di Alessandro Farruggia "Sembra di essere tornati a venti anni fa. Non c’è neppure bisogno che i talebani lo ordinino, le donne se devono uscire per lavorare nei campi si rimettono il burqua e per il resto stanno chiuse in casa. Chi come me ha avuto contatti con gli americani si nasconde e spera che i talebani finiscano presto la loro resa dei conti. La realtà è che ci avete abbandonato e che noi abbiamo fatto male a fidarci. L’Occidente ci ha solo usato". G. A., 33 anni, ingegnere, ha lavorato 4 anni a Camp Leatherneck, la base dei Marines. Agli occhi dei talebani è un corrotto dall’Occidente. Adesso si nasconde da qualche parte nella sua...

di Alessandro Farruggia

"Sembra di essere tornati a venti anni fa. Non c’è neppure bisogno che i talebani lo ordinino, le donne se devono uscire per lavorare nei campi si rimettono il burqua e per il resto stanno chiuse in casa. Chi come me ha avuto contatti con gli americani si nasconde e spera che i talebani finiscano presto la loro resa dei conti. La realtà è che ci avete abbandonato e che noi abbiamo fatto male a fidarci. L’Occidente ci ha solo usato". G. A., 33 anni, ingegnere, ha lavorato 4 anni a Camp Leatherneck, la base dei Marines. Agli occhi dei talebani è un corrotto dall’Occidente. Adesso si nasconde da qualche parte nella sua Lashkar Gah e spera che la bufera passi e lui riesca a fuggire in Pakistan e da lì, chissà. Come lui decine di migliaia. I talebani hanno annunciato una amnistia per chi ha collaborato con il governo afghano e con "le forze occupanti" e si dicono "pronti ad accoglierli se si uniranno all’Emirato Islamico" prima dell’attacco finale a Kabul. Ma nessuno si fida. Alcune ambasciate hanno chiuso, altre hanno ridotto il personale, gli spagnoli hanno annunciato che inizieranno il ritiro dei loro connazionali e gli americani spediranno entro domani 3mila soldati – 2 battaglioni dei Marines e uno dell’Esercito – per consentire le evacuazioni, che si prospettano di alcune migliaia di persone al giorno per almeno 7-10 giorni. Altri 4mila soldati saranno dislocati nell’area. Il clima per chi è ancora nella capitale, è da caduta di Saigon. Il ministro della Difesa Guerini ha da parte sua annunciato che "il trasporto del personale afghano che ha collaborato con l’Italia è in corso".

I talebani hanno conquistato in una settimana 18 dei capoluoghi di provincia, una blitzkrieg – guerra lampo – condotta non con i blindati ma con il terrore: laddove le orde talebane arrivano, le forze di sicurezza fuggono. Restano solo gli ufficiali e pochi soldati (spesso di etnia hazara, di religione sciita e acerrima nemica dei talebani) dei quali i fondamentalisti hanno presto ragione. Chi dei resistenti si arrende, viene giustiziato. Nelle ore successive alla conquista di Herat (capoluogo della regione militare affidata agli italiani) e Kandahar i talebani si sono impadroniti di Tirin Khot, capitale dell’Uruzgan, la regione del mullah Omar. E poi di Qualat, Feruz Koh, Quala I Naw e soprattutto Lashkar Gah, capitale dell’Helmand, oggetto di una vigorosa difesa da parte di un battaglione di forze speciali dell’esercito afghano. Ieri è caduta anche Pul E Alam, capitale del Lowgar, ad appena 50 chilometri a sud di Kabul. Le province sotto controllo talebano sono così salite a 18. Quasi ovunque i talebani avanzano senza resistenza e con poca resistenza, un paradosso perché l’esercito afghano (ANA) conta teoricamente su 180mila uomini e la polizia nazionale afghana (ANP), che è una forza paramilitare armata con mezzi militari, su altri 120mila, teoricamente più dei talebani. Ma quasi nessuno combatte. E così la caduta di Kabul è solo questione di tempo. Di sicuro non ci saranno altri interventi Nato, solo un modesto supporto aereo ravvicinato (leggi, attacchi aerei) alle truppe Ana, da parte degli americani. Ma solo per cercare di guadagnare tempo e spingere i talebani alla trattativa per evitare un bagno di sangue a Kabul.