STRESA (Verbania) - Il cancello di Villa Claudia, la dimora costruita negli anni ’30 del Novecento a pochi passi dal lago Maggiore e dal centro di Baveno, si spalanca solo per far uscire il suv nero dell’imprenditore Luigi ’Gigi’ Nerini, tornato in libertà la notte fra sabato e domenica dopo quasi quattro giorni in cella. "Non ho niente da dire", spiega il 55enne prima di allontanarsi in auto. Confida alle persone a lui vicine la speranza che "adesso le responsabilità vengano individuate correttamente". E nega di aver mai risparmiato sulla sicurezza: "Pago 127mila euro all’anno per la manutenzione" dell’impianto. Funivia Mottarone, i tormenti...

STRESA (Verbania) - Il cancello di Villa Claudia, la dimora costruita negli anni ’30 del Novecento a pochi passi dal lago Maggiore e dal centro di Baveno, si spalanca solo per far uscire il suv nero dell’imprenditore Luigi ’Gigi’ Nerini, tornato in libertà la notte fra sabato e domenica dopo quasi quattro giorni in cella. "Non ho niente da dire", spiega il 55enne prima di allontanarsi in auto. Confida alle persone a lui vicine la speranza che "adesso le responsabilità vengano individuate correttamente". E nega di aver mai risparmiato sulla sicurezza: "Pago 127mila euro all’anno per la manutenzione" dell’impianto.

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"Mio marito ha lavorato con lui fino alla pensione – spiega una vicina – spero solo che emerga la verità su un disastro così grande". Una conoscente lo definisce "una brava persona", un’altra ritiene invece "impossibile che tutto questo fosse fatto a sua insaputa". Fuori dalla villa cronisti e operatori televisivi, gitanti diretti a piedi verso il lago si fermano, incuriositi dalle telecamere.

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Ha trascorso la domenica da uomo libero, nella casa dove vive con la moglie e il figlio a Valdilana, paese del Biellese, anche Enrico Perocchio, 51enne direttore di esercizio della funivia Stresa-Mottarone e dipendente di una ditta esterna, l’altoatesina Leitner. "Sono contento perché sono tornato dalla mia famiglia – spiega – ma sono disperato per le vittime, non riesco a smettere di pensarci. Non avrei mai avallato la scelta di mettere i forchettoni, è stato un gravissimo errore per ovviare a un problema che si sarebbe risolto".

Gabriele Tadini, capo servizio da 36 anni dipendente della funivia, unico indagato agli arresti domiciliari, ha scambiato qualche messaggio con il suo legale, l’avvocato Marcello Perillo: "Finalmente sono riuscito a mangiare un piatto di pasta decente, adesso voglio solo riposare". Ha trascorso la giornata con la moglie e i due figli nella sua casa a Borgomanero, nel Novarese.

Chi ha sentito il 63enne, che si preparava ad andare in pensione, lo definisce "provato" e "distrutto" per quello che è successo. "In carcere sono stato trattato bene", ha spiegato. È lui, secondo quanto è emerso dalle indagini, che ordinò ai dipendenti di inserire, violando ogni norma di sicurezza, i forchettoni per bloccare l’azionamento del freno con l’avallo, secondo la sua versione ritenuta poco attendibile dal gip, di Nerini e di Perocchio. Oggi il legale di Tadini nominerà i consulenti difensivi, con il compito di portare avanti accertamenti di parte sul disastro. Si profila quindi una battaglia, con al centro catena di comando e responsabilità.

A Stresa, intanto, sono tornati i turisti. Un gruppo di amiche festeggia nei bar affacciati sul lago l’addio al nubilato, una comitiva di ciclisti si blocca davanti alla stazione della funivia per scattare una foto. A mezzogiorno il paese si è fermato per un minuto di silenzio. "Stresa è triste", ha detto il parroco durante la messa, rivolgendosi a una comunità in lutto. "Non facciamoci prendere dalla rabbia – ha spiegato il sindaco, Marcella Severino – chi ha colpe pagherà".