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9 giu 2022

Gli hacker ci spiano anche in casa. Filmati di sesso venduti sui social

I cybercriminali rubavano le password delle telecamere. Video hot anche da palestre, piscine e studi medici

9 giu 2022
nicola palma
Cronaca
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Sharon Stone nel film 'Sliver' del 1993
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Sharon Stone nel film 'Sliver' del 1993

Entravano nelle vite degli altri. In camera da letto. Nelle stanze dei loro figli. In bagno. Usavano il modo più subdolo, facendo leva proprio su quelle telecamere che i proprietari di casa avevano fatto installare (o più di frequente si erano installati da soli) per proteggersi dagli intrusi. Dopo aver bucato sistemi non proprio sofisticati (magari acquistati a prezzi di saldo) e password altrettanto semplici da indovinare (spesso le stesse fornite alla consegna e mai aggiornate), gli hacker si impossessavano di quei filmati intimi a totale insaputa delle persone riprese e li sfruttavano per guadagnarci sopra, dopo scrupolosa cernita dei frame che immortalavano scene di sesso o di autoerotismo. Lo stesso avveniva per gli occhi elettronici a guardia di palestre e piscine, centri commerciali e studi medici. Poi i fotogrammi venivano dati in pasto ai voyeur sulle app di messaggistica istantanea ritenute meno vulnerabili (prima il Facebook russo Vk, poi Telegram): la sezione Premium, con accesso subordinato al pagamento di 20 euro, contava più di 2mila utenti; quella Vip era invece ristretta a qualche centinaio di iscritti, che per 40 euro avevano la possibilità di scegliere quando e cosa guardare. Telecamere, smartphone e tablet. Ecco come neutralizzare chi spia Ieri gli agenti della polizia postale di Milano, guidati dalla dirigente Tiziana Liguori e dal funzionario Rocco Nardulli, hanno smantellato due gruppi criminali che agivano in parallelo: al netto delle probabili interconnessioni ancora da approfondire, i "team", così si definivano, avevano entrambi l’obiettivo dichiarato di lucrare sulla privacy violata. L’inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Letizia Mannella ed Eugenio Fusco e dai pm Bianca Baj Macario e Giovanni Tarzia, ha preso spunto nel 2019 da una segnalazione delle forze dell’ordine neozelandesi, che investigando su un giro di immagini pedopornografiche sono arrivate a un italiano poi arrestato. Dall’analisi del materiale sequestrato, sono emerse ...

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