Giulia Sauro con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris
Giulia Sauro con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris

Napoli, 4 maggio 2018 - «Imbarazzo? Macché. Non sono stata mai imbarazzata in vita mia». Giulia Sauro, napoletana di 33 anni, ha da poco messo nell’armadio il tocco, il classico cappello del laureato. Ha appena incassato il 110 e lode alla facoltà di Scienze Politiche, all’Istituto Orientale di Napoli, con una tesi su Jacques Necker, il ministro delle Finanze di Luigi XVI e padre di Madame de Staël. Giulia è la terza persona con sindrome di Down a laurearsi, la prima donna in Italia. «Una bella soddisfazione – dice – che dedico tutta a me stessa e alla mia famiglia. Ho sempre avuto fiducia nelle mie capacità, non mi sono mai affranta o commiserata, mi sono sempre battuta perché la vita, come dice il film, è bella».

Ottimista per natura, così la descrivono genitori e docenti.

«Sì, lo sono sempre stata. Lo sa qual è il mio slogan quando mi sveglio la mattina? Allegria, come diceva il buon Mike Bongiorno. Un vero e proprio grido di guerra».

Ma di momenti difficili ne avrà avuti...

«Come tutti, ma ho sempre cercato di superarli con la determinazione, con la tenacia. Non voglio fare la spaccona, ma lo sa cosa mi dico quando mi guardo allo specchio la mattina?».

No, cosa?

«Io valgo. Ecco, mi guardo allo specchio e mi ripeto: io valgo. La forza e la volontà nel voler raggiungere questi risultati derivano da questa consapevolezza».

Come hanno preso la cosa in famiglia?

«Una festa. Ho due fratelli: Francesca, che fa la psicologa come mamma, e Luigi che è un fisico. Sono entrambi impazziti dalla gioia».

Ora cosa intende fare, come vuole mettere a frutto la laurea che ha appena conseguito?

«Guardi, finora ho fatto volontariato, ho aiutato i disabili, sono stata accanto a chi come me soffre di un handicap. Ora intendo trasformare questa mia attività in una vera e propria professione. Sono stata ieri (mercoledì, ndr) dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca, e gli ho portato il mio curriculum. Gli ho detto: mi metta alla prova, sono brava come gli altri».

Ricevuta anche dal sindaco di Napoli de Magistris, una sfilata con le autorità. Le ha dato fastidio?

«Anzi, è stato piacevole, eccitante. De Magistris si è mostrato molto alla mano, ha voluto conoscere i miei progetti e sapere quello che intanto stavo facendo, cioè il lavoro di clownterapia e l’impegno nella scuola velica. Anche a lui, come al governatore De Luca, ho ripetuto che ho voglia di lavorare: non tanto per il risultato economico, ma per dare un senso all’impegno profuso in questi anni».

A sostenerla nel suo percorso universitario c’è stato lo Sportello orientamento disabili dell’Orientale grazie al progetto Tutorato alla pari.

«E’ un progetto che funziona, io ho anche ottenuto una borsa di studio. Dopo il liceo Pagano-Bernini volevo continuare gli studi e allora ho chiesto allo Sportello. Ho ottenuto risposte funzionali alla mia condizione con un piano di studi personalizzato».

Cosa si sente di dire ai tanti ragazzi che soffrono della sua stessa sindrome?

«Mi faccia fare la filosofa, per un istante. A ognuno direi: credi sempre in te stesso e supererai ogni traguardo».

Alle volte non basta questo semplice incoraggiamento, soprattutto al Sud dove i down devono affrontare mille e mille problemi.

«La ricetta è semplice: non avere mai paura di mescolarsi con gli altri. In questo modo si capisce che non siamo diversi e forse abbiamo anche una marcia in più».