Lezioni di buone maniere (Newpress)
Lezioni di buone maniere (Newpress)

Roma, 15 aprile 2019 - Dimenticatevi aragoste e centrotavola. Le buone maniere riguardano altro. E, da maggio, si studieranno all’Università. Non si diventerà proprio dottori in educazione, ma si potrà frequentare il corso di Alta formazione ‘Galatei e buone maniere’ all’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Accademia italiana galateo. Un percorso accademico unico in Europa. In epoca di odio social con ministri che accostano foto a torso nudo a eventi istituzionali e altri che si affacciano sul balcone di Palazzo Chigi per festeggiare l’addio alla povertà, un corso così sembra quasi anacronistico. E invece: trenta posti esauriti in poco tempo e in aula architetti, imprenditrici, professionisti del lusso, anche medici e infermiere. Prevalentemente donne e qualche studente. 

«Chi già lavora, soprattutto in organizzazioni internazionali, ha bisogno di conoscere le culture con cui entra in contatto», spiega Romana Andò, direttore del nuovo corso e già docente del dipartimento di comunicazione di ricerca sociale, oggi al dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arti e spettacolo. Che aggiunge l’importanza della gestione dei propri profili social. «La comunicazione, anche politica, ora si gioca tutta sull’affettività, l’intimità. Ma questo sui social crea confusione. E così va a finire che il politico comunichi come una celebrity e non come un personaggio istituzionale», aggiunge Andò. Da qui, non mancheranno lezioni di cerimoniale anche con chi lavora alla presidenza della Repubblica, e non si tralascerà la storia. Si parlerà di Monsignor Della Casa (inventore del galateo) o Erasmo da Rotterdam, ma soprattutto si punterà sugli aspetti ‘pratici’. Samuele Briatore, presidente dell’Accademia italiana galateo, conferma: «Con buone maniere si pensa sempre al vestitino o alla tavola, ma chi ha deciso di partecipare a questo corso cerca di migliorare il rapporto con l’altro. Vuole aumentare l’empatia, come nel caso di dottori e infermieri, ma anche capire come comportarsi in un viaggio di lavoro in Oriente o nei Paesi arabi».

I rischi, se non si è preparati, sono tanti. Alcuni errori? «In Giappone soffiarsi il naso in pubblico o portare i coltelli a tavola (per loro sono spade!), oppure, nei Paesi arabi, entrare in casa con le scarpe», spiega Briatore. «Gli europei – continua l’esperto – si sentono superiori, per questo sembra strano studiare queste cose. Per cinesi e giapponesi è diverso. Nella mia accademia facciamo spesso workshop con orientali. Ci chiedono di tutto sull’Italia: da quando scrivere ‘spettabile’ o ‘egregio’ in una mail, a come salutare, fino ai doni da portare. Cose futili? Se lavori nel settore import-export non proprio».

Senza contare che alcune regole sono fondamentali (per tutti). Rispondere a una mail entro 24 ore, ad esempio. Ma anche evitare le mani sulle gambe a un colloquio di lavoro («Tenerle in vista – spiegano gli esperti – denota affidabilità»). Meglio evitare gaffe anche sul look. «Non si sbaglia soltanto mostrandosi con un aspetto poco curato, ma si può ‘cadere’ anche sull’over dress, cioè l’abbigliamento esagerato, che rischia di mettere in ombra il festeggiato». Infine, attenzione alla sostanza: cioè il linguaggio. Se diamo del ‘tu’ al barista e il ‘lei’ al notaio già abbiamo fatto un errore imperdonabile. Poi, indicazione fondamentale: ascoltare l’altro. Morale: se vi trovate a una cena di lavoro o di gala, niente paura. Puntate tutto sulla conversazione, mettete a proprio agio i commensali, anche quelli più timidi, e ascoltateli. Avrete successo e, soprattutto, distrarrete i vostri vicini. Che non si accorgeranno che l’aragosta non solo non la sapete mangiare, ma non l’avete mai assaggiata.