Venerdì 21 Giugno 2024
NICOLA PALMA
Cronaca

Giulia e la furia del killer Massacrata con 37 coltellate "Colpita di spalle e sgozzata"

L’autopsia ricostruisce la dinamica dell’aggressione. "Il fidanzato non ha mirato al feto". Fendenti alla schiena e al volto, i medici legali: la 29enne non ha avuto il tempo di difendersi.

di Nicola Palma

Il fendente alla gola, mortale. E la raffica di colpi, sferrati alla cieca, concentrati nella parte alta del corpo: uno sotto la clavicola, uno al volto, due alla schiena, uno al petto che ha perforato un polmone e altri in diversi punti. Una spaventosa serie di fendenti che aggiunge altro orrore a una vicenda già tragica e che ha sorpreso anche gli investigatori che stanno indagando da giorni sull’omicidio di Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, assassinata dal compagno Alessandro Impagnatiello. I primi esiti dell’autopsia rimandano un numero impressionante di ferite: la 29enne è stata colpita almeno 37 volte. L’esame all’istituto di medicina legale di Milano è andato avanti per 7 ore, affidato al prof Andrea Gentilomo e al pool di specialisti che comprende un entomologo forense, un tossicologo e un esperto di ginecologia e ostetricia forense.

L’ipotesi è che il primo colpo sia stato quello letale: ha reciso carotide e trachea, come in uno sgozzamento, provocando la morte per dissanguamento in pochi minuti. Poi il killer ha continuato a dare coltellate, intaccando anche l’arteria succlavia. L’assenza di lesioni da difesa (forse i tagli sul braccio sinistro sono stati provocati dal trascinamento tra le sterpaglie) fa ipotizzare che Giulia non abbia avuto il tempo di abbozzare una reazione; e il fatto che i vicini abbiano riferito di non aver sentito urlare la donna lasciano pensare che sia stata colta di sorpresa, alle spalle, mentre si trovava nel salotto dell’abitazione a Senago. Già nella richiesta di convalida del fermo, all’indomani della confessione di Impagnatiello, l’aggiunto Letizia Mannella e la pm Alessia Menegazzo, che coordinano l’inchiesta dei militari della Omicidi del Nucleo investigativo, avevano contestato l’aggravante della crudeltà, ma il gip Angela Minerva non ne aveva ravvisato gli estremi. D’altro canto, quella valutazione si era basata sul primo sopralluogo del medico legale, che aveva potuto ispezionare solo una minima parte visibile del corpo (per il resto orrendamente coperto con sacchi di plastica, pellicola e nastro adesivo) e notare solo due ferite poco sotto la gola e una al torace.

Ora il quadro è cambiato completamente: l’assassino ha infierito sulla vittima (a dispetto delle bugie messe a verbale nei due interrogatori), anche se solo successivi accertamenti stabiliranno quanti colpi siano stati inferti dopo il decesso. In ogni caso, la dinamica del delitto rafforza l’ipotesi della crudeltà, che la procura punta a contestare insieme alla premeditazione. L’autopsia non ha rintracciato segni di coltellate al ventre, facendo cadere il macabro sospetto che il 30enne avesse puntato anche al bambino che Giulia portava in grembo e che la coppia aveva già deciso di chiamare Thiago. Bisognerà attendere più tempo per avere una parola definitiva sugli altri quesiti formulati dai magistrati: Impagnatiello ha mai somministrato alla compagna il veleno per topi del tipo ritrovato nel suo zaino marrone e di cui aveva cercato sul web sei giorni prima gli effetti sugli esseri umani? Quando è deceduto il feto? "Se fosse iniziato il travaglio, ci sarebbe una mutazione del capo di imputazione", ha argomentato l’avvocato Giovanni Cacciapuoti, legale della famiglia Tramontano (presente ieri in piazzale Gorini insieme al padre di Giulia), lasciando intendere che le attuali contestazioni di omicidio aggravato e interruzione di gravidanza senza consenso potrebbero essere riqualificate in duplice omicidio.

Poi c’è un’altra domanda a cui sarà complicato dare risposta: a che ora è stata uccisa? Il range temporale va dalle 19.05 alle 20.30 di sabato 27 maggio, cioè dal momento in cui la donna è rientrata a casa dopo aver incontrato l’amante del compagno al momento in cui la stessa ventitreenne al centro della relazione parallela ha iniziato a ricevere da Giulia messaggi "strani" (inviati dal killer col telefono di lei). Tuttavia, le ustioni provocate dai due tentativi di bruciare il corpo (nella vasca da bagno e nel box) hanno intaccato i tessuti, rendendo difficile il compito di datare con precisione il momento della morte. Al termine dell’autopsia, la procura ha dato il nulla osta per la sepoltura.