I ragazzi ritoccavano le foto dei prof sui social
I ragazzi ritoccavano le foto dei prof sui social
È consuetudine disdicevole ma tenace fare il ritratto dei professori corredato di corna, baffi e scurrilità. E da sempre, se beccati, si finisce dal preside e poi a casa con il cartellino rosso. Questo teppismo scolastico di stampo individuale ha avuto un clamoroso upgrade – per tecnica e dimensioni - in una scuola media di Caraglio, in provincia di Cuneo. Sono stati sospesi in 300. Dodici classi in blocco. Tutte colpevoli di avere dato vita a una goliardata in cui la...

È consuetudine disdicevole ma tenace fare il ritratto dei professori corredato di corna, baffi e scurrilità. E da sempre, se beccati, si finisce dal preside e poi a casa con il cartellino rosso.

Questo teppismo scolastico di stampo individuale ha avuto un clamoroso upgrade – per tecnica e dimensioni - in una scuola media di Caraglio, in provincia di Cuneo. Sono stati sospesi in 300. Dodici classi in blocco. Tutte colpevoli di avere dato vita a una goliardata in cui la regola era tutti contro tutti. Foto di compagni e insegnanti prese di straforo durante la dad o in classe e divulgate sui social con insulti, parolacce e allusioni sessuali. Mai visto prima.

La vigilia dell’ultimo giorno di scuola è andata alla deriva con una doppia punizione collettiva: sospesi, ma costretti a frequentare le lezioni "focalizzate su iniziative di riflessione sull’accaduto". Perché altrimenti è troppo facile. La dirigente scolastica Raffaella Curetti non ci ha più visto. Va bene la noia delle lezioni a distanza, la follia pandemica, ma stavolta è stato un vero e proprio colpo di stato. La drastica decisione presa a maggioranza dal collegio docenti dell’istituto comprensivo Riberi non ha precedenti e viene spiegata dalla preside in una lettera alle famiglie che gronda delusione.

"Alcuni – scrive la dirigente – hanno ammesso le loro responsabilità, i più hanno negato. Moltissimi hanno riconosciuto di aver visto le immagini chi sul proprio telefonino chi su quello di compagni e amici". La cosa più triste? "Che nessuno abbia ritenuto di fermare questa catena, segnalando la cosa ai genitori o agli insegnanti. Abbiamo sempre cercato di spiegare ai ragazzi i rischi dei social e della rete, mettendoli in guardia anche rispetto alle regole e alle conseguenze di eventuali iniziative condivise, come la diffusione di immagini di altri".

E guarda lì. Superficialità, mancanza di rispetto. Il segnale doveva essere forte e chiaro: tutti sospesi. Nella lettera viene ricordato che in Europa il limite per iscriversi su un social (il cosiddetto "consenso digitale") è di 16 anni, mentre in Italia è di 14: sotto quell’età deve essere registrato il placet dei genitori, che ne hanno anche la piena responsabilità. La ramanzina si conclude con un avvertimento: in sede di scrutinio arriveranno altri provvedimenti relativi alla condotta e all’educazione civica, che come si sa è materia trasversale.