Stresa, 31 maggio 2021 - Proseguono le indagini sulle cause della tragedia della funivia del Mottarone. Accertamenti "irripetibili" saranno disposti per capire "perché la fune si è rotta e si è sfilata, e se il sistema frenante aveva dei difetti". A chiarirlo è la procuratrice di Verbania, Olimpia Bossi, che spiega come da queste analisi si vedrà se "emergeranno" altre responsabilità. Solo dopo questi "accertamenti irripetibili" verranno eventualmente consegnati altri avvisi di garanzia che potrebbero allargare il campo degli indagati. La Bossi precisa di dover ancora "chiarire con il o i consulenti tecnici quali saranno le modalità di questo accertamento irripetibile".

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Un dettaglio del luogo dell'incidente della funivia (Ansa)

La procuratrice spiega di non essere "ancora in grado di dire perché si è verificato questo evento", ovvero stabilire le cause della rottura della fune traente e possibili collegamenti di tale rottura con anomalie del sistema frenante. La consulenza tecnica servirà a fare chiarezza. Ieri si è appreso che i forchettoni erano stati installati lo scorso 26 aprile, il sistema frenante di emergenza era bloccato da un mese

I messaggi

Gli inquirenti stanno vagliando le comunicazioni, via chat o mail, tra Tadini e il gestore Luigi Nerini e il direttore dell'impianto Perocchio. I loro telefoni sono stati sequestrati nei giorni scorsi. L'obiettivo è verificare se ci siano state indicazioni sull'uso dei forchettoni per disattivare i freni di emergenza o sulle anomalie del sistema frenante. Anomalie che hanno portato Tadini a bloccare i freni con "i ceppi". 

L'operatore sotto la lente

Intanto, sotto la lente dei pm ci sono anche il ruolo e le presunte responsabilità dell'operatore che la mattina della tragedia non rimosse i forchettoni dai freni di emergenza su "ordine", come chiarito da lui stesso a verbale, del caposervizio Tadini. Le analisi sulle eventuali responsabilità si concentrano su quella mattina, sulla decisione di tenere i ceppi e sulla consapevolezza del dipendente che non li tolse. 

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Perocchio

Nel frattempo, oggi sulla Stampa è comparsa un'intervista all'ingegnere Enrico Perocchio, direttore tecnico della funivia. "Non ho mai ricevuto da Nerini pressioni perché si girasse in condizioni non regolari", ha detto Perocchio dopo la scarcerazione, ribadendo di non essere stato a conoscenza dei forchettoni. Sul perché il caposervizio Tadini possa aver fatto quella scelta, ha detto: "Non sono nella sua testa, non posso saperlo. Se lo avessi saputo lo avrei bloccato prima". Quindi ha sottolineato che la rottura della fune è un evento "rarissimo", ma "può capitare". Tanto che "è prevista la presenza di freni di emergenza". Ora quindi "si farà luce su come sia potuto accadere, ma so con certezza che da noi le manutenzioni su funi e testa fusa erano a posto". Il direttore tecnico, tornato in famiglia, aggiunge: "Ricorderò quella giornata di domenica per tutta la vita. Io sto male per niente, figuriamoci come sto adesso sapendo che sono morte quattordici persone. Questa è una tragedia immane. La terrò sempre nel cuore. È impossibile dimenticarla. E purtroppo io non posso fare nulla".