La polizia del Scip (Servizio per la cooperazione internazionale) con la bimba - Ansa
La polizia del Scip (Servizio per la cooperazione internazionale) con la bimba - Ansa

Novara, 15 novembre 2021 - Rompono il silenzio i genitori biologici della bambina nata in Ucraina con la tecnica di maternità surrogata e lasciata lì dalla coppia, alle cure di una babysitter del posto. E lo fanno tramite i loro avvocati, Riccardo Salomone e Enzo Carofano. Padre e madre non volevano abbandonare la bimba, si legge in una nota dei legali, anzi: i due coniugi "additati come responsabili dell'aberrante comportamento", avevano avviato le pratiche per riportarla in Italia. I due avvocati invitano i media "ad evitare ogni interferenza nella vita privata e nella riservatezza della coppia". 

La coppia, residente nel Nord del Piemonte, è finita nell'occhio del ciclone dopo il rientro della bambina in Italia reso noto dalla Polizia dello Scip (Servizio di cooperazione internazionale) e dalla Croce Rossa Italiana che si sono occupati dell'operazione. La piccola, 15 mesi, è arrivata a Malpensa alcuni giorni fa con un volo da Kiev dopo che la procura della Repubblica ha deciso la sua adottabilità. A segnalare la vicenda alle autorità italiane era stata la tata ucraina della bimba che denunciava l'assenza, anche dal punto di vista economico, della coppia, rientrata in Italia dopo il riconoscimento della bambina. 

Le parole dei genitori

"In relazione alle notizie pubblicate dagli ordini di stampa su un presunto abbandono di una bambina in Ucraina  - si legge nella nota dei legali della coppia - in rappresentanza dei due coniugi additati come responsabili dell'aberrante comportamento - si legge nella nota - si nega tassativamente che la coppia avesse intenzione di abbandonare la bambina: ed infatti erano state avviate le pratiche per riportarla in Italia". I legali evidenziano poi "che i coniugi non hanno mai rilasciato alcuna dichiarazione ai giornalisti", stigmatizzano " la grave circostanza della fuga di notizie riservate sulla quale verranno fatti gli opportuni accertamenti in sede giudiziaria" e invitano "ad evitare ogni interferenza nella vita privata e nella riservatezza della coppia".

La versione emersa nei giorni scorsi è di segno opposto rispetto a quella della coppia. Croce Rossa e agenzie di stampa riportavano infatti che la procura di Torino, prima di decidere di avviare l'iter per il rientro e per l'adozione della bambina, aveva sentito i due coniugi, ricevendo con la conferma che entrambi non avevano più intenzione di occuparsi della bimba.

Sul caso la procura di Novara competente ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati, per capire se vi siano elementi penalmente rilevanti. I magistrati minorili di Torino hanno avviato invece l'iter per l'adozione della bambina, che si trova temporaneamente con una famiglia affidataria.