Una manifestazione in Baviera contro i migranti

Roma, 23 settembre 2018 - Italiani? Se non lavorate, tornate a casa. La sintesi è forte, però efficace. Ai tedeschi i disoccupati non piacciono, e pazienza se arrivano da Stati dell’Unione europea. Dagli uffici stranieri dei Comuni l’invito a smammare – persino con viaggio pagato – sta diventando prassi. Un’intimidazione di fatto che vede gli italiani, con o senza welfare, bersagliati senza esitazione. "Se fosse vero, l’atteggiamento della Germania sarebbe molto grave e andrebbe a colpire l’essenza stessa della Ue".

Le parole del sottosegretario agli Esteri Riccardo Merlo tradiscono tutta la preoccupazione della Farnesina per lo scoppio di un possibile nuovo caso tra Roma e Berlino, stavolta giocato tra i commi e le righe dell’art. 45 del Trattato sul funzionamento Ue. Un’interrogazione parlamentare dei deputati Pd Massimo Ungaro e Angela Schirò chiede al ministro degli Affari esteri Enzo Moavero di "accertare", via "missione diplomatica", se quanto sta emergendo "corrisponda al vero". Cautela di puro stile. Perché le denunce dalla Germania crescono di settimana in settimana. Così, mentre agli elettorati dei due Paesi viene servito a mo’ di banchetto l’irrisolto contenzioso sui flussi migratori extracomunitari, a debita distanza dai grandi cerimonieri Angela Merkel, Horst Seehofwer, Giuseppe Conte, Matteo Salvini, le autorità tedesche scatenano la caccia agli ospiti comunitari indesiderati. Perché percettori di sussidio. O perché sospettati di scroccarlo senza particolare impegno per una nuova occupazione. Sospetto talvolta lecito quanto marginale, ma che non dovrebbe comunque impedire la libera circolazione in uno Stato Ue.

Tutto nasce dalla legge che nel 2017 ha ridefinito per i cittadini comunitari la regolamentazione del diritto alla libera circolazione sul territorio federale tedesco. Ora i cittadini dell’Unione in Germania da meno di cinque anni che non lavorano, percepiscono sussidi sociali e non sono alla ricerca di un lavoro possono essere espulsi. La trasmissione Radio Colonia ha investigato e quantificato il fenomeno: almeno un centinaio gli italiani già colpiti, specie in Nord Reno-Vestfalia. Job center e Comuni si dividono il lavoro. Racconta Anna (nome di fantasia) a Radio Colonia: "Sono arrivata nel 2013 con la prima bambina. Ho sempre lavorato. Poi la seconda gravidanza. Nel 2018 mi sono separata. Ho chiesto un aiuto al Jobagentur e sembrava che fosse tutto a posto". Invece arriva la chiamata dall’ufficio stranieri: "Visto che non può provvedere a se stessa, lei ha 15 giorni di tempo per trovare un lavoro, altrimenti riceverà una lettera di rimpatrio" eventualmente "con biglietto pagato" anche per le bambine. Comunicazioni verbali oppure al condizionale. Sulle lettere sta scritto "lei dovrebbe lasciare la Bundesrepublik: un consiglio inammissibile", denuncia Lara Galli dell’Inca Cgil di Monaco. Proposte simili sono state ricevute anche da lavoratrici italiani incinte con gravidanza a rischio. Un tritacarne anche molto burocratico. Lamenta Luciana Martena del Consiglio di integrazione di Mettmann: non c’è nessuna volontà "di valutare caso per caso". Per chi finisce sotto inchiesta, e non ha almeno un minijob da sventolare, purtroppo "non c’è scampo".