26 mar 2022

Gialli e verdi, antiche passioni Contro la Nato e amici dello zar

Grillini e leghisti, ora in forte imbarazzo, avevano solo parole di appoggio al presidente russo. Salvini quand’era ministro: "L’annessione della Crimea è avvenuta dopo un legittimo referendum"

raffaele
Cronaca

di Raffaele

Marmo

È una storia che viene da lontano quella del filo-putinismo (e, per converso, dell’anti-europeismo e dell’anti-atlantismo) di Lega e 5 Stelle, travolto dall’aggressione del nuovo zar di Mosca all’Ucraina a fine febbraio, e riemerso nelle ultime giornate, con evidenza in mezzo a mille imbarazzi, come pacifismo fintamente buonista anti-armi e anti-armamenti. Ma, per darne conto, non rilevano neanche tanto i rapporti sotterranei, i finanziamenti eventuali, le interrogazioni mirate o i mille altri segreti dei viaggi in Russia di Gianluca Savoini e degli ambasciatori leghisti alla corte dell’autocrate del Cremlino. Così come le missioni passate di big del Movimento, come Alessandro Di Battista, Vito Petrocelli, o l’attuale vice-ministro degli Esteri Manlio Di Stefano.

Invece, per cogliere il filo che lega i distinguo e le amnesie di oggi con gli slogan, la fascinazione putiniana e le tesi ufficiali di ieri, basta mettere a posto i tasselli pubblici del puzzle. E la rilettura delle tessere permette di vedere in una luce differente (meno improvvisata e più organizzata) anche l’alleanza giallo-verde del primo governo Conte.

È fin dal 2014 che grillini e leghisti si ritrovano dalla stessa parte e, coincidenze della storia, questo accade proprio sulla rivoluzione ucraina. Sono i giorni della protesta di EuroMaidan a Kiev contro il presidente filo-russo Yanukovich, quando Salvini si schiera nettamente con Mosca: "Morti, scontri e barricate in Ucraina. Temo non sia una “rivolta spontanea“, ma sostenuta da chi, a Berlino, Bruxelles e Washington, vuole far pagare a Putin la sua autonomia, e vuole prendersi a buon mercato le ricchezze ucraine". Pura propaganda russa, che torna nelle invettive di Beppe Grillo contro la Nato e gli Amerikani in piazza a sparare. Tesi che alimentano parole di fuoco di un grillino di spicco, come Di Stefano, ospite del congresso del partito di Putin: "In pochi possono negare che a Kiev ci sia stato un golpe finalizzato a portare la Nato ai confini con la Russia. Ma una volta al governo rivedremo la partecipazione dell’Italia alla Nato".

L’Europa, nel frattempo, reagisce con le sanzioni alla Russia, dopo che quest’ultima si è annessa la Crimea. Ma anche queste diventano oggetto di contestazione di gialli e verdi non ancora giallo-verdi. La campagna elettorale del 2018, per leghisti e grillini, è, però, tutta all’insegna del No Euro, No Europa, ma anche No Nato. E, non a caso, nel Contratto di governo post-voto si parla dell’"apertura alla Russia, da percepirsi non come una minaccia, ma quale partner economico e commerciale potenzialmente sempre più rilevante". E da qui l’opportunità "del ritiro delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali (Siria, Libia, Yemen)". E, del resto, tra gli allarmi dei partner europei ("gli amici italiani di Putin", titola la Frankfurter Allgemeine Zeitung) e l’avviso del 2017 del non ancora presidente Usa, Joe Biden ("uno sforzo russo è in corso per sostenere il movimento nazionalista della Lega Nord e quello populista dei Cinque Stelle in Italia"), arriva, a governo costituito, l’endorsement dello stesso Putin a Giuseppe Conte, mentre il consigliere del Cremlino sulla politica estera, Serghej Markov, parla di aperta "simpatia" per populisti e sovranisti al governo. Salvini-Ministro, a sua volta, insiste: "L’annessione della Crimea alla Russia è avvenuta dopo un referendum, dunque è legittima". Mentre Conte incalza: "Le sanzioni contro la Russia rattristano l’Italia".

La congiuntura gioca a favore dei due alleati in Italia: negli Stati Uniti c’è Donald Trump, considerato fin troppo filo-russo e filo-sovranisti. Salvini e Conte stanno in una botte di ferro. A rivelare chi siano i numi tutelari dei grillini e di come l’attrazione con la Lega sia fatale è, del resto, fin dal 2017 Beppe Grillo, allora il vero padre-padrone del Movimento: "La politica internazionale ha bisogno di statisti forti come Putin e Trump. Considero questo un vantaggio per l’umanità. E se Trump vuole uscire dalla Nato, che lo faccia". E Grillo, oggi non più guru assoluto del grillismo, ma, con l’eretico Di Battista, è di fatto l’unico non pentito. O, almeno, il solo che non si è travestito da finto-pacifista, che aborre le armi.

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