Roma, 27 maggio 2021 - Il procuratore della Repubblica di Verbania, Olimpia Bossi, con il sostituto Laura Carrera stanno completando la richiesta di convalida del fermo dei tre indagati per il disastro della funivia del Mottarone, costato la vita a 14 persone. La richiesta deve essere depositata entro 48 ore dal fermo, che scadono nella notte di oggi. L'udienza di convalida davanti al Gip, con l'interrogatorio dei fermati, si terrà invece sabato mattina: in quella sede si capirà quale condotta, almeno nella fase iniziale del procedimento, decideranno di tenere gli indagati - Luigi Nerini, proprietario della società di gestione, il direttore dell'esercizio Enrico Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini - che si trovano attualmente in carcere a Verbania. Nel decreto di fermo si legge che sussiste il pericolo di fuga degli indagati. Secondo il magistrato "sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili".

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L'indagine

"Abbiamo sequestrato tutto, anche la scatola nera", ha riferito il capitano Luca Geminale, comandante della compagnia dei carabinieri di Verbania che da domenica lavora sul campo alle indagini. La cosiddetta 'scatola nera' è "un sistema - ha spiegato - che registra tutti gli aspetti tecnici dell'impianto, come la velocità, l'andatura, l'oscillazione" della funivia. Previsto il primo sopralluogo del perito nominato dalla procura, Giorgio Chiandussi, docente del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale del Politecnico di Torino. Al Mottarone compirà i rilievi tecnici, sia sulla cabina precipitata sia sul cavo spezzato. Il freno - secondo gli inquirenti - sarebbe stato manomesso consapevolmente, per evitare disservizi. Il direttore Perocchio nega di esserne stato a conoscenza e di aver autorizzato l'utilizzo in quelle condizioni. 

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Il sopralluogo del consulente

Il sopralluogo del professor Giorgio Chiandussi, perito della Procura di Verbania, sul luogo dell'incidente ha riguardato in prevalenza la fune, perché quello è "l'oggetto del nostro quesito", riferisce il capitano Luca Geminale, comandante della Compagnia dei carabinieri di Stresa, precisando che comunque "il consulente analizzerà tutti i dettagli, tutte le componenti interessate dalla rottura e, quindi, dall'incidente". Il consulente si è soffermato nel luogo dell'incidente e ha fatto scoprire una parte della cabina precipitata, "quella dell'attacco dei cavi". Successivamente si è recato alla stazione intermedia e a quella in vetta alla montagna. "Dobbiamo analizzare tutti i dettagli che offre la scena e capire il punto esatto dell'incidente e la causa scatenante la rottura del cavo", ribadisce il capitano Geminale. 

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Il decreto di fermo

Per la procura di Verbania che indaga sull'incidente del Mottarone, "sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili". Lo si legge nel decreto di fermo disposto nei confronti dei tre fermati. Tadini, sostiene la procura nel decreto, "ha ammesso di avere deliberatamente e ripetutamente inserito i dispositivi blocca freni (forchettoni), disattivando il sistema frenante di emergenza". Una condotta "di cui erano stati ripetutamente informati" Enrico Perocchio e Luigi Nerini, che "avvallavano tale scelta e non si attivavano per consentire i necessari interventi di manutenzione che avrebbero richiesto il fermo dell'impianto, con ripercussioni di carattere economico". 

I magistrati sottolineano quindi la "sconsiderata condotta" che "ha determinato" la "morte di quattordici persone e lesioni gravissime a un minore di cinque anni". I pm rilevano che "in caso di accertato riconoscimento e delle responsabilità la pena detentiva sarebbe "elevatissima". "I fatti contestati - scrive ancora la procura di Verbania - sono di straordinaria gravità in ragione della deliberata volontà di eludere gli indispensabili sistemi di sicurezza dell'impianto di trasporto per ragione di carattere economico e in assoluto spregio delle più basilari regole di sicurezza finalizzate alla tutela dell'incolumità e della vita". 

La convalida dei fermi

Sono stati fissati per sabato mattina gli interrogatori di convalida dei tre fermati per l'incidente della funivia del Mottarone. Luigi Nerini, proprietario di Ferrovie del Mottarone, il direttore dell'esercizio Enrico Perocchio e il capo servizio Gabriele Tadini compariranno davanti al gip Donatella Banci Buonamici, che è anche presidente dell'ufficio. Il giudice si recherà alle 9 nel carcere della cittadina sulla sponda piemontese del Lago Maggiore e comincerà con Tadini. Dovrà decidere sulla richiesta di convalida del fermo e di arresto avanzata dalla Procura.

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"Funivia scesa a folle velocità"

La rottura della fune trainante della funivia del Mottarone, per cause ancora da accertare, ha fatto sì che la cabina numero 3 in prossimità della stazione finale di Mottarone "invece di arrestarsi sospesa alla fune portante come avrebbe dovuto fare - si legge ancora nel decreto di fermo -, se fossero stati rimossi i forchettoni rossi cosiddetti blocca freni, iniziava a scivolare all'indietro, scendendo a folle velocità verso valle, in direzione Stresa, località Alpini e, dopo aver raggiunto il pilone numero 3 della tratta Alpino-Mottarone, si sganciava dalla fune portante, schiacciandosi a terra e rotolando a valle sul pendio fortemente scosceso, fino a quando impattava contro un albero".

La scatola nera

I carabinieri hanno sequestrato tutto, "non sappiamo però se ci sia anche la scatola nera, perché non tutte le cabine di questo tipo ne sono dotate", spiega la procuratrice di Verbania Olimpia Bossi ad Askanews in merito alle indagini sulla tragedia. "E' stato sequestrato tutto - ha aggiunto - per cui se c'è verrà esaminata con l'ausilio di tecnici informatici".  "Gli addetti ai lavori sono stati sentiti, sia coloro che erano in servizio quel giorno, sia gli impiegati in generale - ha proseguito la pm - Sembrerebbe emergere che fosse una pratica abituale" disabilitare o tenere disabilitato il sistema frenante della funivia. "Ora aspettiamo di capire come risponderanno alle domande. In questo momento non si può dire chi, in concreto, lo abbia fatto".  "Le anomalie dei freni erano pacificamente note agli operatori e agli addetti - ha proseguito - Ora si tratta di capire le mansioni di ciascuno, le modalità e tutte le posizioni saranno vagliate. Decideremo anche sulla base delle dichiarazioni che rilasceranno gli interessati. Oggi siamo concentrati a depositare la richiesta di convalida dei fermi".

Leitner Spa: "Ci costituiremo parte civile"

 Leitner SpA si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario per la tragedia di domenica sulla funivia Stresa-Mottarone. Lo annuncia la stessa azienda di Vipiteno. "La manomissione degli impianti di sicurezza che ha portato alla tragica morte di 14 persone - dichiara Anton Seeber, presidente di Leitner SpA - è un atto gravissimo. L'utilizzo dei cosiddetti forchettoni è espressamente vietato con persone a bordo. Per tutelare l'immagine dell'azienda, dei suoi collaboratori e di tutto il settore abbiamo deciso che ci costituiremo parte civile. Eventuali risarcimenti verranno devoluti alle famiglie delle vittime".

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I funerali delle vittime

Respira da solo ma non è ancora completamente cosciente Eitan, il bimbo unico sopravvissuto della strage. Si sono svolti questa mattina vicino a Tel Aviv i funerali di Amit Biran, della moglie Tal Peleg e del figlioletto di due anni Tom, tre delle vittime israeliane della tragedia della funivia del Mottarone di domenica scorsa. Alle esequie dei genitori e del fratellino di Eitan, era presente anche l'ambasciatore italiano, Gianluigi Benedetti, che ha portato il cordoglio del Paese per questa tragedia. La cerimonia si è tenuta a Moshav Avi'el, a nord-est di Tel Aviv, all'altezza di Zichron, in forma strettamente privata. I funerali dei nonni della mamma di Eitan, l'82enne Yitzhak e la 70enne Barbara Cohen, si terranno domani.

A Diamante, in provincia di Cosenza, decine di persone hanno dato l'ultimo saluto a Serena Cosentino, la 27enne morta nell'incidente della funivia insieme al fidanzato Mohammadreza Shahaisavandi, di origini iraniane.  All'arrivo della salma la madre, visibilmente provata, si è inginocchiata lasciandosi andare a un pianto dirotto e dopo pochi minuti ha avuto un malore. Sono dovuti intervenire i paramedici per sedarla. Oggi, a Diamante, è lutto cittadino.

A Varese si sono svolte nel pomeriggio le esequie di Alessandro Merlo e Silvia Malnati, i due fidanzati di 29 e 27 anni che domenica avevano preso la funivia di Stresa per una gita fuori porta e per godersi la giornata di sole. Lacrime, pianti (strazianti le urla prima della cerimonia di Enza, la madre di Silvia), ma anche tanta compostezza da parte delle oltre duemila persone che, anche prendendo posto nel piazzale antistante la chiesa, hanno voluto dare l'addio ai due inseparabili ragazzi.

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Giovannini alla Camera

"Una grande ferita per il Paese": così il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, nell'informativa alla Camera sull'incidente. Il ministro ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime. Parole accompagnate da un applauso dell'assemblea. Lunedì 24 maggio - ha sottolineato Giovannini -, durante la riunione tecnica a Stresa, "dalla disamina dei fatti illustrati da tutti i presenti è emersa la prontezza nella risposta del sistema di soccorso che, compatibilmente con le suddette asperità del luogo di operazione, si è caratterizzata per la tempestività e la totale collaborazione di tutti gli enti". Il ministro ha riferito che "la Commissione del Ministero istituita domenica scorsa svolgerà approfondimenti specifici, che si aggiungono agli accertamenti della Direzione Generale per le Investigazioni Ferroviarie e Marittime, organismo investigativo indipendente previsto dalla normativa europea. La Direzione Generale  - spiega ancora - ha già avviato un'inchiesta finalizzata ad accertare le cause dirette e indirette dell'incidente e a individuare le azioni più opportune per evitare il rischio di ripetersi di eventi analoghi, fermo restando l'accertamento delle eventuali responsabilità, di esclusiva competenza della magistratura".

"Controlli ad hoc dopo stop di oltre un mese"

"Sono previsti in capo all'esercente l'esecuzione di ispezioni annuali, di controlli giornalieri, settimanali e mensili. In caso di interruzione per periodi superiori a un mese, qual è quella determinata dall'emergenza sanitaria in corso, prima della ripresa del servizio è necessaria l'effettuazione da parte del gestore di specifici controlli", ha detto ancora Giovannini. "Ricordo anche che il Governo ha sempre escluso la possibilità di estendere tout court la durata della fine-vita tecnica degli impianti in ragione del fermo da Covid-19".