"Con questi vincoli, perdono tutti, l’impresa e il lavoratore". Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro, stronca così l’impossibilità di rinnovare i contratti a termine dopo due anni, contenuta nel Decreto dignità, tanto più in una situazione di difficoltà post-Coronavirus. Vicepresidente Stirpe, è capitato nella sua azienda o in altre che conosce di dover mandare a casa un lavoratore perché erano scaduti i due anni di contratti a termine? "Nella condizione di incertezza che ha caratterizzato il mercato del lavoro negli ultimi anni, ci sono imprese che hanno dipendenti di cui sono soddisfatti...

"Con questi vincoli, perdono tutti, l’impresa e il lavoratore". Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro, stronca così l’impossibilità di rinnovare i contratti a termine dopo due anni, contenuta nel Decreto dignità, tanto più in una situazione di difficoltà post-Coronavirus.

Vicepresidente Stirpe, è capitato nella sua azienda o in altre che conosce di dover mandare a casa un lavoratore perché erano scaduti i due anni di contratti a termine?

"Nella condizione di incertezza che ha caratterizzato il mercato del lavoro negli ultimi anni, ci sono imprese che hanno dipendenti di cui sono soddisfatti ma che non hanno la possibilità di stabilizzare. Si ricorreva quindi alle proroghe, che servivano da un lato a prendere tempo, dall’altro a dare continuità all’occupazione. Col Decreto dignità in vigore, si rischia di perdere le professionalità giuste e di ricominciare da zero".

Confindustria ha ribadito la richiesta di cancellare il vincolo dei 24 mesi. Il governo ascolterà?

"Lo abbiamo suggerito da tempo, chiedendo di rimuoverlo o almeno di sospendere gli effetti del decreto da qui a fine anno. Lo abbiamo fatto dopo che i dati sui mancati rinnovi ci hanno mostrato uno scenario tutt’altro che rassicurante, l’ho ribadito personalmente al ministro Nunzia Catalfo lo scorso 6 luglio. Ho ottenuto una risposta interlocutoria, ma spero che ci ascoltino perché il problema è reale".

Quanto pesa l’emergenza Covid sulla vostra richiesta?

"Gli effetti della pandemia hanno peggiorato il quadro economico. A maggior ragione questi vincoli rischiano di diventare insostenibili per le aziende e di ritorcersi sui lavoratori".

In autunno c’è chi paventa un’ondata di licenziamenti, fermata in questi mesi dal blocco imposto dal governo. La vede così anche lei?

"Non voglio essere catastrofista, certo le stime parlano di un calo del Pil annuo di oltre il 10%, un riflesso sulla domanda e quindi sulla capacità produttiva ci sarà e sarà doloroso. Il blocco dei licenziamenti è una misura temporanea in una condizione di emergenza: prima di rimuoverlo serve una riforma degli ammortizzatori sociali, perché altrimenti non c’è paracadute".

Il ministro Catalfo ha parlato di riforma degli ammortizzatori sociali. Anche per Confindustria vanno modificati?

"Presenteremo in settimana la nostra proposta. L’idea è di distinguere fra le crisi aziendali reversibili e quelle strutturali. Nel primo caso, la manodopera può essere riassorbita e quindi scatta la Cassa integrazione. In caso di crisi irreversibile, invece, puntiamo a una Naspi collegata però a un percorso di ricollocazione del lavoratore oppure a un lavoro socialmente utile. Serve un sistema di politiche attive che unisca fondi interprofessionali, imprese e competenze delle Agenzie del lavoro".

Nella sua azienda (Prima Sole Components, ndr) che effetto ha avuto il lockdown?

"Si è dovuta fermare dalla metà di marzo alla fine di aprile. È quindi ripartita a maggio e in questo momento è tra il 70 e l’80% del valore pre-crisi. Sono stati mesi vissuti con preoccupazione . Ora la domanda sta risalendo, spero che non ci sia una ricaduta, l’incertezza incide sugli stimoli dei consumatori".