Roma, 2 novembre 2020 - Gigi Proietti non ce l'ha fatta. "Nelle prime ore del mattino è venuto a mancare all'affetto della sua famiglia Gigi Proietti. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie", è lo stringato annuncio della famiglia. Il giorno dei funerali, giovedì 5 novembre, per Roma sarà lutto cittadino. Le condizioni dell'attore romano, ricoveratonella clinica romana Villa Margherita già da 15 giorni per problemi cardiaci, si erano aggravate ieri, tanto che i medici avevano deciso il trasferimento in terapia intensiva. Il decesso è avvenuto verso le 4.30 del mattino.

'Mattatore', 'trasformista', 'affabulatore'. Tutto questo e molto di più era Gigi Proietti, che nella sua sterminata carriera è stato attore di teatro, cinema e tv, cantante, doppiatore, conduttore e infine direttore artistico con l'ultima esperienza alla guida del Globe Theatre Silvano Toti di Roma.

Ben 55 anni dei suoi 80 appena compiuti passati tra palcoscenici, set cinematografici e studi televisivi, Gigi Proietti, al secolo Luigi Proietti, era considerato da molti critici l'erede di Ettore Petrolini. 

Nato a Roma il 2 novembre del 1940, dopo la maturità classica si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università 'La Sapienza' per interrompere gli studi a soli sei esami dalla laurea. 

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I maggiori successi

Una vita da 'Mandrake'. Non solo il suo indimenticabile personaggio nel film "Febbre da cavallo", ma prima ancora (e forse soprattutto) il mattatore in frac, panciotto rosso e cilindro del classico teatrale "A me gli occhi please". Attore sopraffino, regista e cantante, Proietti inizia a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo già quattordici anni quando viene scritturato come comparsa nel film 'Il nostro campione', diretto nel 1955 da Vittorio Duse, per poi interpretare un altro piccolo cameo in 'Se permettete parliamo di donne' di Ettore Scola nel 1964. Tuttavia è nel 1966 che debutta contemporaneamente sul grande e piccolo schermo. In ogni caso il suo primo ruolo, per una curiosa coincidenza, è quello di un maresciallo dei carabinieri, lo stesso che trent'anni dopo lo porta alla grande notorietà con 'Il Maresciallo Rocca'.

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Icona del teatro e dello spettacolo italiano, Proietti in un'intervista rivela di non essere stato inizialmente interessato al mondo del teatro: "Assolutamente no! A teatro non c'ero mai stato e poi non ero figlio di attori". Iscrittosi per caso al Centro Teatro Ateneo, studia con personaggi di spicco come Arnoldo Foà, Giulietta Masina e Giancarlo Sbragia. Da lì la scalata verso il successo teatrale che arriva per la prima volta nel 1970 quando viene chiamato a sostituire Domenico Modugno, nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini 'Alleluja brava gente'. 

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La carriera di Gigi Proietti

Negli anni '70 arrivano anche i ruoli da protagonista nei film 'Gli ordini sono ordini' (1970), 'Meo Patacca' (1972), 'Conviene far bene l'amore' (1975), 'Languidi baci, perfide carezze' (1976). L'artista romano passa con incredibile disinvoltura dalla commedia, al ruolo impegnato, dal dramma erotico al film grottesco, quindi partecipa a film di Bolognini, Monicelli, Petri e Magni

Sbarca anche oltreoceano e recita in alcune pellicole dirette da registi di prestigio come Sydney Lumet, Robert Altman e Ted Kotcheff, ma la grande consacrazione cinematografica arriva nel 1976 con il cult 'Febbre da cavallo' di Stefano Vanzina in arte Steno, nel quale Proietti veste i panni dello sfortunato scommettitore Bruno Fioretti, detto Mandrake. Nel cast anche Enrico Montesano. 

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La radio e i tormentoni

Alla radio riscontrò un notevole successo nella celeberrima trasmissione 'Gran varietà', dove partecipa durante le stagioni 1973-1974 interpretando il personaggio di Avogadro il ladro (insieme con il suo complice Cicerone progetta furti che non vanno mai in porto) e in quella del 1975-1976, dove è un irresistibile conquistatore femminile che a parole (e con tre ipotesi) è infallibile, e alla prova dei fatti accumula continui disastri, ma non si abbatte mai, come canta inesorabile accompagnandosi alla chitarra alla fine dei suoi sketch. 
Personaggio tra i più azzeccati della sua carriera, lancia un tormentone di successo ('Invidiosi!') destinato a rimanere nel ricordo. Due anni dopo, nel 1978, assume insieme a Sandro Merli la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma, creando un suo Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani attori che segnerà l'esordio di tanti futuri volti del mondo dello spettacolo, tra cui Flavio Insinna, Giorgio Tirabassi, Enrico Brignano e Gabriele Cirilli

La serie del maresciallo Rocca

In quegli anni inizia anche a cimentarsi con successo nel campo del doppiaggio e nel 1976 presta la voce in 'Rocky' all'esordiente Sylvester Stallone. Il successo riscosso negli anni al cinema, in teatro e in tv raggiunge l'apoteosi nel 1996 con la serie televisiva 'Il maresciallo Rocca'. La serie conquista subito i favori del pubblico fino a superare agevolmente i dieci milioni di telespettatori a sera; l'ultima puntata del 12 marzo 1996 registra il record di quasi 16 milioni di spettatori permettendogli di vincere il Premio tv come personaggio maschile dell'anno. Nel 2002 il ritorno al cinema con il sequel 'Febbre da cavallo - La mandrakata', diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina. 

Proietti e il libro incompiuto

Gigi Proietti stava lavorando a un nuovo libro che aveva iniziato a scrivere da poco, conferma la casa editrice Rizzoli con cui ha pubblicato il memoir 'Tutto sommato qualcosa mi ricordo' nel 2013 e la raccolta 'Decamerino. Novelle dietro le quinte', nel 2016. Il maestro lascia quindi dei testi inediti di un libro in costruzione che potrebbero, se verrà valutato possibile, essere pubblicati postumi. 

L'amore per la Roma

 "Un pezzo di Roma che se ne va. Grazie di tutto, maestro". Nel tweet della società giallorossa per Gigi Proietti c'è tutta la passione che l'attore aveva per il calcio e la Roma. Una passione così prorompente che, negli anni, si sono accavallate leggende e storie su prove e spettacoli spostati per non perdersi neanche una partita. 
Francesco Totti era un suo amico di lunga data e ha voluto ricordarlo così: "Gigi ti voglio bene, anche dal cielo ci farai stare allegri. Roma ti sarà sempre grata. Va via un pezzo della nostra Roma, quella vera passionale e allegra. Come definire Gigi... era un grande e il suo sorriso è stato e rimarrà unico. Gigi era presente al ricevimento per il mio matrimonio, ci vedevamo in qualche occasione e con la sua allegria e il suo grande carisma trasmetteva sempre grande gioia. Mi ha seguito per tutta la carriera da calciatore, era un grande tifoso romanista e ha rappresentato Roma nel mondo come solo noi veri romani sappiamo fare".