di Alessandro Farruggia Il governo del Giappone ha annunciato che scaricherà nell’Oceano Pacifico 1,3 milioni di tonnellate di acqua radioattiva, trattata e accumulata nella centrale nucleare di Fukushima, teatro del disastro del 2011. Anche se l’operazione non dovrebbe cominciare prima di due anni e durerà decenni, l’annuncio ha provocato immediate reazioni di Cina, Corea del Sud e dell’Unione Europea. Contrarissimi anche ambientalisti e pescatori giapponesi. La Cina ha esortato il Giappone a "non rilasciare in mare l’acqua radioattiva senza autorizzazione da parte di altri Paesi e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea)" e ha avvertito che "si riserva il diritto di dare ulteriori risposte" alla mossa di Tokyo. Dure anche...

di Alessandro Farruggia

Il governo del Giappone ha annunciato che scaricherà nell’Oceano Pacifico 1,3 milioni di tonnellate di acqua radioattiva, trattata e accumulata nella centrale nucleare di Fukushima, teatro del disastro del 2011. Anche se l’operazione non dovrebbe cominciare prima di due anni e durerà decenni, l’annuncio ha provocato immediate reazioni di Cina, Corea del Sud e dell’Unione Europea. Contrarissimi anche ambientalisti e pescatori giapponesi.

La Cina ha esortato il Giappone a "non rilasciare in mare l’acqua radioattiva senza autorizzazione da parte di altri Paesi e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea)" e ha avvertito che "si riserva il diritto di dare ulteriori risposte" alla mossa di Tokyo. Dure anche Taiwan e la Corea del Sud. L’ambasciatore giapponese è stato convocato al ministero degli Esteri di Seul e il vice ministro degli Esteri Choi Jong-moon ha espresso "l’opposizione del nostro popolo alla decisione ed ha espresso profonda preoccupazione per i potenziali rischi per la salute dei nostri concittadini e per l’ambiente".

L’Ue non è invece pregiudizialmente contraria ma "la Commissione – ha detto un portavoce – si aspetta che le autorità nipponiche garantiscano la piena sicurezza nell’operazione di sversamento conformità con i suoi obblighi internazionali". Ancora più morbidi gli Stati Uniti, con il Dipartimento di Stato che dà atto a Tokyo di aver agito "sempre con la massima trasparenza e in conformità agli standard internazionali di sicurezza".

L’acqua in questione contiene soprattutto molto trizio. "Il trizio è leggero, quindi potrebbe raggiungere la costa occidentale degli Stati Uniti entro due anni – ha detto a New Scientist Ken Buesseler del Woods Hole Oceanographic Institution –, ma fortunatamente, è una sostanza relativamente innocua per la vita marina, poiché le particelle a bassa energia che emette non danneggiano le cellule viventi". Ma nell’acqua dei serbatoi di Fukushima ci sono anche radionuclidi come lo stronzio 90 e in aggiunta c’è parecchio carbonio 14. Ad ammetterlo è la stessa Tepco, la società che gestisce l’impianto, che ha fornito i dati della contaminazione dell’acqua, che non è stato possibile ’ripulire’ del tutto. E questo, come ha denunciato Greenpeace, è un problema.

"Oltre agli alti livelli di radionuclidi pericolosi – osserva l’associazione ambientalista – Tepco ha riconosciuto la presenza di alti livelli di carbonio-14 nell’acqua dei serbatoi, che il sistema di filtraggio non non ha rimosso. Il carbonio-14 è un pericolo radiologico a lungo termine: se l’acqua contaminata viene scaricata nell’Oceano Pacifico, sarà interamente rilasciato nell’ambiente".

"Con un’emivita (tempo di decadimento della sostanza, ndr) di 5.730 anni, il carbonio-14 è uno dei maggiori contribuenti alla dose collettiva umana globale; una volta introdotto nell’ambiente, sarà consegnato alle popolazioni per molte generazioni". Shaun Burnie, autore del rapporto di Greenpeace Germania, ha detto che nei tank "potrebbero esserci fino a 63,6 Gigabecquerel di carbonio-14 in totale".

Per Greenpeace l’unica soluzione accettabile è lo stoccaggio a lungo termine e, possibilmente, un nuovo trattamento dell’acqua. Ma Tokyo ha da tempo il supporto dell’Aiea. L’agenzia ha scritto in un report pubblicato il 2 aprile 2020 dove si legge che "le due opzioni per lo smaltimento controllato, rilascio di vapore e scarichi in mare, sono entrambe fattibili" e ha accolto ieri con favore l’annuncio.

"La decisione del governo giapponese – dice il direttore generale, Rafael Mariano Grossi – è in linea con la pratica a livello globale, anche se la grande quantità di acqua nella centrale di Fukushima lo rende un caso complesso. Lavoreremo a stretto contatto con il Giappone prima, durante e dopo lo scarico dell’acqua".