetto collaterale dello stop ai collegamenti imposto domenica come precauzione contro la variante del Coronavirus individuata Oltremanica. Ora potranno tornare, perlomeno quelli residenti in Italia e quelli in condizioni di criticità e urgenza. Dovranno però sottoporsi a un doppio tampone, prima e dopo il viaggio, per attestare di essere negativi al virus e comunque dovranno fare la prevista quarantena di 14 giorni una volta atterrati.

Esclusi invece quelli che risiedono stabilmente nel Regno Unito e chi pensava solo di visitare le famiglie per Natale e Capodanno. Una riunione alla Farnesina, dopo una consultazione con i ministeri della Salute e dei Trasporti, è stata decisiva per sbrogliare la situazione nel pomeriggio. Sono centinaia gli italiani che negli ultimi due giorni hanno intasato mail e linee telefoniche del consolato italiano a Londra per lamentare di essere rimasti bloccati, per ottenere informazioni e chiedere una soluzione d’emergenza.

Ora aspettano solo di capire come si definirà a livello operativo il loro rientro. Alitalia si è già detta "pronta e disponibile" ad andare a prenderli e spiega di attendere indicazioni da parte del governo o dal ministero degli Esteri. La pressione dei cittadini rimasti bloccati a Londra è arrivata con forza anche attraverso i social media: su Facebook si sono formati diversi gruppi di cittadini per sollecitare il governo. Centinaia i post fra quelli di chi ha perso il lavoro e voleva rientrare a chi ha difficoltà a trovare un alloggio alternativo per mancanza di denaro o motivi di salute.