MILANO L’indagine non è ancora chiusa, ma nelle ultime 48 ore ha preso una direzione ben precisa: Stefano Ansaldi (nella foto) si è suicidato. Una svolta inattesa per il giallo di via Macchi a Milano. Nelle prime ore, sabato sera, si era ipotizzato che il ginecologo napoletano fosse stato assassinato da due rapinatori seriali, gli stessi che qualche minuto dopo hanno derubato di Rolex e cellulare un 72enne. Le immagini delle telecamere e gli accertamenti investigativi hanno smentito la pista. Poi l’inchiesta ha virato...

MILANO

L’indagine non è ancora chiusa, ma nelle ultime 48 ore ha preso una direzione ben precisa: Stefano Ansaldi (nella foto) si è suicidato. Una svolta inattesa per il giallo di via Macchi a Milano. Nelle prime ore, sabato sera, si era ipotizzato che il ginecologo napoletano fosse stato assassinato da due rapinatori seriali, gli stessi che qualche minuto dopo hanno derubato di Rolex e cellulare un 72enne. Le immagini delle telecamere e gli accertamenti investigativi hanno smentito la pista. Poi l’inchiesta ha virato sulla vita privata e professionale del medico, conosciutissimo in Campania per le consulenze in materia di fecondazione assistita e molto amato dalle sue pazienti, supponendo che dietro quella morte così efferata ci fossero rancori personali o legati a questioni economiche, deflagrati al culmine di un violento litigio. Tanti particolari, però, non tornavano. Uno, innanzitutto. I due testimoni arrivati per primi sul luogo hanno raccontato di aver visto Ansaldi accasciarsi a terra in un lago di sangue, ma non hanno scorto killer che scappavano né percepito passi di persone che si stavano allontanando a passo svelto. E ancora: la telecamera che avrebbe dovuto riprendere la fuga dell’assassino, in fondo a via Macchi, non ha inquadrato nessuno. Che fine ha fatto? Non c’è mai stato, a meno che non si sia infilato in uno stabile della strada o nella sua auto parcheggiata in zona. Di più: i primi esami del medico legale (tra 30 giorni gli esiti definitivi dell’autopsia) avrebbero escluso che la coltellata sia stata sferrata da davanti, ritenendo quella ferita compatibile con un fendente alle spalle o con un colpo autoinferto; inoltre, sarebbero state riscontrate tracce di altri tagli sul collo. Lo smartphone del medico, non ancora trovato, è stato spento circa un’ora prima del decesso. Perché? Sull’arma del possibile delitto non sono state isolate impronte digitali, il che è compatibile con il fatto che il sessantacinquenne indossava guanti in lattice. Una sequela di elementi che, per esclusione, hanno portato i carabinieri a propendere per il suicidio, anche se l’inchiesta punta ancora a chiarire tutti i contorni oscuri della vicenda. Uno su tutti: perché Ansaldi ha deciso di togliersi la vita? Forse per guai finanziari, e le verifiche su conti e documentazione proseguono. Perché Milano? Gli inquirenti ritengono che non sia venuto qui a caso, bensì per un appuntamento importante che verosimilmente pensava risolutivo e di cui aveva accennato anche alla moglie. E invece quell’incontro, ammesso che sia mai avvenuto, non si è concluso come auspicava il ginecologo.

Andrea Gianni

Nicola Palma