Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, 35 anni, e l’ex premier Giuseppe Conte, 55 anni
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, 35 anni, e l’ex premier Giuseppe Conte, 55 anni
di Ettore Maria Colombo "Invitiamo tutti – è la nota ufficiale del M5s, vergata direttamente da Rocco Casalino – anche i professionisti dell’informazione, a evitare di rappresentare eventuali spunti di singoli come ‘fonti parlamentari del Movimento’ e a evitare altresì di accreditare l’esistenza di correnti, vietate peraltro dallo Statuto". The day after il faticoso accordo sulla giustizia, trovato in Cdm, per il Movimento è una giornata nerissima. La nota diramata alla stampa, stile editto bulgaro, fa sorridere, con quel suo negare che nei 5Stelle esistano le correnti, ma rende bene il climax. I nervi, già tesi per la lunga giornata passata a giocare a braccio di ferro tra...

di Ettore Maria Colombo

"Invitiamo tutti – è la nota ufficiale del M5s, vergata direttamente da Rocco Casalino – anche i professionisti dell’informazione, a evitare di rappresentare eventuali spunti di singoli come ‘fonti parlamentari del Movimento’ e a evitare altresì di accreditare l’esistenza di correnti, vietate peraltro dallo Statuto". The day after il faticoso accordo sulla giustizia, trovato in Cdm, per il Movimento è una giornata nerissima. La nota diramata alla stampa, stile editto bulgaro, fa sorridere, con quel suo negare che nei 5Stelle esistano le correnti, ma rende bene il climax.

I nervi, già tesi per la lunga giornata passata a giocare a braccio di ferro tra Conte e Draghi (vinto da Draghi), si tendono a corda di violino, leggendo i giornali. Conte e i suoi vanno fuori di matto nello scoprire che – mentre gli viene attribuito un gioco al rialzo che ha sfiorato la crisi di governo – la mediazione finale se l’è intestata il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, come peraltro è stato. Titoli come "Di Maio convince Conte" fanno perdere le staffe ai contiani e pure all’ex premier. Fioccano, dunque, le smentite – comprese quelle sul divieto di parlare di correnti – e tentativi di spiegare, al colto e all’inclìta, chi comanda davvero nel Movimento, cioè Conte. La Farnesina, però, prova a correre ai ripari: "Nessuno scontro né tensioni. Il ministro Di Maio ha lavorato in asse con Giuseppe Conte e ha fatto squadra con tutti i ministri M5s. Quello sulla riforma della giustizia è un risultato corale di tutto il Movimento, frutto della leadership determinante di Conte", dice lo staff di Di Maio. Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, prova a metterci una pezza: "Il M5s è stato con Conte e ha trattato alcuni punti della riforma, come si fa in politica. Ieri sera (due giorni fa, ndr) è stato chiuso un accordo, quindi è merito del Movimento e di Conte aver aumentato la qualità della legge".

Sarà, ma ai contiani non basta. Per loro la strategia mediatica è stata quella di indebolire Conte a suon di retroscena, valorizzando troppo di Maio e pure le telefonate tra Draghi e Grillo, rimasto silente ma sempre informato di tutto. Inoltre, i contiani ribadiscono che Di Maio è solo, con i suoi, "una minoranza", nel partito, mentre Conte ha in mano "la maggioranza" delle truppe.

Il guaio è che bisogna mettere il silenziatore pure ai critici come Danilo Toninelli, che vuole "far votare la base" sull’accordo sulla giustizia, facendo trapelare tutta la sua insoddisfazione, per non dire di Dibba che lo giudica "una porcata". "Il M5s, sulla giustizia, ha vinto una battaglia durissima, combattuta da solo contro tutti, e i risultati si devono alla guida autorevole e determinante (stile Kim Il Sung, ndr) di Conte, alla fermezza di tutti i ministri e al contributo di tutti i parlamentari" recita la nota di Casalino. Il primo guaio è che, come si evince dai commenti sotto le pagine Facebook dei parlamentari M5s, l’accordo appare come una resa o un tradimento. "Non è la nostra riforma, ma abbiamo portato a casa il massimo risultato, nelle condizioni date", sbotta la ministra Dadone. Il secondo guaio è che, il 3 e 4 agosto, nel M5s si vota sullo Statuto: già si teme che manchi il quorum, tra gli iscritti, alla prima convocazione (dove serve la maggioranza assoluta) e si debba procedere alla seconda, il 5 e 6 agosto (qui basta maggioranza semplice). Sarebbe, anch’esso, un altro smacco, per Conte.