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12 mar 2022

Francesco Moser: "Io, contadino diventato campione. Il rimpianto? Aver fatto un solo Tour"

La leggenda del ciclismo: "Il dualismo con Saronni ha danneggiato entrambi, potevamo vincere di più"

12 mar 2022
antonio del prete
Cronaca
20130314 GARDOLO DI MEZZO (TRENTO)  FRANCESCO MOSER NELLA SUA AZIENDA AGRICOLA. ALLA GUIDA DEL TRATTORE (ph. Dino Panato/ Ansa/Trento)
Francesco Moser, classe 1951 (Ansa)
20130314 GARDOLO DI MEZZO (TRENTO)  FRANCESCO MOSER NELLA SUA AZIENDA AGRICOLA. ALLA GUIDA DEL TRATTORE (ph. Dino Panato/ Ansa/Trento)
Francesco Moser, classe 1951 (Ansa)

Asciutto e orgoglioso, sospeso tra la modestia del noi e l’io fiero di chi ai record ha dedicato il corpo e lo spirito. "Sono un contadino diventato campione", dice di sé Francesco Moser, il ciclista italiano più vincente di sempre. Che il contadino è tornato a farlo nella tenuta di Maso Villa Warth, sulle colline trentine, dove coltiva diverse varietà di uva assieme ai figli. E continua a inventare bici. Lui che le bici le ha fatte amare anche agli sportivi più distratti. Con le imprese, le innovazioni e la rivalità con Saronni. Una fiamma ancora accesa, si direbbe a sentirlo parlare. Moser, lei è considerato l’ideatore del ciclismo moderno. Si ritrova in questa definizione? "Beh, insomma", si schermisce. "Diciamo che per fare il record dell’ora del 1984 a Città del Messico abbiamo introdotto diversi cambiamenti: dall’aerodinamica alla preparazione. Comunque, i tempi erano maturi, anche altri sport avevano fatto passi avanti. A volte le innovazioni si vedono, altre no: il mio risultato di allora le rese evidenti a tutti". Cosa la spinse a inseguire l’innovazione? "Avevamo l’ambizione di battere il record dell’ora. Un’impresa difficile, bisognava attrezzarsi. Così, con l’Enervit abbiamo messo a punto il progetto". In cosa consisteva? "Lo sviluppo della bici, il perfezionamento dell’alimentazione e degli allenamenti. Per un mese sono stato a Città del Messico". Come nacque la leggendaria bici del record? "A fine ottobre dell’’83 non avevamo ancora niente in mano. La bici è nata un poco alla volta: siamo partiti da un telaio per giungere a quello che a sensazione ci sembrava il migliore, poi abbiamo sviluppato le ruote lenticolari e l’abbigliamento. Fino a quel momento, infatti, non si usavano i body per le cronometro". Nel 1994, sei anni dopo il ritiro dal professionismo, provò a riprendersi il record dell’ora. Cosa significava per lei quel traguardo? ...

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