La costituzionalista e ministra della Giustizia, Marta Cartabia, 57 anni
La costituzionalista e ministra della Giustizia, Marta Cartabia, 57 anni
Una giustizia che funzioni meglio vale almeno 10 miliardi in più di Pil l’anno per l’Italia, perché significa più investimenti, anche stranieri, più consumi, più concorrenza. Non è un caso che da anni Mario Draghi, anche da numero uno della Bce, insista sul valore "economico" (oltre che su quello costituzionale e politico) di una efficiente amministrazione della giustizia in tutti i suoi ambiti, soprattutto in quello dei processi civili. E così, ugualmente, non c’è da stupirsi che, dall’intervento di insediamento in avanti, il premier abbia posto l’accento sul capitolo specifico del Recovery Plan italiano come una delle riforme-volano della possibile ripresa, da avviare innanzitutto attraverso una serie di leggi-delega da approvare entro l’autunno. Si spiega, insomma,...

Una giustizia che funzioni meglio vale almeno 10 miliardi in più di Pil l’anno per l’Italia, perché significa più investimenti, anche stranieri, più consumi, più concorrenza. Non è un caso che da anni Mario Draghi, anche da numero uno della Bce, insista sul valore "economico" (oltre che su quello costituzionale e politico) di una efficiente amministrazione della giustizia in tutti i suoi ambiti, soprattutto in quello dei processi civili.

E così, ugualmente, non c’è da stupirsi che, dall’intervento di insediamento in avanti, il premier abbia posto l’accento sul capitolo specifico del Recovery Plan italiano come una delle riforme-volano della possibile ripresa, da avviare innanzitutto attraverso una serie di leggi-delega da approvare entro l’autunno.

Si spiega, insomma, anche la celerità del ministro Marta Cartabia, che ieri ha fissato la rotta dell’operazione e la posta in gioco con i capigruppo di maggioranza delle commissioni Giustizia di Camera e Senato. "Sulla durata dei processi, il governo di gioca tutto il Recovery – ha rimarcato la Cartabia –, non solo quello legato alla giustizia, perché quest’ultima è condizione perché arrivino in Italia, attenzione, non solo i 2,7 miliardi del Pnrr destinati alla giustizia, ma i 191 miliardi destinati a tutta la rinascita economica e sociale italiana". Del resto, proprio il nodo giustizia è stato uno di quelli al centro del braccio di ferro finale Roma-Bruxelles sul Piano, sulla scorta di quelle Country specific recommendations indirizzate al nostro Paese negli anni 2019 e 2020, nelle quali la Commissione europea ha chiesto di "aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile" e "garantire una minore durata dei procedimenti penali". Tant’è che l’obiettivo-chiave della riforma è "ridurre i tempi dei processi del 40% per il settore civile e almeno del 25% per il penale".

Che effetti possa avere un risultato potenziale di questa portata sul sistema economico è indicato nero su bianco nelle tabelle e nelle considerazioni dello stesso Recovery. "Si stima – si legge nel documento – che una riduzione della durata dei procedimenti civili del 50% possa accrescere la dimensione media delle imprese manifatturiere italiane di circa il 10%. A livello aggregato, uno studio recente ha valutato che una riduzione da 9 a 5 anni dei tempi di definizione delle procedure fallimentari possa generare un incremento di produttività dell’economia italiana dell’1,6%". Non basta. "Una giustizia inefficiente peggiora le condizioni di finanziamento per famiglie e imprese: il confronto tra province mostra che un aumento dei procedimenti pendenti di 10 casi per 1.000 abitanti corrisponde a una riduzione del rapporto tra prestiti e Pil dell’1,5%".

Famiglie e imprese, insomma, hanno tutto da guadagnare da processi e procedure più veloci. Ma è l’economia nel suo complesso che può trarre vantaggi rilevanti. "I dati evidenziano una naturale e stretta compenetrazione intercorrente tra giustizia ed economia: qualsiasi progetto di investimento, per essere reputato credibile, deve potersi innestare in un’economia tutelata, e non rallentata, da un eventuale procedimento giudiziario, così come deve essere posto al riparo da possibili infiltrazioni criminali". Secca la conclusione: "Studi empirici dimostrano che una giustizia rapida e di qualità stimola la concorrenza, poiché accresce la disponibilità e riduce il costo del credito, oltre a promuovere le relazioni contrattuali con imprese ancora prive di una reputazione di affidabilità, tipicamente le più giovani". Inoltre, "consente un più rapido e meno costoso reimpiego delle risorse nell’economia, poiché accelera l’uscita dal mercato delle realtà non più produttive e la ristrutturazione di quelle in temporanea difficoltà; incentiva gli investimenti, soprattutto in attività innovative e rischiose e quindi più difficili da tutelare; promuove la scelta di soluzioni organizzative più efficienti".