di Elena G. Polidori "Con il Conte Ter noi non ci saremo mai", dichiara, lapidaria, un’autorevole fonte di Forza Italia. Ma il Conte ter potrebbe anche non nascere o rinascere fragile. E dentro il partito azzurro non tutte le porte sono chiuse a un’ipotesi di un allargamento della maggioranza per consentire la nascita di un governo politicoistituzionale che traghetti il Paese fino alle elezioni. Lo ha spiegato ieri Silvio Berlusconi: il centrodestra, di fronte a questo panorama politico avvolto nelle nebbie, dice "no" alla riproposizione di un governo e di una maggioranza che si è dimostrata inadeguata. Bisogna cambiare "profondamente strada", pur con "sensibilità diverse", ha...

di Elena G. Polidori

"Con il Conte Ter noi non ci saremo mai", dichiara, lapidaria, un’autorevole fonte di Forza Italia. Ma il Conte ter potrebbe anche non nascere o rinascere fragile. E dentro il partito azzurro non tutte le porte sono chiuse a un’ipotesi di un allargamento della maggioranza per consentire la nascita di un governo politicoistituzionale che traghetti il Paese fino alle elezioni. Lo ha spiegato ieri Silvio Berlusconi: il centrodestra, di fronte a questo panorama politico avvolto nelle nebbie, dice "no" alla riproposizione di un governo e di una maggioranza che si è dimostrata inadeguata. Bisogna cambiare "profondamente strada", pur con "sensibilità diverse", ha detto il Cavaliere.

Ma serve uno scatto in più. Certo, "se FI dicesse sì a un governo istituzionale salterebbe il centrodestra", spiega un big della Lega. Gli azzurri, nel caso, salirebbero sulla scialuppa della maggioranza invocando il ‘governo dei migliori’, la Lega starebbe al largo con un appoggio esterno, mentre Giorgia Meloni direbbe addio tagliando il filo dell’alleanza. Decisivi quindi gli azzurri che, insieme a Udc, Cambiamo! e al resto dei centristi, possono spostare l’asse. E non a caso ieri Renzi ha offerto una Bicamerale delle riforme, alias la legge elettorale, ma anche altri correttivi imposti dal taglio del numero dei parlamentari, alla guida delle opposizioni, un gancio per scardinare – attraverso i numeri al Senato – il "pacco del Conte tre".

Giochi, però, ancora tutti in corso, con Renato Brunetta che spiega la ‘ratio’ dell’apertura forzista: "Le cose da fare nei prossimi cento giorni sono di una difficoltà e dimensione enormi. Dobbiamo, ad esempio, fare un nuovo dl Ristori per 32 miliardi di euro; scrivere definitivamente il Recovery Plan che deve contenere 4-5 riforme epocali che l’Italia non ha realizzato negli ultimi 20-30 anni; poi anche il Piano vaccini; sarà in grado una maggioranza simile a quella entrata in crisi di fare tutto questo nei prossimi cento giorni? Un perimetro uguale a quello dell’attuale maggioranza è assolutamente insufficiente". E rincara il forzista di lungo corso, Osvaldo Napoli: "Non nascondiamoci dietro un dito: Meloni e Salvini dovrebbero esserne consapevoli, e a poco serve chiedere il voto anticipato quando non c’è possibilità alcuna. Esasperare le divisioni politiche è un comportamento che il centrodestra rischia di pagare caro".

Ecco, dunque, che dichiarazioni come queste mostrano il quadro di un centrodestra che davanti a una prospettiva ‘istituzionale” potrebbe sganciarsi da Lega E Fd’I. "Con Conte a Palazzo Chigi – spiega ancora la fonte azzurra – e la maggioranza sotto continuo ricatto di Renzi, le elezioni le rischiamo comunque; meglio costruire qualcosa di più ampio, ma ci vogliono nomi diversi e un programma molto serrato". E a parte il nome di Mario Draghi "fin troppo evocato per essere davvero reale – riflette la fonte – bisogna guardare personalità di spessore che mettano tutti d’accordo. Nessuno vuol rompere l’unità del centrodestra, ma se la palla torna in mano a Mattarella, poi ognuno farà la sua valutazione e potremo sentirci sganciati da un vincolo di coalizione". Chiude Antonio Tajani, vice presidente di FI: "Se il Capo dello Stato dicesse: proviamo a fare il governo dei migliori, il centrodestra si metterebbe al tavolo per discutere. Noi siamo disponibili e riteniamo che questo percorso sia il migliore, se per la sinistra non è così allora dobbiamo andare a votare".