Un ragazzo al computer (FotoFiocchi)
Un ragazzo al computer (FotoFiocchi)

Roma, 7 agosto 2020 - I giovani trasferitisi all'estero per cogliere opportunità occupazionali sono pronti a rientrare in Italia, anche se è molto forte la consapevolezza che la crisi creatasi con la pandemia di Coronavirus avrà tempi lunghi. E' quanto emerge dalla ricerca 'Covid-19 - L'impatto sui giovani talenti', condotta dal Centro Studi PWC su iniziativa congiunta di Talents in Motion, PWC e Fondazione con il Sud attraverso la piattaforma Linkedin durante la fase acuta dell'emergenza sanitaria. L'obiettivo dello studio era comprendere come la pandemia abbia influenzato stili di vita, percorsi professionali e aspettative dei talenti italiani con un profilo internazionale.

L’elevato numero di risposte ricevute (1.104) conferma quanto il tema della 'fuga di cervelli' sia sentito proprio dai giovani.  Il campione della ricerca comprendeva il 95% di residenti all’estero (30% in Gran Bretagna), il 74% di età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 57% uomini e il 43% donne, l’83% con laurea e master e il 7% dottorato provenienti da: Lombardia (17,2%), Veneto (9,3%), Lazio (7,4%), Piemonte e Sicilia (7,1), Emilia Romagna (6,9%), Toscana (5,4%), Campania (5%), Puglia (4%), Marche (2,8%) Calabria e Trentino Alto Adige (2,6%) Friuli Venezia Giulia (2,4%) Liguria (2,2%), Abruzzo (2,1%), Sardegna (2%), Umbria (1,4%), Basilicata e Molise (0,5%) e Valle d’Aosta (0,3%). Mentre l'11,3% del campione è di provenienza estera.

Le azioni messe in campo dal governo italiano sono percepite come maggiormente efficaci di quelle dell’Unione Europea, nel rispondere alla crisi Covid-19. La risposta del governo italiano è
diffusamente percepita come una delle migliori dopo quella tedesca. Oltre il 40% di coloro che hanno partecipato prevede grandi cambiamenti nel proprio stile di vita. Gli impatti più forti sono attesi nel mondo del lavoro. Per il 75% la crisi post Covid-19 sarà lunga, coinvolgendo tutto il 2021. Per un talento su 5, il Covid-19 aumenta la propensione dei giovani espatriati a tornare in Italia, aprendo così opportunità a livello di Sistema Paese. II 50% degli intervistati non ritiene che il Covid impatti sulla propensione al rientro mentre il 31% lo esclude. La possibilità di ricongiungimento con i propri familiari è un elemento importante nel valutare un rientro in Italia (82%), ben maggiore delle tradizionali considerazioni di carattere economico. Il 17% ritiene più importante, proprio in questa fase, assicurarsi una maggiore stabilità del percorso professionale e il 16% che ci siano più opportunità di carriera e crescita professionale rientrando in Italia.

Anche tra i talenti residenti all’estero, 1 intervistato su 5 ha dichiarato di aver perso o sospeso il lavoro. Chi ha continuato l’attività, lo ha fatto prevalentemente in smart working. Nonostante lo scenario internazionale non sia dei più promettenti (prevedendosi una significativa contrazione dei livelli occupazionali), una quota importante degli intervistati intravede nuove opportunità sia a livello di Sistema Paese (50%) sia per la propria carriera (24%).

L’esperienza che si è andata maturando con il lockdown e il ricorso massiccio allo smart working non ha costituito un problema per il campione di intervistati, costituendo anzi un’opportunità molto importante, soprattutto per gli effetti positivi su ambiente, benessere e produttività. Il 96% del campione intervistato possiede, infatti, le competenze digitali per lavorare da remoto, ma ritiene che solo il 40% delle infrastrutture digitali italiane siano pronte a supportare un’implementazione su larga scala dello smart working e che il tessuto produttivo italiano lo sia solo per il 35%.
Il 69% degli intervistati, infine, auspica che lo smart working possa essere adottato come soluzione complementare all’attività in ufficio e il 15% che diventi la modalità di lavoro prevalente. Meno del 2% vuole abbandonarlo, preferendo il ritorno fisico negli ambienti di lavoro.

Se questo è il quadro che emerge dalla ricerca, quali sono gli insegnamenti e, soprattutto, gli interventi che le componenti attive del sistema Paese debbono adottare? Secondo il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, Giuseppe Provenzano, "i dati della ricerca confermano che il tema dei talenti è centrale, non solo nella sua dimensione di immigrazione all'estero di giovani qualificati, ma anche di ritorno in Italia. Non è una sola questione di divario nord sud ma più in generale di Italia vs altri paesi più evoluti". Da qui dunque la necessità di "investimenti per creare un macrosistema che sappia progettare e innovare, mettendo al centro i giovani talenti".

"Essere attrattivi è la sfida del presente e del futuro ed è questo l'impegno che aziende e istituzioni devono assumere per fare in modo che questa partita possa effettivamente giocarsi al meglio", ha commentato Pier Luigi Vitelli, Partner PwC Italia.  "I dati sono incoraggianti ed emergono 5 aspetti molto significativi che devono indurci all’azione; prima del Covid il 71% degli intervistati avrebbe preso in considerazione il rientro in Italia. Oggi, dopo la pandemia, il 20% vuole ritornare. È elevato l’apprezzamento per come il Paese ha affrontato la crisi pandemica e quali strumenti ha messi in campo per fronteggiarla", ha detto invece Patrizia Fontana, presidente di Talents in Motion (primo progetto di Social Responsibility per aumentare l'attrattività dell’Italia per i talenti italiani e stranieri e favorirne la loro circolazione). "Dobbiamo sfruttare questo momento per creare le condizioni per far sì che i nostri giovani oggi all’estero possano tornare senza rinunciare alle loro ambizioni professionali", ha aggiunto ricondando che anche per questo Talents in Motion è sbarcato al Sud.