di Ettore Maria Colombo È stata una giornata agrodolce, quella di ieri, per Matteo Renzi. Da un lato positivo, grazie a una vittoria tattica. Non appena viene resa nota la notizia dell’incarico al presidente della Camera, Roberto Fico, Renzi parte col tweet di congratulazioni diretto, più che a Fico, al Colle. Del resto, quando è salito al Quirinale, l’altro giorno, Renzi proprio quello aveva chiesto: un incarico esplorativo a Fico. Vittoria tattica per tre motivi. Uno, l’incarico pieno a Conte – che avrebbe potuto cercarsi di nuovo una maggioranza, tra i presunti Responsabili, magari tentando alcuni renziani – non c’è più. Due,...

di Ettore Maria Colombo

È stata una giornata agrodolce, quella di ieri, per Matteo Renzi. Da un lato positivo, grazie a una vittoria tattica. Non appena viene resa nota la notizia dell’incarico al presidente della Camera, Roberto Fico, Renzi parte col tweet di congratulazioni diretto, più che a Fico, al Colle. Del resto, quando è salito al Quirinale, l’altro giorno, Renzi proprio quello aveva chiesto: un incarico esplorativo a Fico. Vittoria tattica per tre motivi. Uno, l’incarico pieno a Conte – che avrebbe potuto cercarsi di nuovo una maggioranza, tra i presunti Responsabili, magari tentando alcuni renziani – non c’è più. Due, nel M5s esplodono le contraddizioni interne: l’ala Di Battista spara a palle incatenate contro Iv. Tre, il Pd afono non può far altro che dire di sì a Fico.

Ma a Renzi non basta vincere, preferisce sempre stravincere. Ecco perché mette nero su bianco che vuole parlare di "temi e contenuti", sì, ma che hanno nomi e cognomi. Un "nuovo piano vaccini" vuole dire "via Arcuri". Basta col giustizialismo vuol dire "via Bonafede". "Basta con l’assistenzialismo" vuol dire "via la Catalfo". "Un ministro ad hoc per il Recovery Plan" vuol dire "via Gualtieri". "Una rivoluzione nella scuola" vuol dire "via l’Azzolina". Puntare "tutte le risorse del Paese" su "turismo e grandi opere" vuol dire "via la De Micheli", etc. Fino al capolavoro: "Serve una nuova comunicazione, a Palazzo Chigi, di carattere istituzionale, basta col Grande Fratello". Vuol dire, ovviamente, "via Casalino".

"I 5 Stelle, il Pd, e Conte dovranno dire tutti questi sì", sorride Renzi coi suoi, "se vogliono davvero che Italia Viva torni in maggioranza". Altrimenti, il presidente incaricato Fico dovrà riferire a Mattarella, pur a malincuore, che la vecchia maggioranza non esiste più. In quel caso, per Renzi, resta aperta l’altra strada da lui indicata, durante le consultazioni, il governo istituzionale. E qui si dice che Renzi vedrebbe bene un governo a guida Gentiloni con Draghi come super-ministro dell’Economia.

Ma ieri è stato anche il giorno in cui è esploso e divampato, il caso della sua presenza a Riad, lo scorso week-end, per una conferenza sull’innovazione organizzata dal Future Investment Initiative, ente controllato dalla famiglia reale saudita e nel cui board figura anche l’ex premier Renzi. Prima parte all’attacco Carlo Calenda: "Con che credibilità Renzi potrebbe in futuro ricoprire il ruolo di ministro degli Esteri o sedere nel Copasir o influenzare la politica estera dopo aver preso soldi dall’Arabia Saudita?". Poi arrivano i siluri e le interrogazioni parlamentari di esponenti del M5s, sconfessati dai vertici, dopo, si dice, un intervento del Colle che avrebbe chiesto a Crimi e Di Maio di sopire la polemica. Invito subito accolto da Di Maio, che però annuncia anche lo stop immediato alla vendita di armi all’Arabia Saudita. Il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano, ala Dibba, pone un problema di "conflitto di interessi". Renzi ribatte via social ("È un diversivo, parliamo di cose serie, finita la crisi risponderò a tutte le domande dei giornalisti"), ma gli sfottò su di lui che indica l’Arabia Saudita come luogo del "nuovo Rinascimento" fanno male.