di Alessandro Belardetti Perché i ragazzini, e sempre più spesso bambini, compiono azioni di questo tipo? "Perché cercano una sensazione interna forte, vogliono il brivido – risponde la psicoterapeuta Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza onlus –. Alcuni vanno contro il sistema compiendo anche reati, altri semplicemente non ragionano. Il postare on line le bravate è normale per un cervello digitale, che funziona in base alla condivisione automatica. Loro crescono...

di Alessandro Belardetti

Perché i ragazzini, e sempre più spesso bambini, compiono azioni di questo tipo?

"Perché cercano una sensazione interna forte, vogliono il brivido – risponde la psicoterapeuta Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza onlus –. Alcuni vanno contro il sistema compiendo anche reati, altri semplicemente non ragionano. Il postare on line le bravate è normale per un cervello digitale, che funziona in base alla condivisione automatica. Loro crescono condividendo la propria vita. Si aspettano gratificazioni dai commenti, dalle visualizzazioni, vogliono sentirsi popolari per aver fatto qualcosa di diverso".

Che differenza c’è tra chi posta sui social una sfida estrema e chi sceglie l’affronto all’autorità, come compiere atti di vandalismo?

"Stiamo vedendo un adultizzazione sotto tanti punti di vista: bambini che mettono in atto comportamenti poco appropriati per la loro età. Valutano divertenti i vandalismi, non percependo il pericolo o la gravità. Il problema non è l’azione".

Quanto conta la ricerca di attenzione dei genitori, degli amici, della società?

"Sono ingredienti del mix, come la ricerca dell’unicità, del mostrarsi e l’effetto del gruppo. Questi bambini da soli non farebbero mai niente di simile. Nel clan c’è il rinforzo, l’appoggio. Ma sono molto preoccupata dal fatto che non ragionano: potenzialmente possono rischiare la vita in un attimo".

Uno dei bimbi incastrati dalle telecamere aveva nel suo profilo TikTok 7mila follower. Questo successo su Internet cosa ci spiega sul futuro del protagonista?

"Che lui si sentiva uno showman, voleva vivere in vetrina. Ma mi chiedo: perché un bimbo ha 7mila follower? Il sistema dei social, utenti compresi, è complice di ciò che ha fatto. Perché nessuno ha segnalato? I like e i commenti portano ad agire senza pensare: per questo i bimbi non devono stare sui social".

Come si esce da questo vortice di microcriminalità?

"Gli adulti devono fare ragionare i bimbi, mettere freni nella quotidianità. Tante volte, invece, vengono giustificati. Vivono in un contesto dove ogni cosa è a portata di click e immediata, non ci sono filtri. Una volta si immaginava di fare qualcosa, ma c’era un’elaborazione interna: ora si compie l’azione e basta. I bimbi sono troppo carichi di input con tutte queste le connessioni che hanno e i genitori devono invertire la tendenza, cercando di capire come la pensano. Devono fermarsi e parlargli, comprendendo il loro modo di dialogare che è totalmente diverso dal nostro".