Domenica 21 Aprile 2024

Genitori divorziati, la casa va alle figlie di 4 e 7 anni. “Si alterneranno papà e mamma”

La sentenza del tribunale di Cuneo confermata dalla Corte d’Appello di Torino ribalta il consolidato copione delle separazioni dove i figli devono spostarsi da un genitore all’altro

Genitori separati: la casa resta ai figli

Genitori separati: la casa resta ai figli

Roma, 21 marzo 2024 – In caso di divorzio il benessere e l’equilibrio dei figli deve essere messo al primo posto e quindi tocca ai genitori spostarsi da una casa all’altra e adattarsi alla nuova condizione, lasciando la prole a vivere nella casa originaria. Non più i figli con le borse in mano a fare la spola tra il tetto di mamma e quello di papà. Questo è quanto deciso dalla sentenza del tribunale di Cuneo, confermata dalla sentenza della Corte d’Appello di Torino, che ha stabilito un principio: la casa di famiglia, dopo la separazione dei genitori, resterà alle due figlie, che nella vicenda oggetto della sentenza hanno 4 e 7 anni.

La decisione dei giudici mette al primo posto la stabilità delle due minori che rimarranno nell’abitazione coniugale mentre i genitori “dovranno ruotare, a settimane alterne, nella casa familiare, con previsione di due pomeriggi a settimana con l’altro genitore”. Per il resto del tempo, i coniugi dovranno quindi trovare un’altra sistemazione. La decisione ribalta il consolidato copione delle separazioni tra genitori, in cui a soffrire sono principalmente i figli, costretti ad adattarsi ad una nuova condizione familiare e a spostarsi da un genitore all’altro perdendo i riferimenti quotidiani acquisiti negli anni.

Nel caso specifico, però, rimangono dei dubbi dopo le dichiarazioni di Alessio Solinas, legale della donna, che ha affermato come si tratti di una “sentenza singolare anche perché la signora ha pure presentato una denuncia per maltrattamenti e ora si chiede come potrà dormire nella stessa casa dove poco prima c’è stato il suo ex”.

Se la decisione appare ineccepibile nei confronti delle minori, restano da analizzare anche le ripercussioni sulle vite dei genitori così come ha commentato anche l’esperto di diritto familiare, l’avvocato Carlo Rimini: “Può funzionare solo se vi è armonia fra i genitori separati. Non è invece giusto costringerli ad alternarsi in una casa con una organizzazione dei tempi che certamente pregiudicherà la possibilità di ciascuno di rifarsi una vita con un minimo di libertà e che rischia di essere fonte di un incremento della conflittualità, con un evidente pregiudizio per i bambini”. Il rischio è quindi quello di aumentare le tensioni tra gli ex coniugi che si ripercuoterebbero inevitabilmente sulle vite delle figlie.

Non è la prima sentenza che va in questa direzione, sono infatti due i precedenti. La prima sentenza pilota è avvenuta a Trieste nel 2012, quando il presidente del Tribunale dei minori di Trieste, Paolo Sceusa, nell’ambito di un procedimento che vedeva due triestini contendersi l’affidamento della figlia di 4 anni, aveva stabilito che la minore venisse collocata “presso l’abitazione di proprietà e affidata in modo condiviso a entrambi i genitori i quali, limitatamente alle decisioni di ordinaria amministrazione e al tempo in cui la figlia è con ciascuno di essi, eserciteranno la potestà separatamente”.

Nel 2017 era stato invece il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nello specifico il giudice Gigliano, a riconoscere “l’insopprimibile diritto alla bigenitorialità nella gestione della prole”, stabilendo attraverso il decreto n. 1054/2017, che in quel caso il domicilio delle minori venisse posto presso la casa coniugale con affido condiviso ad entrambi i genitori e la necessità per questi ultimi di “alternarsi” nella casa stessa, occupandosi delle minori durante il tempo della propria permanenza. Il giudice aveva motivato la scelta affermando quanto fosse fondamentale impedire la perdita radicale delle abitudini di vita dei figli con uno dei due genitori.