di Antonella Coppari Nessuna proroga. La richiesta europea di rinviare l’uscita da Kabul sbatte contro il niet americano. La riunione straordinaria del G7 in videoconferenza non può che prenderne atto. Sette minuti bastano a Joe Biden per spegnere le speranze degli altri leader: è Angela Merkel, quando tutti i video si sono spenti, a ufficializzare lo scacco: "La conferenza non ha portato a nuove date per le evacuazioni". Sia ben chiaro: malgrado il pressing, nessun big europeo si aspettava un esito diverso. Con i talebani padroni dell’Afghanistan, rimandare l’abbandono del paese avrebbe comportato l’elevatissimo rischio di aggravare la situazione e Biden non ha intenzione di correrlo. Non a caso, Mario Draghi sul punto va giù con grande delicatezza, e anzi conferma la scadenza del 31 agosto anche per l’Italia, sottolineando però la necessità...

di Antonella Coppari

Nessuna proroga. La richiesta europea di rinviare l’uscita da Kabul sbatte contro il niet americano. La riunione straordinaria del G7 in videoconferenza non può che prenderne atto. Sette minuti bastano a Joe Biden per spegnere le speranze degli altri leader: è Angela Merkel, quando tutti i video si sono spenti, a ufficializzare lo scacco: "La conferenza non ha portato a nuove date per le evacuazioni". Sia ben chiaro: malgrado il pressing, nessun big europeo si aspettava un esito diverso. Con i talebani padroni dell’Afghanistan, rimandare l’abbandono del paese avrebbe comportato l’elevatissimo rischio di aggravare la situazione e Biden non ha intenzione di correrlo.

Non a caso, Mario Draghi sul punto va giù con grande delicatezza, e anzi conferma la scadenza del 31 agosto anche per l’Italia, sottolineando però la necessità di "mantenere un canale di contatto anche dopo quella data e la possibilità di transitare nel paese in modo sicuro". Riassume umori comuni al premier britannico Johnson (presidente di turno del G7) & co., che il presidente americano raccoglie, assicurando di aver chiesto al Pentagono piani di emergenza pronti a scattare se, per un motivo o un altro, sarà necessario restare più a lungo. C’è da dire che dal punto di vista italiano la situazione è sotto controllo: "Tutti i nostri connazionali sono stati portati via – raccontano i ministri Di Maio e Guerini alle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato – , e sono oltre i 3700 gli afghani evacuati, di questi più di 2600 sono arrivati in Italia. Si conta di portare via altre centinaia per il 27 agosto (la deadline tricolore).

Tutt’altro discorso per quanto riguarda la scelta di chi dovrà “comandare“ le operazioni. Qui, l’Europa non arretra e rilancia il G20; con la dovuta diplomazia, certo, senza alzare i toni ma in modo inequivocabile. "Credo che il G7 debba mostrarsi unito anche nell’aprire relazioni con altri Stati. In questo il G20 può aiutare il G7 nel coinvolgimento di altri paesi che sono molto importanti perché hanno la possibilità di controllare ciò che accade in Afghanistan: la Russia, la Cina, L’Arabia Saudita, la Turchia e l’India", sottolinea Draghi. Gli fa eco il presidente del consiglio europeo, Charles Michel: "Anche noi pensiamo che occorra parlare con altri membri della comunità internazionale per dare un messaggio molto forte". Si lavora per una sessione nella prima metà di settembre.

Siamo ancora alle prime battute di una vicenda che promette di essere lunga e complessa. L’obiettivo del G7 è però almeno a sommi capi già delineato: trovare un accordo internazionale attraverso il G20 tale da mitigare almeno il rigore del regime integralista talebano e da permettere l’uscita dei dissidenti e dei perseguitati. Ecco perché i 7 grandi chiedono ai talebani di garantire "un corridoio sicuro" a chi vorrà lasciare il paese. Condizione "imprescindibile" per avviare qualunque tipo di dialogo tra l’Occidente e i nuovi padroni di Kabul : "Al momento – chiarisce la presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen – il riconoscimento del nuovo governo non è in discussione". Intanto, ai miliziani viene lanciato un avvertimento: sarete ritenuti responsabili di tutto ciò che accadrà nel paese sul fronte del terrorismo e dei diritti umani, a partire da quelli delle donne e di chi ha collaborato con l’Occidente.

Sull’altro corno della crisi, l’accoglienza dei profughi, l’Occidente e in particolare l’Europa, restano al palo. Il capitolo deve ancora essere aperto, e lo fa capire proprio Mario Draghi: "Saremo in grado di avere un approccio coordinato e comune? Finora sia a livello europeo, sia internazionale, non si è stati in grado di farlo. Dobbiamo compiere sforzi enormi". Sul punto infatti l’Europa è più che mai divisa. Non c’è neppure un’intesa sull’apertura dei confini ai rifugiati politici accertati; i leader vanno in ordine sparso anche per incrementare gli aiuti umanitari. La von der Leyen ha detto che la Ue aumenterà gli stanziamenti da 50 a 200milioni quest’anno; il presidente del Consiglio italiano ha annunciato che il governo vuole "reindirizzare" le risorse destinate alle forze militari afghane verso gli aiuti umanitari, la Merkel ha fissato l’asticella a 600 milioni. Insomma, al momento è certo solo l’addio a Kabul.