I giovani tornano all'agricoltura
I giovani tornano all'agricoltura

Roma, 30 dicembre 2019 - C’è chi, come Giuditta Mercurio, nel 2012 ha deciso di cambiare vita e da tecnico radiologo dell’ospedale Bellaria di Bologna si è trasferita a Urbino per creare un’azienda agricola biologica tutta al femminile insieme con la sua socia Agnese: Il Gentil Verde. E chi, come Paolo Guglielmi, che dallo studio della statistica a Roma è rientrato nelle Marche sulle orme dei nonni e oggi, nel podere di Monte San Vito, produce ortaggi biologici e organizza agri-colonie per i bambini e "agri-addio al nubilato" per future spose. Sono solo due delle migliaia di storie di giovani "contadini millennials" o di "agricoltori 4.0" che nell’ultimo decennio sono letteralmente tornati alla terra.

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Più che una fuga verso i campi, un insieme di percorsi e scelte razionali, accomunate dall’idea di poter sfruttare competenze e conoscenze anche elevate nell’avvio di start up agricole all’insegna della compatibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica, ma anche della redditività e della sostenibilità economica. Il risultato è che siamo, come Paese, i primi in Europa per imprese agricole condotte da under 35: un’analisi della Coldiretti su dati Infocamere ha contato ben oltre 57mila aziende del settore guidate da giovani ventenni e trentenni nel 2018, con le donne a un terzo del totale. Anzi, i numeri sono in controtendenza rispetto ai trend dell’occupazione giovanile: più 4 per cento tra 2017 e 2018.

Si tratta, insomma, di una presenza che ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove – spiegano dalla Coldiretti – il 70 per cento delle imprese giovanili opera in attività che vanno dalla trasformazione dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agri-asilo, ma anche dalle attività ricreative all’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, dalla sistemazione di parchi, giardini, strade, all’agri-benessere, fino alla produzione di energie rinnovabili. Senza dimenticare l’impegno a difesa della biodiversità con il 25 per cento degli agricoltori custodi (under 40) che hanno salvato 311 prodotti e razze animali dal rischio di estinzione.

Le parole d’ordine della nuova generazione di "contadini", come racconta una recente inchiesta del Gambero Rosso, sono buono, pulito, giusto, ma anche redditizio. E ancora: agricoltura di qualità e agricoltura bio-intensiva (per esempio quella realizzata da Myrtha Zierock, 30 anni, a Mezzolombardo (Trentino) su mille metri quadrati di terra, o da Nicola Savio, di Officina Walden, a Lessolo, in Piemonte, che produce ortaggi su un ettaro). Senza trascurare l’innovazione (acqua-ponica e aeroponica), il marketing e i social.

Eccezioni e specializzazioni a parte, il risultato del ringiovanimento della campagna è che – continuano dalla Coldiretti – le aziende agricole di giovani possiedono, rispetto alle medie del settore, una superficie superiore di oltre il 54 per cento, un fatturato più elevato del 75 per cento, e il 50 per cento di occupati per azienda in più.

Tra chi fa dell’agricoltura una scelta di vita accanto al numero crescente di quanti hanno scelto di raccogliere il testimone dei genitori, la vera novità rispetto al passato, secondo gli esperti di Coldiretti – sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione e professionalità, i cosiddetti agricoltori di prima generazione. Ebbene, secondo una ricerca della Coldiretti/Ixè, tra le new entry giovanili nelle campagne, ben la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più contento di prima.

Nessuno stereotipo, dunque: "L’idea romantica – puntualizzano sul Gambero Rosso – di un sistema neo-rurale, un po’ fricchettone, che implica una vita votata all’eremitaggio e al sudore non ripagato è qualcosa che non appartiene al movimento agricolo" di nuova generazione. E, non a caso, da Coldiretti avvisano che "il mestiere della terra non è più considerato l’ultima spiaggia di chi non ha un’istruzione e ha paura di aprirsi al mondo, ma è la nuova strada del futuro per le giovani generazioni istruite, a partire da quelle delle regioni del Sud".

«Occorre sostenere il sogno imprenditoriale di una parte importante della nostra generazione che mai come adesso vuole investire il proprio futuro nelle campagne", conclude la leader dei giovani della Coldiretti, Veronica Barbati.
Ma nelle sue parole non manca la denuncia "per gli ostacoli burocratici che troppo spesso si frappongono". Lo dimostra il fatto che a fronte di oltre 37mila domande di giovani neo-contadini quasi 2 richieste su 3 (63%) non sono state al momento accolte per colpa degli errori di programmazione delle regioni con il rischio concreto di restituzione a Bruxelles dei fondi per lo sviluppo rurale nel periodo 2014 - 2020.