Marcella Cocchi Prima sindaca multata per eccesso di quote rosa, già prima donna alla guida di Parigi. Eroina femminista per molte, pasionaria faziosa per molti. Anne Hidalgo è stata sanzionata per aver nominato troppe dirigenti (11 contro 5 uomini) nella capitale, infischiandosene della norma francese che fissa un tetto di genere. Nessuna donna negherebbe mai che la disuguaglianza di condizioni di partenza (e...

Marcella

Cocchi

Prima sindaca multata per eccesso di quote rosa, già prima donna alla guida di Parigi. Eroina femminista per molte, pasionaria faziosa per molti. Anne Hidalgo è stata sanzionata per aver nominato troppe dirigenti (11 contro 5 uomini) nella capitale, infischiandosene della norma francese che fissa un tetto di genere. Nessuna donna negherebbe mai che la disuguaglianza di condizioni di partenza (e dunque anche di arrivo) resta reale. Nessuna può dire di non aver vissuto o conosciuto il grande gap. E la Hidalgo, forse suo malgrado, è stata più che rivoluzionaria, perché ha perfino superato il concetto discutibile delle quote rosa – infatti è il merito che dovrebbe contare – nominando tutte le persone che riteneva all’altezza del compito: più donne che uomini, in questo caso. Perché no? Tra l’altro chi accusa la sindaca di Parigi di eccesso di quote rosa, implicitamente ammette che prima c’erano troppi uomini. Una diatriba infinita, dannosa, stucchevole perfino. A non convincere è infatti la stessa legge sulla parità di genere (soprattutto se applicata alla scelta delle presunte eccellenze). Un po’ come gli ideali egualitari del comunismo di Marx si infransero nell’applicazione di Lenin o di Stalin. Chapeau dunque per chi osa superare la rigida meccanica delle quote.

Ma la Hidalgo ha razzolato bene e predicato male: ha sbagliato completamente l’argomentazione. "Per promuovere la parità – ha gridato – bisogna fare in modo che nelle nomine ci siano molte più donne che uomini". Dunque non c’era alcuna logica visionaria nella sua scelta? Non c’era alcun intento di superare gli steccati di genere? Era solo revanscismo? Certo, se guardiamo retrospettivamente la storia, essa ci ha consegnato un ritardo della condizione femminile su quasi tutti i fronti: nomine, rappresentanza, diritti, stipendi, carichi familiari, la piaga della violenza di genere. Parlano numeri, piccoli gesti quotidiani e drammi. Ma che facciamo, applichiamo per 2mila anni la discriminazione contro gli uomini? No, non è possibile promuovere un cambiamento (giusto) con l’eccesso opposto.