Verbania, 26 maggio 2021 - C'era un secondo 'forchettone' nella cabina precipitata a Mottarone-Stresa. Nel corso delle indagini sulle cause dell'incidente alla funivia, che hanno portato al fermo di tre persone (tra cui anche il gestore Luigi Nerini), è stato ritrovato un secondo strumento che ha impedito ai freni di attivarsi. Si trovava a terra semicoperto dal pannello della centralina elettrica. "Sapevamo che l'impatto al suolo della cabinovia è stato violento e siamo tornati oggi per fare una ricerca accurata e abbiamo trovato la seconda `forchetta'", ha detto il comandante della compagnia dei carabinieri di Verbania, Luca Geminale, ai microfoni di RaiNews.  

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Funivia Mottarone, ritrovato il secondo 'forchettone' (Ansa)

Come aveva annunciato la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi, ci sarebbero stati altri sopralluoghi per capire se il secondo `forchettone' si fosse perso nei boschi dopo l'impatto al suolo della cabinovia. Il forchettone è quello strumento che se inserito nella forcella della cabina impedisce alle ganasce frenanti di attivarsi e quindi di arrestarne la discesa libera.  

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Forchettone per nascondere problemi impianto

Secondo quanto spiegato dalla pm, il comportamento degli indagati è stato ''consapevole e sconcertante''. I tre infatti avrebbero avuto consapevolezza del malfunzionamento dell'impianto frenante e per ''evitare continui disservizi e blocchi'' hanno preferito per settimane continuare a mettere a rischio i passeggeri, coscienti che l'''anomalia necessitava di un intervento più radicale, di un blocco più consistente'' dell'impianto. Così per ovviare allo stop che avrebbe comportato la perdita di soldi i tre avrebbero deciso di ''manomettere il sistema di sicurezza'', cioè di apporre il forchettone per ovviare al problema al sistema frenante. Forchettone che, una volta che si è tranciato il cavo trainante della funivia, ha impedito alla cabinovia di restare sospesa e l'ha lasciata precipitare nel vuoto per circa 20 metri. 

"Abbiamo potuto accertare dai reperti analizzati in questi due giorni e in particolare dall'analisi dei reperti fotografici che la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso, cioè non era stato rimosso o meglio era stato apposto il forchettone che tiene distante le ganasce dei freni che dovrebbe dovuto bloccare il cavo in caso di rottura del cavo", ha spiegato la procuratrice Bossi. L'esigenza di questa 'toppa provvisoria' nasce dall'esigenza di non bloccare a lungo l'impianto che presentava "delle anomalie" così sulla cabina "non è stato disposto questo dispositivo (il forchettone, ndr) e quando il cavo si è spezzato la cabina è precipitata".

Uno sviluppo investigativo "molto inquietante", ha detto ancora il magistrato: Con la "convinzione che mai si sarebbe tranciato il cavo si è corso il rischio" più volte e di una tragedia sebbene le anomalie del sistema fossero state "segnalate più volte". Tra gli ultimi interventi c'è sicuramente quello del 3 maggio scorso, ma almeno un'altra richiesta di intervento sarebbe stata ignorata, insomma la cabina sarebbe stata a rischio per più giorni o settimane.  I tre fermati erano consapevoli da settimane del guasto al sistema frenante di sicurezza, ha proseguito il procuratore capo di Verbania. Con il gestore dell'impianto della funivia del Mottarone, un ingegnere e un capo del servizio attualmente in stato di fermo c'è stato un "confronto di carattere tecnico. Si sono 'giustificati'" rispetto alle consapevoli anomali del sistema frenante dell'impianto "per superare le difficoltà economiche ed evitare che si fermasse a lungo". Così si è preferito "disinnescare" sulla cabina precipitata il sistema frenante di sicurezza, dice il procuratore Bossi.