Roma, 12 novembre 2021 - È morto Giampiero Galeazzi, indimenticabile giornalista sportivo che ha dato la voce per la Rai a tante imprese italiane. Aveva 75 anni, si è spento dopo una lunga malattia. Personaggio iconico della tv, nella sua lunga carriera aveva condotto tra l'altro 90esimo minuto negli anni d'oro del popolare programma calcistico. Le sue telecronache sono impresse nella storia, memorabili quelle del canottaggio con le medaglie dei fratelli Abbagnale e di Antonio Rossi e Bonomi ("Ultimi 50 metri"... "Non li prendono più, non li prendono più"). Ma la sua voce segnò anche il tennis, accompagnando l'Italia di Coppa Davis nella seconda metà degli anni '90, quella dei Nargiso, Gaudenzi e Furlan.  Il suo stile era inconfondibile, un marchio di fabbrica. Entusiasmante, coinvolgente, travolgente. Ansimava per il canottaggio, e gli italiani con lui. Traghettati in un vortice di emozioni e suspence fino a quegli ultimi 50 metri e oltre. E poi ancora le interviste, come quella passata alla storia a Maradona, con lui che corre sul prato del San Paolo urlando "Diego Diego" e ruba al Pibe de Oro un paio di battute prima di Napoli-Milan. Oppure quando incassa un gavettone, sempre da Maradona e compagni, dentro lo spogliatoio azzurro il giorno dello scudetto '87. Un giornalismo che oggi, come spiega qui chiaramente Leo Turrini, non sarebbe neanche immaginabile. Della malattia Galeazzi aveva parlato un paio di anni fa in tv, a Domenica In, nel salotto dell'amica Mara Venier. "Sono agli ultimi 500 metri della mia vita", aveva detto nell'occasione. Poi, in un'intervista al nostro giornale, aveva scherzosamente precisato: "Sono pronto a farne anche mille di chilometri". Galeazzi soffriva di una grave forma di diabete, come aveva confermato lui stesso smentendo, implicitamente, le voci sul morbo di Parkinson.

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La famiglia

Galeazzi era sposato con Laura, moglie amatissima e compagna di vita da decenni. Due i figli della coppia: Gianluca (46 anni) ha seguito le orme del padre ed è diventato giornalista di La7, dove segue principalmente lo sport.  Susanna Galeazzi (43 anni) lavora ora a Mediaset, sempre come giornalista, dopo alcune esperienze in Sky. Ed è proprio lei tra le prime a lasciare un pensiero su Facebook: "Papà ora è felice, è in barca, sta remando sul suo Tevere. Grazie a tutti, davvero, dell'affetto, della vicinanza, del tanto amore", scrive. 

Le reazioni

I protagonisti della gesta a cui Galeazzi ha dato voce oggi lo ricordano commossi. "Con lui eravamo un quattro senza",  dice Peppiniello Di Capua, timoniere degli Abbagnale. "C'era una simbiosi unica, un'amicizia che ci ha legato per tanti anni", racconta Giuseppe Abbagnale. "Sapevo che non stava bene, ma l'ho sempre pensato come indistruttibile. Ancora non ci credo",  commenta Antonio Rossi. "Nella vita non era rozzo come lo facevo io", confessa Nicola Savino, storico imitatore di 'Bisteccone'. "Ora che Giampiero non c'è più, ho come un senso di colpa", aggiunge.

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Galeazzi e il canottaggio

Galeazzi era nato a Roma il 18 maggio del 1946, ma era di origini piemontesi da parte di padre. Da giovane si era distinto anche come sportivo, proprio in quel canottaggio che lo consacrò poi nell'olimpo dei telecronisti. Balzò sotto i riflettori nel 1967, vincendo il campionato italiano nel singolo, un risultato che gli valse pure la medaglia di bronzo al valore atletico. Nel 1968 il trionfo in doppio con Giuliano Spingardi, ottenuto lo stesso anno in cui partecipò alle selezioni per le Olimpiadi del 1968 a Città del Messico. Quello del canottiere era un 'marchio di fabbrica' per i Galeazzi: il padre di Giampiero aveva conquistato nel 1932 l'oro europeo nel "due senza". Tanti se lo ricordano anche per il suo soprannome: "Bisteccone". Lo aveva chiamato così il giornalista Gilberto Evangelisti prendendo spunto dalla sua mole. Non tutti sanno che Galeazzi era laureato in Economia, con tesi in statistica, e che per qualche mese aveva lavorato nell'ufficio marketing e pubblicità della Fiat a Torino.

Giampiero Galeazzi con Giuliano Spingardi nel 1968 (Ansa)

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La Rai

L'emittente pubblica lo assunse che era ancora un canottiere di livello. Partì dalla radio e già alle Olimpiadi di Monaco, nel 1972, si rese protagonista della sua prima radiocronaca nel canottaggio. Fu un caso: a commentare doveva essere MIrko Petternella, ma rimase bloccato nell'impianto di scherma.  Quindi il passaggio alla televisione, dove oltre ad alcune conduzioni del tg sportivo iniziò a partecipare ad alcune trasmissioni di grido come la Domenica Sportiva.

Arrivarono le telecronache, a cominciare dal tennis, in alternanza con Guido Oddo. Poi il canottaggio, la sua passione, di cui è stato voce per sei Olimpiadi, fino ad Atene 2004 e prima di essere sostituito da Marco Lollobrigida a Pechino 2008.

Dal 1992 al 1999 Galeazzi ha condotto 90esimo minuto, di cui è stato poi per diversi anni opinionista. Ha anche commentato la Nazionale italiana di calcio, in Confederations Cup, al fianco di Jacopo Volpi e Zbigniew Boniek. Poi le Notti Mondiali con Paola Ferrari e Maurizio Costanzo, in diretta da Piazza di Siena a Roma. E quelle Europee nel 2012, dove fu ospite del programma assieme, fra gli altri, a Serse Cosmi.  Di lui si ricorda anche una partecipazione al Festival di Sanremo 1996, a volerlo sul palco dell'Ariston fu Pippo Baudo. 

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