Cronaca

"Mio figlio è stato ammazzato. Vittima di un destino beffardo ma anche di chi non ha pensato che su quel ponte potevano esserci dei figli di gente oggi disperata". Le dure parole di Roberto Battiloro, il papà di Giovanni, uno dei quattro ragazzi di Torre del Greco (Napoli) morti a Genova. La rabbia e l'amarezza dei familiari delle vittime del crollo del ponte li ha fatti dire di no ai funerali di Stato. 

Nel napoletano, dove si sono svolti oggi i primi funerali privati, la rabbia si era materializzata ieri sera nello striscione: 'Antonio, Matteo, Giovanni e Gerardo... non è stato il fato ma lo Stato!'. 

Nell'omelia il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, esprime questa disperazione dei parenti dei 4 ragazzi morti mentre andavano in vacanza. "Non si può, non si deve morire per negligenza, per incuria, per irresponsabilità, per superficialità, per burocratismo, per inedia, perché questa è la vera violenza, è la violenza contro la persona, contro l'umanità".

Le quattro bare sistemate davanti all'altare, circondate da un tappeto di fiori. I parenti hanno lasciato lì accanto alcuni oggetti che ricordano le loro passioni: una chitarra per Matteo, una Ferrari per Gerardo, le cuffie da dj per Antonio. 

Diverse centinaia di persone affollano le due navate laterali e i banchi della chiesa e in molti assistono dall'esterno. Nelle prime file i familiari delle vittime si abbracciano e seguono in lacrime la funzione religiosa.

Qualcuno urla "devono pagare tutto". Nella Chiesa c'è silenzio, tristezza ma anche rabbia per quanto accaduto, per l'inaccettabile morte dei quattro giovani e di tutte le altre persone decedute a Genova. 

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