Medici e infermieri nel reparto di Terapia intensiva. per curare i pazienti Covid all’ospedale di Vizzolo Predabissi, Milano
Medici e infermieri nel reparto di Terapia intensiva. per curare i pazienti Covid all’ospedale di Vizzolo Predabissi, Milano
di Alessandro Malpelo Gli anticorpi neutralizzanti sviluppati dai soggetti guariti dal Covid-19 restano di guardia come sentinelle, pronti a respingere nuove ondate. Quanto a lungo dura la protezione? "Otto mesi almeno", rispondono gli autori di uno studio condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, e pubblicato su Nature Communications. ANTICORPI UGUALI PER TUTTI? Sono dati raccolti otto mesi dopo il primo contatto con il virus Sars-Cov2, ma è probabile che questi anticorpi li ritroveremo a distanza di un anno e anche più avanti. Esistono anche individui meno fortunati, che faticano a produrre una barriera naturale nei primi...

di Alessandro Malpelo

Gli anticorpi neutralizzanti sviluppati dai soggetti guariti dal Covid-19 restano di guardia come sentinelle, pronti a respingere nuove ondate. Quanto a lungo dura la protezione? "Otto mesi almeno", rispondono gli autori di uno studio condotto dall’Ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, e pubblicato su Nature Communications.

ANTICORPI UGUALI

PER TUTTI?

Sono dati raccolti otto mesi dopo il primo contatto con il virus Sars-Cov2, ma è probabile che questi anticorpi li ritroveremo a distanza di un anno e anche più avanti. Esistono anche individui meno fortunati, che faticano a produrre una barriera naturale nei primi quindici giorni dal contagio: sono quelli considerati a maggior rischio. Gli anticorpi sono un’arma salvavita, la stessa che viene in soccorso con le vaccinazioni a tappeto (e con le somministrazioni di antivirali monoclonali, per quanti rientrano nelle indicazioni). Ecco spiegata l’importanza della profilassi.

PROTETTI A LUNGO

"I risultati di questa indagine – ha affermato Gabriella Scarlatti, coordinatrice della ricerca – ci portano due buone notizie. La prima è che la protezione immunitaria data dall’infezione persiste a lungo. La seconda è che la presenza di una pre-esistente memoria anticorpale per i Coronavirus stagionali non pregiudica la produzione di anticorpi contro il Sars-Cov2".

NUOVE RICERCHE

Il prossimo passo sará capire se questa trincea si mantiene anche con la vaccinazione, e come si comporta di fronte alle nuove varianti: le osservazioni relative a questi gruppi sono tuttora in corso, e i primi risultati arriveranno a breve. Le difese insomma non sono tutti uguali, possiamo avere anticorpi circolanti più o meno capaci di neutralizzare l’invasore. Si distinguono poi varie classi di immunoglobuline anticorpali (IgG, IgM, IgE).

COME FUNZIONA

LA PROTEZIONE?

Nelle infezioni abbiamo soldati in prima linea, che si mobilitano in tempi brevi, altri invece stanziati nelle retrovie (cellule della memoria) che vengono prodotti ad esempio con la seconda dose di vaccino, da qui l’importanza di fare il richiamo. La capacità della specie umana di sopravvivere alla pandemia è legata al complesso meccanismo che regola le risposte immunitarie.

LO STUDIO

La ricerca è stato condotta su un campione di 162 pazienti con diagnosi di infezione da SarsCoV2 (67% maschi, età media 63 anni) approdati al pronto soccorso del San Raffaele durante la prima fase della pandemia. I controlli che hanno portato a misurare gli anticorpi neutralizzanti sono stati condotti da marzo a fine novembre 2020. Si tratta di soggetti sintomatici, 134 dei quali erano stati ricoverati. Saranno invitati a ripresentarsi nei prossimi mesi per altri controlli.

LE DIFESE CALANO

NEL TEMPO

"La presenza degli anticorpi neutralizzanti – precisa la dottoressa Scarlatti, che dirige l’Unità di evoluzione e trasmissione virale del San Raffaele – risulta molto persistente, pur riducendosi nel tempo. Dopo otto mesi dalla diagnosi erano solo tre i pazienti che avevano perso questa protezione riscontrabile dai test. Il 79% dei malati arruolati ha prodotto gli anticorpi entro le prime due settimane dai primi segni di sofferenza". Che cosa altro si è potuto apprendere da questa ricerca? "Si è visto che i pazienti incapaci di produrre anticorpi neutralizzanti entro la prima settimana dall’infezione andrebbero identificati e trattati precocemente, in quanto ad alto rischio di sviluppare forme gravi di malattia".