Nicolas Matteucci aveva 21 anni: da poco viveva da solo nella casa colonica dei nonni
Nicolas Matteucci aveva 21 anni: da poco viveva da solo nella casa colonica dei nonni
di Roberto Damiani Aveva i carabinieri alla porta di casa. Gli chiedevano conto di un incidente con fuga avvenuto mezzora prima. Lui, Nicolas Matteucci, 21 anni, celibe, operaio, bravo ragazzo e benvoluto, non ha avuto esitazioni. È andato in camera con una scusa, sedendosi sul letto e puntando la canna del suo fucile al mento. Per poi premere il grilletto. Senso di colpa o un raptus, ma non ci sono biglietti né messaggi. Solo il corpo senza vita disteso sul letto, una tragedia avvenuta alle 4.30 di ieri mattina in un casolare di campagna a Sant’Angelo in Vado, a 40 chilometri da Pesaro....

di Roberto Damiani

Aveva i carabinieri alla porta di casa. Gli chiedevano conto di un incidente con fuga avvenuto mezzora prima. Lui, Nicolas Matteucci, 21 anni, celibe, operaio, bravo ragazzo e benvoluto, non ha avuto esitazioni. È andato in camera con una scusa, sedendosi sul letto e puntando la canna del suo fucile al mento. Per poi premere il grilletto. Senso di colpa o un raptus, ma non ci sono biglietti né messaggi. Solo il corpo senza vita disteso sul letto, una tragedia avvenuta alle 4.30 di ieri mattina in un casolare di campagna a Sant’Angelo in Vado, a 40 chilometri da Pesaro. I militari della compagnia di Urbino intendevano chiedere spiegazioni al ragazzo su un incidente accaduto poco prima, perché la sua Nissan era stata vista allontanarsi dopo aver speronato un’auto intorno alle 4 in una rotatoria lungo la Pedemontana Lunano-Sant’Angelo in Vado. Non c’erano stati feriti, ma rimaneva il gesto che avrebbe avuto obbligatoriamente un risvolto penale. Forse quella fuga senza prestare soccorso avrebbe comportato la sospensione della patente.

Nicolas non è sorpreso di vedere la gazzella dei carabinieri, se l’aspettava. Ammette subito la circostanza, chiedendo scusa per una reazione sbagliata dettata dal panico. Indica l’auto ammaccata, dove aveva lasciato il telefonino. Al cellulare di un militare c’è la madre avvertita in precedenza dai carabinieri che, in viva voce, lo tranquillizza dicendogli che non è successo niente e che dovrà soltanto fare un sopralluogo sul punto dell’incidente, ad un chilometro di distanza dove ci sarà ad attenderlo la conducente dell’altra vettura, una donna rimasta illesa. "Vado in camera a prendere la carta d’identità e la patente" dice ai carabinieri, un dialogo che ascolta anche la madre col telefonino in viva voce. I militari sono fuori dalla casa, ma un militare intende accompagnare Nicolas in camera e sta per salire le scale che portano al piano di sopra. Il ragazzo entra nella stanza da letto con più rapidità, imbraccia il fucile da caccia, sport che pratica da un anno con regolare porto d’armi e fa fuoco.

La madre, in collegamento telefonico visto che abita in un’altra casa a Piandimeleto, intuisce, grida, capisce tutto. Sono momenti drammatici. I carabinieri chiamano il 118 anche se non c’è nulla da fare, arrivano i rinforzi, gli ufficiali, la madre, i familiari. In mattinata effettua un sopralluogo anche il procuratore di Urbino Andrea Boni per ricostruire nei dettagli la tragedia. Dice il magistrato: "Un accertamento per un incidente con fuga, che non aveva avuto feriti, si è trasformato in un dramma inspiegabile che ci addolora profondamente. Purtroppo nessuno poteva prevedere ciò che è accaduto. Siamo vicini alla famiglia che sta dimostrando in queste ore una straordinaria forza e dignità". Sarebbe bastato che quella Nissan di Nicolas fosse rimasta bloccata in quella rotatoria, per una ruota magari bucata. Tutto si sarebbe chiuso lì, con le solite formalità. Invece quella macchina marciava ancora.