Roma, 5 ottobre 2021 - Sono medici, fisici, letterati. E tra loro c'è anche un chimico e un pacifista. Sono le eccellenze italiane che hanno ricevuto il  Nobel, onoreficienza conferita dall'Accademia svedese. In più di cento anni di storia, 20 italiani hanno ricevuto il premio, distinguendosi per le loro ricerche, studi e iniziative. Anticipando il nobel per la fisica 2021 di Giorgio Parisi. Di seguito, le biografie degli illustri premiati, da Camillo Golgi (1906) a Mario Capecchi (2007).

Sommario

 

Camillo Golgi (1906)

Il primo italiano a ricevere il Nobel nel 1906. Gli fu conferito il premio per la medicina "in riconoscimento del lavoro svolto sulla struttura del sistema nervoso" per la messa a punto della reazione nera, una tecnica che permetteva di vedere chiaramente al microscopio le cellule del tessuto nervoso, attraverso l’introduzione di tre reagenti dalla colorazione scura (acido osmico, bicromato di potassio, nitrato di argento) sul neurone e sui suoi organuli. Golgi nacque nel 1843 a Corteno, una cittadina bresciana del regno Lombardo-Veneto,  figlio di un medico. Laureato in medicina a Pavia nel 1865, nel 1872 diventò primario nella Pia Casa degli incurabili di Abbiategrasso. Nel piccolo laboratorio della struttura ospedaliera iniziò i primi studi sul sistema nervoso. Morì a Pavia nel 1926.

Giosuè Carducci (1906)

Il poeta e professore universitario fu il primo italiano a ricevere il Nobel per la letteratura nel 1906. "Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile e alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica", recita la motivazione dell'onoreficenza svedese. Fautore di un classicismo vitale ed energico, fervente ateo (suo l'Inno a Satana), le sue raccolte di versi più note sono Rime nuove (1887) e Odi barbare (1877). Nato a Valdicastello, frazione di Pietrasanta (Lucca) nel 1835, morì a Bologna nel 1907, città dove insegnò come docente di letteratura italiana all'università. 

Ernesto Teodoro Moneta (1907)

Milanese, l'unico Nobel per la pace italiano ebbe una gioventù agguerrita. Combattè sulle barricate durante le Cinque giornate di Milano, partecipò alle battaglie del Risorgimento in ruolo antiaustriaco e fu garibaldino. A seguito della sconfitta italiana a Custoza (1866), Moneta si dedicò al giornalismo. Negli anni Novanta del 1800 iniziò il suo impegno per la pace. Fondò nel 1887 l'Unione lombarda per la pace e la Società per la pace e la giustizia internazionale e nel 1890 il quindicinale di propaganda La Vita Internazionale, dove i suoi interventi pacifisti posero le basi per il nobel, ricevuto nel 1907. Morì nella sua città nel 1918. 

Guglielmo Marconi (1909)

L'inventore del radiotelegrafo ricevette il premio svedese per la fisica nel 1909 insieme a Carl Ferdinand Braun "in riconoscimento dei loro contributi allo sviluppo della telegrafia senza fili". Alla fine degli anni Ottanta del 1800 fu scoperto un tipo di radiazione allora sconosciuto: le onde radio. Si è scoperto che aveva la stessa natura della luce ma con una lunghezza d'onda maggiore. Nel 1895, Marconi riuscì a mandare un segnale a due chilometri di distanza all'interno della sua villa utilizzando le onde radio. Il suo contributo fu fondamentale per gettare le basi della telegrafia senza fili e della radio. Nato a Bologna nel 1874, morì a Roma nel 1937.

Grazia Deledda (1926)

La prima e l'unica donna italiana Nobel per la letteratura, onoreficenza conseguita nel 1926. Nata a Nuoro nel 1871, portò l'immaginario mitico e pastorale della Sardegna a Roma, dove morì nel 1936. Nella capitale scrisse 350 novelle, 35 romanzi e poesie. I romanzi Elias Portolu e Canne al vento sono i suoi capolavori più celebri, opere che le valsero il nobel per "per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi". 

Luigi Pirandello (1934)

Drammaturgo e romanziere, è il terzoNobel italiano per la letteratura. Lo ricevette nel 1934 "per il suo coraggio e l'ingegnosa ripresentazione dell'arte drammatica e teatrale", riporta la motivazione del premio. L'autore dei romanzi Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila, la sua rappresentazione teatrale più celebre è Sei personaggi in cerca d'autore. La sua poetica si basava sulle menzogne che l'uomo si costruisce nel suo rapporto con l'altro. Nacque ad Agrigento nel 1867, studiò lettere a Palermo, Roma e Bonn. Morì a Roma nel 1936.

Enrico Fermi (1938)

Ottenne il Nobel per la fisica per le sue "dimostrazioni dell'esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti dall'irradiazione di neutroni e per la relativa scoperta di reazioni nucleari provocate da neutroni lenti".  Era il 1938 e il regime fascista aveva emanato le leggi razziali, che costrinsero il fisico a emigrare negli Stati Uniti in compagnia di sua moglie Laura, di religione ebraica. Nel 1934, Fermi e i suoi colleghi scoprirono che quando i neutroni vengono rallentati, per esempio mediante schermatura in paraffina, la velocità di interazione con i nuclei aumenta. Questa rivelazione ha portato alla scoperta di molti isotopi radioattivi finora sconosciuti. Nato a Roma nel 1901, morì a Chicago nel 1954. 

Daniel Bovet (1957)

Biochimico svizzero naturalizzato in Italia, gli fu conferito il Nobel per la medicina "per le sue scoperte relative a composti sintetici che inibiscono l'azione di alcune sostanze corporee, e soprattutto la loro azione sul sistema vascolare e sui muscoli scheletrici". All'epoca del premio (conferitogli nel 1957), svolgeva la sua attività nell'Istituto superiore di sanità a Roma. Il suo contributo fu fondamentale per la farmacologia, trovando nel 1937 il primo antistaminico, somministrato per alleviare le allergie. In seguito i suoi studi arrivarono ad altre formulazioni di antistaminici e ai composti curarici di sintesi (usati in anestesia). Morì a Roma nel 1992.

Salvatore Quasimodo (1959)

Poeta e docente di letteratura italiana al conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano, vinse il Nobel per la letteratura nel 1959 "per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi". Lasciati gli studi di ingegneria a causa di problemi economici, pubblicò la sua prima raccolta di poesie Acque e terre nel 1930. Dal 1938 si dedicò interamente alla scrittura. Indimenticabili i versi di Ed è subito sera. Nato a Modica nel 1901, morì a Napoli nel 1968.

Emilio Gino Segrè (1959) 

Uno dei ragazzi di via Panisperna, gruppo di giovani fisici che collaborava con Enrico Fermi all'Istituto di fisica della Sapienza di Roma. Anche lui, come Fermi, dovette abbandonare l'Italia nel 1938 a causa delle leggi razziali. Andò in California, dove intraprese gli studi sul nucleare. Partecipò insieme a Fermi al progetto Manhattan, che portò alla realizzazione della bomba atomica. Servendosi di un potente acceleratore di particelle, Emilio Segrè e Owen Chamberlain confermarono nel 1955 l'esistenza dell'antiparticella del protone, l'antiprotone. Entrambi vinsero il Nobel nel 1959 per questa scoperta. Nato a Tivoli nel 1905, morì a Lafayette in California nel 1989.

Giulio Natta (1963)

Lo studioso della plastica ricevette nel 1963 il Nobel per la chimica "per le sue scoperte nel campo della chimica e della tecnologia degli alti polimeri". La plastica è un materiale costituito da molecole molto grandi composte da lunghe catene di molecole più piccole. Natta è noto per aver perfezionato gli studi di Karl Ziegler sui catalizzatori, sostanze che accelerano il processo chimico utili alla creazione delle catene di molecole. Nel 1955 scoprì un catalizzatore che formava catene molecolari con le loro parti orientate in determinate direzioni: ciò ha permesso di produrre materiali gommosi e simili al tessuto. Natta nacque a Porto Maurizio (Imperia) nel 1903, si laureò in Ingegneria chimica al Politecnico di Milano. Sempre a Milano, nel 1939 divenne il direttore dell'Istituto di Chimica industriale dove effettuò le ricerche che lo portarono al nobel. Morì a Bergamo nel 1979.

Salvatore Edoardo Luria (1969)

Medico e biologo italiano naturalizzato statunitense, nel 1969 fu premio Nobel per la medicina insieme ai colleghi Max Delbrück e Alfred Hershey per "le loro scoperte riguardanti il ​​meccanismo di replicazione e la struttura genetica dei virus". Fondamentale il contributo sui batteriofagi, virus che infettano i batteri, svuotando il loro materiale genetico. Nel 1943 Luria e Delbrück dimostrarono che i batteri, come gli organismi più complessi, si sviluppano attraverso mutazioni. Nato a Torino nel 1912, morì a Lexington (Massachusetts, Stati Uniti) nel 1991.

Eugenio Montale (1975)

Ossi di seppia (1925) e Occasioni (1939) sono le raccolte più note del poeta nato a Genova nel 1896. "Per la sua peculiare poesia che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani nel segno di una visione della vita senza illusioni" è la motivazione del suo premio Nobel per la letteratura nel 1975. In Spesso il male di vivere ho incontrato è racchiusa la sua malinconica poetica. Morì a Milano nel 1981.

Renato Dulbecco (1975)

Biologo e medico, ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1975 "per le sue scoperte riguardanti l'interazione tra i virus tumorali e il materiale genetico della cellula". Le sue ricerche rivoluzionarono la lotta contro il cancro e fra i suoi meriti, c'è la produzione di un vaccino contro la poliomelite. È conosciuto per essere stato uno dei primi studiosi ad aver mappato e sequenziato il genoma umano, ciò che costituisce il patrimonio genetico dell'uomo. Nato a Catanzaro nel 1914, è morto nella località turistica di La Jolla a San Diego (California) nel 2012. Le ricerche di Dulbecco hanno riguardato maggiormente i virus tumorali con Dna come materiale genetico, si sono rivelate fondamentali anche per gli studi sui virus con Rna come materiale genetico.

Carlo Rubbia (1984)

Fisico e senatore a vita dal 2013, gli fu conferito il Nobel per la fisica nel 1984 insieme a Simon van der Meer "per i loro contributi decisivi al grande progetto, che ha portato alla scoperta delle particelle di campo W e Z, comunicatori di interazione debole". Secondo la fisica moderna, in natura operano quattro forze fondamentali. L'interazione debole è una di queste. In teoria, queste forze sono trasmesse dalle particelle, attraverso l'interazione debole delle particelle "W" e "Z". Nel 1983, Rubbia verificò l'esistenza di queste ultime attraverso esperimenti. Nato a Gorizia nel 1934, Rubbia si è laureato alla Normale di Pisa nel 1956 e ha svolto un dottorato di ricerca alla Columbia University di New York nel 1958. Nel 1960 ha lavorato alla Sapienza di Roma. È stato ricercatore al Cern di Ginevra dal 1961, poi direttore generale dal 1990 al 1993. Ha insegnato Fisica all'Università di Harvard dal 1971 al 1988.

Rita Levi-Montalcini (1986) 

Neruologa, accademica e senatrice a vita, Rita Levi Montalcini ha vinto nel 1986 il Nobel per la medicina grazie alle sue "scoperte sulla proteina legata ai fattori di crescita", ovvero i "nerve growth factor". Nata a Torino nel 1909 da una ricca famiglia di religione ebraica, padre ingegnere e matematico e madre artista, inizialmente considerò una carriera da scrittrice, ispirata dall'autrice svedese Selma Lagerlöf. Finì invece per studiare medicina all'università di Torino. Nel 1946 iniziò a lavorare alla Washington University di St. Louis (Usa) e ci rimase per 30 anni prima di tornare in Italia e stabilirsi a Roma. Specializzandosi in neurologia, Rita Levi-Montalcini si concentrò sul processo di divisione cellulare e la conseguente distribuzione delle funzioni. Nel 1952, durante uno studio, isolò a partire da alcuni topi in laboratorio una sostanza che provoca la crescita del sistema nervoso negli embrioni dei polli: sono le proteine note come fattori di crescita. Con questa scoperta è stato possibile approfondire enormemente la conoscenza di problemi quali la deformità, la demenza senile e le stesse malattie tumorali. Non contenta, Rita Levi-Montalcini era anche attivissima in politica: è morta a 103 anni a Roma nel 2012, diventanto il premio nobel più longevo. 

Franco Modigliani (1985)

Franco Modigliani ricevette il Nobel per l'economia nel 1985. Nacque a Roma nel 1918 e dal 1939 si trasferì a New York, dove fu allievo dell'economista russo Jacob Marschak. Dal 1962 iniziò a insegnare economia e finanza al Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston. Il premio gli fu conferito "per le pionieristiche analisi sul risparmio delle famiglie e sui mercati finanziari". Modigliani, assieme a Merton Miller, formulò il cosiddetto Teorema di Modigliani-Miller della finanza aziendale, e fu l'ideatore dell'ipotesi del ciclo vitale, che spiega come il risparmio ed il consumo cambino nell'arco di vita di un individuo. È morto a Cambridge (Stati Uniti) nel 2002. 

Dario Fo (1997)

Dario Fo vinse il Nobel per la letteratura nel 1997. Nato a Sangiano, vicino al Lago Maggiore, nel 1926, fece il suo debutto come attore nel 1952. Il suo lavoro era basato sulla farsa medievale e sulla buffoneria della commedia dell'arte. Con l'opera Mistero Buffo (1969) si fece conoscere con la sua satira sociale e politica. L'assegnazione del premio da parte dell'Accademia fu motivata così: "perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi". È morto a Milano nel 2016.

Riccardo Giacconi (2002)

L'astrofisico genovese Riccardo Giacconi ha vinto il Nobel per la fisica nel 2002 insieme a Raynond Davis e Masatoshi Koshiba per il loro contributo all'astrofisica e per aver dato apporto alla scoperta delle sorgenti cosmiche a raggi X. Genovese, nato nel 1931, Giacconi negli anni '60 ebbe un ruolo importante nello sviluppo di telescopi satellitari in grado di studiare le radiazioni spaziali. Fu insignito del premio per "contributi pionieristici all'astrofisica, che hanno portato alla scoperta delle sorgenti dei raggi X". È morto a San Diego (Usa) nel 2018.

Mario Capecchi (2007)

Mario Capecchi ha ricevuto il Nobel per la medicina nel 2007, assieme a Oliver Smithies e Martin Evans. Nato a Verona nel 1937, successivamente ha studiato e lavorato negli Stati Uniti. Negli anni '80, Capecchi scoprì che alcune sezioni di Dna inserite nei nuclei cellulari dei mamiferi potevano essere incorporate nel genoma delle cellule. L'Accademia gli conferì il premio "per le sue scoperte di principi per introdurre specifiche modifiche genetiche nei topi mediante l'uso di cellule staminali embrionali".