di Cesare De Carlo Facciamo un passo indietro. Anzi più di un passo, facciamo una bella camminata. Nel 1950 quando la Corea del Nord attaccò la Corea del Sud e gli Stati Uniti sotto egida Onu cercarono di arginare l’invasione, l’allora presidente Truman venne a sapere che l’esercito comunista utilizzava molte armi americane. Gliele aveva passate l’Unione Sovietica, la quale a sua volta le aveva avute dal presidente americano Roosevelt. Più o meno quello che è accaduto in Afghanistan. Con una differenza: le armi americane avevano aiutato Stalin a sconfiggere Hitler, nemico comune. Quelle abbandonate a Kabul e dintorni sono il bottino di guerra ai danni di un esercito in fuga. E non...

di Cesare De Carlo

Facciamo un passo indietro. Anzi più di un passo, facciamo una bella camminata. Nel 1950 quando la Corea del Nord attaccò la Corea del Sud e gli Stati Uniti sotto egida Onu cercarono di arginare l’invasione, l’allora presidente Truman venne a sapere che l’esercito comunista utilizzava molte armi americane. Gliele aveva passate l’Unione Sovietica, la quale a sua volta le aveva avute dal presidente americano Roosevelt. Più o meno quello che è accaduto in Afghanistan. Con una differenza: le armi americane avevano aiutato Stalin a sconfiggere Hitler, nemico comune. Quelle abbandonate a Kabul e dintorni sono il bottino di guerra ai danni di un esercito in fuga. E non c’è da sorprendersi se il regime talebano ne faccia materia di propaganda per l’intero mondo musulmano e di umiliazione ulteriore per il tremebondo presidente alla guida dell’ex superpotenza. Né ci sarà da meravigliarsi se verranno usate nel Panshir, a Nord, per sopprimere la resistenza di Massoud. E tanto meno se verranno usate in future operazioni militari contro i vicini. O se cadranno nelle mani di Isis e Al Qaeda, la cui Jihad è planetaria e rispetto ai quali i talebani possono essere considerati moderati.

Da un paio di giorni circolano video più che imbarazzanti. Talebani festosi in magazzini stracolmi di M4 e di M16, i fucili automatici dei marines, di goggles notturni, di granate, uniformi, eccetera. In un capannone ci sono intere pareti ricoperte di pacchi. In ognuno dei pacchi banconote da cento dollari, fresche di zecca. Sarebbero dovute servire per le spese correnti dell’esercito afghano, che Biden definiva forte di 300 mila soldati e "adeguatamente equipaggiato e addestrato". Uno di questi video è diventato virale sui social network. Sarebbe stato girato nella base di Bagram. Era la più grande base del contingente americano. Ospitava fra l’altro una prigione con 5 mila terroristi catturati negli anni. Il buon senso almeno avrebbe dovuto garantire il mantenimento della base sino a che tutti i civili non fossero stati evacuati.

Biden invece ha lasciato la nave che affondava abbandonando i passeggeri, in questo caso americani e afghani collaboratori, al loro destino. E il loro destino si sa già come si sta consumando. Biden però rimane dov’è e nulla indica che possa essere rimosso per incapacità, salute a parte. Bisognerebbe trovare in Congresso una maggioranza di due terzi. Impossibile. Solo ieri, grazie a Forbes Magazine, si è avuto un bilancio del disastro logistico che fa da corollario al disastro umanitario e alla più grave sconfitta militare degli americani nei loro 245 anni di storia.

Riassumiamo: dal 2001 ad oggi i governi americani hanno fornito a quelli afghani equipaggiamenti per 83 miliardi di dollari, 3 miliardi solo da quando Biden è presidente. Ci sono 110 elicotteri, 60 aerei cargo, 20 caccia, 18 ricognitori, 30 mila Humvees, 358 mila armi automatiche, 126 mila pistole, 64 mila mitra, 25 mila lanciagranate, e altre 40 mila armi varie leggere. E ancora 16 Night Vision apparati, centinaia di radio, droni. Pare – fa sapere il generale Marco Bertolini – che si tratti di droni tattici e non da combattimento. Speriamo. E avanza un’altra speculazione: le bande talebane non hanno piloti per i sistemi di navigazione di aerei e elicotteri. Che significa? Che possiamo dormire sonni tranquilli? Non esattamente. Ue e Nato, nel declino americano, non sono più in grado di garantire la nostra sicurezza.

(cesaredecarlo@cs.com)