di Claudia Marin Un Angelus speciale ed emozionante, dedicato soprattutto alla malattia dei bambini ("Perché soffrono?", si domanda rivolto a Dio) e al principio della gratuità delle cure, anche per gli ultimi. Un Angelus che si libra da un balconcino al decimo piano del Policlinico Gemelli, verso la piazzetta sottostante, gremita di fedeli fin dal primo mattino della caldissima domenica romana. Un gruppetto di suore canta nell’attesa, un pittore cubano ha portato un suo ritratto del Papa. Accanto al parapetto da dove Francesco è atteso per le 12, spunta una bandiera dell’Italia. Sul piazzale ci sono anche i...

di Claudia Marin

Un Angelus speciale ed emozionante, dedicato soprattutto alla malattia dei bambini ("Perché soffrono?", si domanda rivolto a Dio) e al principio della gratuità delle cure, anche per gli ultimi. Un Angelus che si libra da un balconcino al decimo piano del Policlinico Gemelli, verso la piazzetta sottostante, gremita di fedeli fin dal primo mattino della caldissima domenica romana. Un gruppetto di suore canta nell’attesa, un pittore cubano ha portato un suo ritratto del Papa. Accanto al parapetto da dove Francesco è atteso per le 12, spunta una bandiera dell’Italia. Sul piazzale ci sono anche i vertici della Cattolica. L’attesa sembra accrescere l’energia dei fedeli e qualcuno canta: ’viva il Papa’. Col naso all’insù c’è anche Suzanne Kamano, infermiera originaria della Guinea Conakry, che ha raggiunto il Policlinico molto prima del suo turno di lavoro per assistere all’Angelus e portare un mazzo di fiori per il Papa: "È un privilegio poter curare il Papa e per me è una grande emozione sapere che è qui al Gemelli". Ad ascoltare e pregare ci sono i protagonisti del Vangelo di oggi: i malati che cercano il conforto dello spirito e del corpo e i professionisti che leniscono il dolore con l’aiuto della scienza e della medicina.

A una settimana dall’intervento chirurgico al colon, Francesco è apparso un po’ provato e stanco. Ma combattivo come sempre e motivato a mantenere il suo impegno di pastore. Si è mosso in carrozzina all’interno del Policlinico e si è presentato puntuale al suo primo Angelus dall’ospedale vaticano, dopo i 22 tra Angelus e Regina Coeli recitati qui da Wojtyla. Accanto al Papa, i bambini del reparto oncologico. Una di loro è Anna, 13 anni, che alcuni giorni fa aveva scritto al Papa facendosi portavoce di tutti i piccoli pazienti della pediatria. Con voce un po’ arrochita e meno forte del solito, Francesco ha domandato a se stesso e forse anche a Dio "qui ci sono alcuni amici bambini malati, perché soffrono i bambini?". La loro sofferenza è "una domanda che tocca il cuore". E alla quale, purtroppo, nessuno trova una risposta accettabile.

Bergoglio non nasconde il cerotto sul polso destro che cela l’ago-cannula utile per le flebo. Come da protocolli, non verrà tolto se non subito prima delle dimissioni, che potrebbero essere domani o dopodomani. Il Papa si mostra sereno e grato: "Sono contento di poter mantenere l’appuntamento domenicale dell’Angelus anche qui dal Gemelli. Vi ringrazio tutti: ho sentito molto la vostra vicinanza e il sostegno delle vostre preghiere. Grazie di cuore!", esordisce. Poi lancia un forte appello affinché si custodisca il "bene prezioso" della sanità "gratuita" e "accessibile a tutti". Ringrazia i medici e gli operatori sanitari. Alla finestra adiacente lo ascolta Sergio Alfieri, il chirurgo che lo ha operato. Bergoglio elogia i camici bianchi: "L’ascolto, la vicinanza, la premura, la tenerezza di chi si prende cura della persona malata: è come una carezza che fa stare meglio, lenisce il dolore e risolleva". Al termine dell’Angelus, altro giro per il Papa tra i degenti. Francesco ha stretto mani e donato rosari.