La protesta degli ex M5s del gruppo «Alternativa c’è» ieri al Senato
La protesta degli ex M5s del gruppo «Alternativa c’è» ieri al Senato
di Ettore Maria Colombo Giuseppe Conte e Marta Cartabia, ieri mattina, si sono incontrati a Bologna per la celebrazione dell’anniversario della strage del 2 agosto 1980. Fisicamente, s’incrociano davanti la chiesa di San Benedetto: lei esce dalla messa in suffragio delle 85 vittime, lui aspetta il cardinale, Matteo Zuppi. Una stretta di mano e un veloce scambio di battute sulla riforma della Giustizia. "Oggi (ieri per chi legge, ndr) andrà tutto bene", dice l’ex presidente del Consiglio. "Andiamo avanti così", riponde la Guardasigilli, visibilmente sollevata. Poi, ai cronisti, Conte dice: "Arriviamo al...

di Ettore Maria Colombo

Giuseppe Conte e Marta Cartabia, ieri mattina, si sono incontrati a Bologna per la celebrazione dell’anniversario della strage del 2 agosto 1980. Fisicamente, s’incrociano davanti la chiesa di San Benedetto: lei esce dalla messa in suffragio delle 85 vittime, lui aspetta il cardinale, Matteo Zuppi. Una stretta di mano e un veloce scambio di battute sulla riforma della Giustizia. "Oggi (ieri per chi legge, ndr) andrà tutto bene", dice l’ex presidente del Consiglio. "Andiamo avanti così", riponde la Guardasigilli, visibilmente sollevata. Poi, ai cronisti, Conte dice: "Arriviamo al voto con la coscienza pulita. Abbiamo fatto tutto il possibile per migliorare questi interventi in termini di giustizia in un impianto complessivo costruito con il ministro Bonafede, abbiamo ottenuto dei miglioramenti". Per questo, assicura, i parlamentari di M5s "voteranno sì alla fiducia".

In effetti, a Montecitorio, dove la riforma è in corso di votazione, la giornata scorre tranquilla, dopo la tumultuosa seduta notturna di domenica. Ieri, invece, ci si preparava solo a trascorrere la nottata in Aula armati di santa pazienza e seppur tra molti sbuffi. Infatti, avendo posto solo alle 22.30 di domenica la questione di fiducia sulla riforma Cartabia, le votazioni sono iniziate ieri alla stessa ora e sono andate avanti fino a notte fonda (nel primo voto di fiducia, quello sull’articolo 1, è arrivato l’ok con 462 sì, ma 13 deputati M5s non hanno partecipato al voto).

Eppure, già domenica notte alla Camera, aveva faticato non poco il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, a leggere la formula di rito che annunciava la fiducia. Il presidente, Roberto Fico, ha dovuto far intervenire i commessi a protezione del banco del governo e del ministro, assediati da un manipolo di deputati urlanti di Alternativa c’è. Sono gli ormai famosi ex grillini, ieri dissidenti e da tempo espulsi (leader Andrea Colletti), che si sono associati a Fd’I in un duro ostruzionismo: anche ieri hanno esposto cartelli con le scritte "Cartabianca per i ladri" e "Impunità di Stato". Il guaio – per Conte - è che oggi sono solo 15, quindi una sotto-componente del gruppo Misto, ma ‘radio Montecitorio’ sostiene che ci sono altri cinque grillini pronti ad aderire alla componente, permettendo quindi di formare un gruppo vero.

Gli occhi restano puntati comunque sui 5 Stelle: sarà l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede a parlare per i 5 Stelle: ha annunciato che voterà "in maniera entusiasta" la fiducia. Bonafede rilancia la linea di Conte: votiamo sì perché tre quarti della riforma Bonafede resta in piedi, eccetera. Poi si aspetta di vedere, nel voto, che cosa faranno i grillini che contestano la riforma. Domenica ne mancavano 40 e due di loro, nell’assemblea di gruppo, l’hanno definita "un abominio" mentre uno, Melicchio, ha votato a favore delle pregiudiziali. "La riforma non mi piace, ma voterò la fiducia" è il mantra che unisce i "duri e puri". Del resto, votare contro la riforma vuol dire anche, ormai, votare contro il nuovo corso del M5s di Conte.