di Giampaolo Pioli Non ha mandato segnali di fumo da una collina dell’Oklahoma per trasmettere il suo disappunto, ma una bella lettera in carta bollata. Lettera arrivata immediatamente sul tavolo del gruppo Stellantis, il colosso automobilistico frutto della fusione di Fiat Chrysler col gruppo o francese PSA. Il capo dei Cherokee, Chuck Hoskin Jr. non veste con le piume e un abito di pelle ma, anche se vive nella riserva di Vinita con la famiglia, indossa esclusivamente doppiopetto e cravatta. La sua lettera contiene una diffida: la tribù...

di Giampaolo Pioli

Non ha mandato segnali di fumo da una collina dell’Oklahoma per trasmettere il suo disappunto, ma una bella lettera in carta bollata. Lettera arrivata immediatamente sul tavolo del gruppo Stellantis, il colosso automobilistico frutto della fusione di Fiat Chrysler col gruppo o francese PSA.

Il capo dei Cherokee, Chuck Hoskin Jr. non veste con le piume e un abito di pelle ma, anche se vive nella riserva di Vinita con la famiglia, indossa esclusivamente doppiopetto e cravatta.

La sua lettera contiene una diffida: la tribù che rappresenta e che conta 390mila nativi, non vuole più che il più famoso modello di Jeep che il gruppo produce continui a chiamarsi Cherokee.

"Sono sicuro che le intenzioni sono buone ma non ci onora vedere il nostro nome attaccato alla targa di un’automobile. Penso sia arrivato il tempo in cui le società e le squadre non utilizzino più nomi immagini e mascotte legati ai nativi americani. Nel 2021 sembra profondamente inappropriato che una grande corporation faccia profitti sfruttando la nostra identità".

I Cherokee voglio andare fino in fondo. Così come hanno fatto a Washington altre tribù che si sono sentite danneggiate dalla squadra di football dei “Redskins” o gli “indians” per il baseball a Cleeveland.

Il messaggio di Hoskin non è una richiesta economica, ma la necessità di "avviare un dialogo sul tema dell’appropriazione culturale delle tradizioni dei pellerossa".

Il capo tribù ha invocato la svolta, rilanciando negli Stati Uniti l’annosa questione dell’appropriazione culturale indebita, che si tratti di indiani d’America o di altre minoranze ben più rappresentative come quella degli afroamericani.

Stellantis dopo il lancio del loro spot al Superball con Bruce Springteen che invitava con la sua voce roca e profonda i cinquanta stati americani a "riunirisi al centro" per trovare una comune strada insieme, era già stato costretto a sospendere il messaggio televisivo dopo l’annuncio dell’arresto della rock star per guida in stato di ubriachezza. I Cherokee non hanno fissato scadenze per l’ultimatum anche se sono pronti a fare anche un passo legale se non dovesse venire accolta la richiesta di riesame del nome.

Prima di Chuck Hoskin Jr. la guida della nazione Cherokee era stata affidata per la prima volta a una donna Wilma Mankiller famosa attivista dei diritti degli indigeni che guido la tribù con pugno di ferro tra il 1985 e 1995 rompendo anche una sorta di tradizione che permetteva ai capi indiani di avere più di una moglie contemporaneamente come segno di ricchezza e benessere.

È dal 1973 che la nazione dei Cherokee vede il proprio nome legato a quello della Jeep.

La Cherokee e la Gran Cherokee presero spunto dalla gloriosa Wagoneer disegnata da Brooks Stevens nel 1963.