Sintomi di depressione, ma non elementi di una "patologia psichiatrica maggiore". Lo hanno messo nero su bianco gli psicologi del carcere milanese di San Vittore in una relazione agli atti dell’inchiesta a carico di

Alberto Genovese (nella foto), l’ex mago delle startup in carcere dal 6 novembre per aver stordito con droghe e violentato una 18enne nel suo attico nel centro di Milano.

Relazione che potrebbe essere decisiva per valutare la richiesta dei difensori dell’imprenditore di concedere gli arresti domiciliari per poter seguire un percorso di recupero dalla dipendenza da cocaina, anche sulla base del rischio che l’uomo in cella possa compiere gesti estremi. Genovese aveva già parlato dei suoi problemi di droga negli interrogatori successivi all’arresto.

Nella loro relazione gli psicologi di San Vittore spiegano che il 43enne, prima di finire in carcere, non aveva mai avuto alcun contatto con i servizi "di assistenza alla tossicodipendenza". E parlano di un "umore deflesso", con sintomi di depressione. Il gip Tommaso Perna dovrà decidere sulla richiesta dei domiciliari dopo il parere dei pm, che dovrebbe essere negativo. Sul tavolo anche l’ipotesi di una perizia psichiatrica.

A.G.