Violenza sessuale (Foto di repertorio)
Violenza sessuale (Foto di repertorio)

Genova, 18 febbraio 2019 - Drogata dalla madre, violentata dal patrigno. Ha questi ingredienti horror la storia da incubo di una 17enne che quella sera pensava di andare a una festa per divertirsi con amici e parenti. Gli orchi - la madre sudamericana di 38 anni e il patrigno pakistano di 39 - sono stati arrestati con l'accusa di violenza sessuale di gruppo.
E' successo a inizio dicembre in un appartamento nel quartiere San Fruttuoso. A poche settimane di distanza, la procura ha chiesto il carcere. Vista la "pericolosità" dell'uomo, il tribunale dei minori ha ottenuto anche l'allontanamento degli altri due figli piccoli della donna.  

LA DROGA DELLO STUPRO - Gli investigatori della Mobile  hanno ricostruito minuto per minuto la notte degli orrori. La ragazzina ha raccontato di essere andata alla festa in compagnia dei genitori. A serata inoltrata ha detto di essere stanca alla madre che, per farla desistere, le avrebbe dato del benzodiazepine mescolato a bevande alcoliche. Un mix micidiale, soprannominato 'droga dello stupro', che ha fatto perdere il controllo dì sé alla giovane.
E' a quel punto che il patrigno l'avrebbe violentata sotto gli occhi della madre. Quando la poveretta si è ripresa e ha provato a ribellarsi, la donna le avrebbe fatto capire che non doveva reagire, ma sottostare. 

LA RICHIESTA DI AIUTO - In preda all'orrore, la 17enne è riuscita a scappare da quella casa. E per fortuna è stata notata e soccorsa - terrorizzata, infreddolita e dolorante - da una pattuglia della polizia.
A quel punto ha raccontato tutto. La ragazza è stata ascoltata due volte dai poliziotti coordinati dal pubblico ministero Elena Schiavetta: la prima in presenza della madre (senza però entrare nei dettagli) la seconda da sola davanti a una psicologa, ed è stata un fiume in piena. 

I TESTIMONI - Gli agenti sono anche riusciti a rintracciare due testimoni che hanno dichiarato di aver visto la madre farle bere da un bicchiere. "Il comportamento della donna è altrettanto grave, perché oltre ad aver contribuito ad abbassare le difese della figlia con un prodotto narcotizzate, avrebbe assistito alle terribili violenze", ha spiegato a LaPresse il capo della Mobile Calì. "Ecco perché l'aggravante della violenza sessuale di gruppo viene contestata a entrambi. E' una storia talmente inquietante e grave..", ha aggiunto. 

A incastrare il patrigno ci sarebbero inoltre dei messaggi sul cellulare della ragazzina in cui l'uomo le avrebbe scritto di aver "sbagliato" e che "per quanto commesso" meritava la "galera". Una mezza ammissione che ha convinto il gip a chiedere il carcere.