Roberto

Pazzi

Rinchiusi nel nostro individualismo spesso aumentiamo le nostre sofferenze non sapendo riconoscere intorno a noi che stia assai peggio di noi. A tale semplice verità paiono ispirarsi le parole di ammonimento di Papa Francesco, che invitano a smettere di lamentarci delle restrizioni imposte dal coronavirus e a convertire l’energia negativa del nostro egocentrismo in energia positiva pronta a soccorrere gli altri, riconoscendo chi sia gravato più di noi dal peso della pandemia. Una delle risorse più alte dell’amore cristiano è la capacità di convertire l’ego in nos, liberandoci dalla gabbia dell’io. Con poche parole scolpiva questo antico male Sant’Agostino: pondus meum amor mei, la mia prigione è l’amore per me stesso. Sulle orme di quella verità il Papa ci indica la ricetta per evadere dal carcere: sciogliti da te stesso, non ascoltarti troppo, il mondo è vasto, la vita circola in tanti altri come te, che tu puoi aiutare e forse un giorno ti imiteranno, faranno come te. Tutto in Occidente concorre a vietare questa prospettiva di sguardo, a cominciare dall’egolatria manifesta nel male più di moderno, il narcisismo, il bisogno di apparire, che si consuma nel piacere di essere ammirati, imitati, invidiati. La riflessione del Papa è così semplice da sembrare, più che sapienziale, dettata dal buon senso, ma talvolta le verità più alte si nascondono nelle parole meno complesse.