Il segreto per ricucire le ferite di guerre combattute nel nome di Dio sta nel seguire le orme di Abramo, nel guardare e contare insieme le stelle, nel camminare sulla Terra l’uno accanto all’altro. Ebrei, cristiani e musulmani. Lo ha sottolineato il Papa nella preghiera alla piana di Ur, in Iraq, alle spalle le...

Il segreto per ricucire le ferite di guerre combattute nel nome di Dio sta nel seguire le orme di Abramo, nel guardare e contare insieme le stelle, nel camminare sulla Terra l’uno accanto all’altro. Ebrei, cristiani e musulmani. Lo ha sottolineato il Papa nella preghiera alla piana di Ur, in Iraq, alle spalle le rovine della casa del patriarca delle tre fedi monoteistiche, gli fa eco il cardinale Matteo Zuppi (foto). "Senza nascondere le resistenze, dettate da un’ignoranza ignorante o da una ben più colpevole", l’arcivescovo di Bologna resta convinto che il confronto cristiano-islamico, avviato dal Vaticano solo nel 1965, con la dichiarazione conciliare Nostra aetate, sia "l’unica via per costruire un nuovo, comune umanesimo".

Dopo l’intesa sulla fratellanza umana con i sunniti, la distensione con gli sciiti di Al Sistani: il cerchio del dialogo con l’islam si chiude?

"Credo ci voglia ancora molto altro, è un grande cammino, ma Francesco ci sta incoraggiando nel vincere la tentazione della violenza e dell’affermarsi dell’uno sull’altro".

Come mai tante resistenze al dialogo con l’islam?

"Quando s’iniziano a costruire ponti, in tanti si chiedono: ’Ma a che servono questi piloni?’. Paura e ignoranza sono pericolosi".

Manca la conoscenza reciproca?

"Molti ancora credono che l’islam sia un monolite, nonostante la sua varietà interna".

Servono più occasioni d’incontro a livello di base?

"Sì, scarseggiano. Io suggerisco occasioni di lettura comune della Costituzione, visite delle parrocchie alle moschee e viceversa, iniziative conviviali per superare le diffidenze".

Giovanni Panettiere