Franca Leosini, 87 anni
Franca Leosini, 87 anni
Franca Leosini torna sul luogo dei delitti. Domani va in onda su Rai 3 la prima (delle due) puntate di "Che fine ha fatto Baby Jane?". Perché ha scelto un titolo così particolare? "Richiama il senso della trasmissione. Che fine hanno fatto, quale è stato il destino di alcuni dei protagonisti di ‘Storie maledette’, quale è la loro realtà di vita? Hanno ottenuto il perdono sociale? È come un sequel di ‘Storie maledette’: racconterò il dopo". I primi casi che affronterà sono quelli di Filippo Addamo che uccise la madre e Katharina Miroslawa condannata come mandante dell’omicidio del suo amante Carlo Mazza. Due protagonisti di ‘Storie maledette’. Che effetto le ha fatto incontrarli fuori dal carcere? "Nel corso della trasmissione ripercorro il loro passato, perché le persone che seguono la trasmissione – non mi piace il termine pubblico – non hanno l’obbligo di ricordare, e vedo poi quale è la loro realtà di vita attuale. Qual è il...

Franca Leosini torna sul luogo dei delitti. Domani va in onda su Rai 3 la prima (delle due) puntate di "Che fine ha fatto Baby Jane?".

Perché ha scelto un titolo così particolare?

"Richiama il senso della trasmissione. Che fine hanno fatto, quale è stato il destino di alcuni dei protagonisti di ‘Storie maledette’, quale è la loro realtà di vita? Hanno ottenuto il perdono sociale? È come un sequel di ‘Storie maledette’: racconterò il dopo".

I primi casi che affronterà sono quelli di Filippo Addamo che uccise la madre e Katharina Miroslawa condannata come mandante dell’omicidio del suo amante Carlo Mazza. Due protagonisti di ‘Storie maledette’. Che effetto le ha fatto incontrarli fuori dal carcere?

"Nel corso della trasmissione ripercorro il loro passato, perché le persone che seguono la trasmissione – non mi piace il termine pubblico – non hanno l’obbligo di ricordare, e vedo poi quale è la loro realtà di vita attuale. Qual è il loro rapporto con la società? Hanno ricostruito una vita? In quale misura pesa il loro passato sia in rapporto con gli altri sia con loro stessi?".

Ha trovato una risposta alla domanda?

"Sostanzialmente la gente è più propensa al perdono che all’oblio. Tra i due estremi – perdono e oblio – riscontro più facilmente il perdono. La gente ricorda ma perdona. La risposta devono darla anche loro con il loro comportamento, con le loro scelte. I miei protagonisti non sono criminali professionisti, ma persone normali come me e lei che a un certo punto della loro vita sono caduti nel gorgo di una maledetta storia. Non sono criminali professionisti, e quindi ottengono un perdono sociale più facilmente".

Li ha trovati diversi?

"Gli anni passano per tutti, anche sul piano psicologico. La loro realtà di oggi è diversa da quella che ho riscontrato quando li ho vissuti in ‘Storie maledette’. Ognuno di loro sta cercando e in qualche modo si è ripreso la propria vita".

Perché acconsentono a incontrarla?

"Si propongono con il peso della loro responsabilità, ma con una realtà umana e un vissuto che deve essere accettato dalla società. La loro disponibilità per i miei colloqui serve a raccontarsi come sono oggi. Seguo il loro percorso umano. Esco dai binari giudiziari".

Perché solo due puntate?

"Ci sono molti problemi per realizzare la trasmissione, non è facile. Ce ne saranno altre dall’inizio dell’anno prossimo. Sto già lavorando".

Cosa ne pensa del fenomeno degli omicidi causati da motivi futili, dalla rapina per pochi euro a Milano all’episodio di Barletta?

"Purtroppo stanno aumentando. La differenza tra i protagonisti delle storie che racconto e i protagonisti degli episodi a cui mi ha accennato è che questi ultimi sono dei veri criminali. Sono crimini dettati da personalità fortemente deragliate. Su questo tipo di reato il mio giudizio è molto più severo, sono meno aperta a capirne le ragioni".

Perché c’è questo incremento di un tale tipo di delitti?

"Le sirene della società, le aspirazioni, le proposte che vengono consegnate alla fantasia dei singoli conducono a gesti terribili. Sono reati che non sono dettati da un dramma umano, ma da aspirazioni, da desideri di tutto quello che viene offerto dalla società ma che non è alla portata di tutti. Ci sono crimini che vanno condannati con maggiore severità senza quella pietas che finiscono per suscitare i protagonisti delle mie storie".

Cosa ne pensa del fatto che la vicenda Gucci sia stata riproposta da un film con grandi star hollywoodiane – Lady Gaga, Al Pacino, Jeremy Irons? Non si rischia una spettacolarizzazione o addirittura una mitizzazione dei colpevoli?

"Il pericolo c’è. Il giudizio ce lo dobbiamo riservare per quando vedremo il film. Quando ho intervistato Patrizia Reggiani in carcere, e credo di essere stata la sola a farlo, pur senza giudicarla, credo di essere stata più severa, meno comprensiva di quanto non lo sia stata con gli altri 98 protagonisti di ’Storie maledette’. Ho cercato di seguire la sua vicenda con meno pietas di quanta ne abbia avuta per altre vicende. Il delitto di cui è responsabile, anche se lei si è sempre detta innocente, è un delitto gravissimo. Ha fatto storia anche per l’ambiente in cui si è verificato e per i motivi che l’hanno provocato. Si trattava di soldi, di rivalità. Quando è che la Gucci ha dato disposizione che il marito venisse eliminato? Quando all’orizzonte si è prospettata la possibilità di un’altra signora Gucci. In quel momento non ha accettato la possibilità e ha dato l’ordine di eliminare il marito".

Il termine femminicidio non le piace...

"La trovo una parola spregiativa. Le donne non sono femmine, sono donne. Esiste l’ominicidio? No. Parliamo di un delitto in cui è vittima una donna. Femminicidio è un termine superficiale e non corretto".