Trovata una quarta valigia nella zona di Firenze, tra il carcere e la Fi-Pi-Li, dove erano state ritrovate le prime tre con resti umani, di un uomo e di una donna, nei giorni scorsi, 16 dicembre 2020. ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI
Trovata una quarta valigia nella zona di Firenze, tra il carcere e la Fi-Pi-Li, dove erano state ritrovate le prime tre con resti umani, di un uomo e di una donna, nei giorni scorsi, 16 dicembre 2020. ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

FIRENZE
Le due figlie Dorina e Viktoria. E Dritan, il fratello della vittima. L’indagine sull’omicidio di Teuta e Shpetim Pasho comincia dai "contatti stretti" della coppia di albanesi sparita da Scandicci cinque anni fa, i cui resti sono stati trovati nelle valigie abbandonate nel campo degli orrori a Sollicciano, alle porte di Firenze. Sono loro, infatti, gli ultimi ad aver visto o aver avuto contatti con marito e moglie, sulla cui identità ormai, non ci sono più dubbi: i Ris di Roma, hanno definitivamente identificato l’uomo, già riconosciuto da un tatuaggio, grazie alle impronte digitali. Prima ancora di utilizzare il dna.
Quella di ieri, è stata una giornata lunghissima, soprattutto per Dorina Pasho, la figlia della coppia che l’otto novembre del 2015 denunciò la scomparsa dei genitori, arrivati circa un mese prima da Valona per assistere l’altro figlio, Taulant, che era detenuto proprio nel carcere di Sollicciano per traffico di droga. La donna è entrata nella caserma di Borgognissanti di buon’ora e ne è uscita diverse ore più tardi, pochi minuti prima delle dieci di ieri sera.
Ancora più tardi ha finito Viktoria. Secretato, dal pm Ornella Galeotti, il contenuto delle loro dichiarazioni. Come pure quello dello zio Dritan Pasho, uscito accanto al suo legale, Elisa Baldocci, ma sentito, precisano, "come persona informata dei fatti".
Trapela, comunque, che i carabinieri sono andati a riprendere gli atti di quel fascicolo di scomparsa, che nel frattempo era già stato archiviato dalla procura. E stanno verificando date, dichiarazioni, circostanze, rapporti non sempre idilliaci, anzi.
Intanto, l’8 novembre, il giorno in cui Dorina riferisce di aver sentito per l’ultima volta la madre e il padre è il 2 novembre. Quel giorno, hanno fatto sapere gli inquirenti per bocca del tenente colonnello Carmine Rosciano, coincide anche con la scarcerazione di Taulant, il fratello che oggi è ancora latitante dopo essere finito un’altra volta ’al gabbio’ per le solite storie di droga.
Sempre quel giorno, i Pasho sarebbero stati in compagnia della fidanzata del figlio, ad aspettare l’uscita dal penitenziario. Taulant pare proprio una figura chiave, di questa storia: i genitori erano molto vicini a lui. Egli aveva inoltre un appartamento sempre in zona Sollicciano, particolare non di poco conto: gli inquirenti stanno cercando anche il luogo dove sarebbe avvenuto il duplice omicidio e dove probabilmente, sono stati nascosti anche i cadaveri sezionati. Un appartamento in quella zona, è stato lasciato dalla fidanzata (nel frattempo avevano chiuso la loro relazione) un anno e mezzo fa.
Omicidio e abbandono dei cadaveri, sarebbe infatti avvenuti in due tempi diversi, molto distanti tra loro.
Le valigie – ieri è stata ritrovata la quarta con i resti mancanti – non si trovano infatti in quel terreno da cinque anni, ma da molto meno: da dieci a 24 mesi prima del ritrovamento. Lo rivelano le formazioni vegetali riscontrate. Ma neppure le condizioni dei resti, rispettano il processo di putrefazione canonico, e questo fa pensare che ci sia stato qualcosa di "particolare" nella conservazione. D’altronde, le ossa sono state trovate avvolte nel domopak e nel nylon: su questi materiali, sarebbero spuntate tracce genetiche interessanti, estranee alle vittime. Sono impronte del killer? E poi: un killer solo? E’ difficile pensare che tutto quel macello possa essere stato fatto da una persona sola.
È caccia anche al nascondiglio dove a un certo punto, le ossa non sono più potute essere custodite.
Magari, questo luogo non è distante dal punto dell’abbandono: chi aveva il compito di disfarsene, potrebbe aver preferito far poca strada, con quei bagagli dal contenuto pesantissimo: la prova di un efferato duplice omicidio.